Duemila Diciotti: anatomia di un Paese razzista

di Alessandra Daniele

Dopo aver ossequiato le peggiori dittature, e spacciato le peggiori razzie neocoloniali per missioni umanitarie, l’ONU è un pessimo pulpito dal quale predicare. E l’Unione Europea non è certo migliore. L’Italia però è davvero un paese razzista. Abbastanza da tributare il 33% delle intenzioni di voto a un ministro dell’Interno che finora non ha fatto nient’altro che declamare proclami razzisti al suo smartphone.

Dopo la copertina di Time e l’intervista della BBC, dovrebbe ormai essere chiaro a tutti quanto Matteo Salvini stia a cuore ai media che lo hanno creato, anche perché oggi è esattamente quello che serve all’establishment come spauracchio contro cui cercare di mobilitare un Fronte Europeista in realtà non migliore di lui.

In Italia da anni praticamente tutti i media e tutti i partiti, compresi quelli che adesso si fingono scandalizzati, ripetono ossessivamente agli italiani che il loro paese sarebbe più sicuro, più ricco, più civile senza immigrati, dando a loro – il 7% della popolazione – la colpa di tutto, persino del crollo dei ponti, delle sconfitte della Nazionale di calcio, delle malattie trasmesse dall’aria condizionata.

Sfruttando il degrado delle periferie-ghetto causato da un modello di “accoglienza” classista e criminogeno, e facendo leva sui peggiori istinti atavici del paese che ha inventato il Fascismo, la propaganda ha avuto ancora una volta pieno successo nel dirottare sul capro espiatorio di turno tutta la rabbia popolare causata dalla finanza globalista che continua a depredare sistematicamente le classi più deboli.

In vista della legge di Bilancio, che inevitabilmente deluderà le aspettative degli elettori, il governo Grilloverde si augura perciò ogni mattina l’arrivo di un’altra nave carica di disperati. Una, cento, mille, duemila Diciotti per distrarre l’opinione pubblica fomentando l’odio razziale. L’odio però è una una droga. A chi lo usa per cercare di lenire le proprie frustrazioni ne serve una dose sempre maggiore. Serve aggiungere sempre altri bersagli.

Gli africani, i musulmani, i pakistani, i Rom, gli slavi, gli arabi, i gay, gli ebrei – Salvini non manca mai di indicare Soros come finanziatore delle ONG – gli ambulanti, i mendicanti, gli studenti, i cingalesi, i maltesi, i cinesi, i francesi, i comunisti, i buonisti, i giornalisti, i sindacalisti… la lista s’allunga sempre di più.

L’odio è un incendio. E se c’è una cosa che gli europei dovrebbero avere imparato è quanto sia facile che gli spacciatori d’odio finiscano bruciati dallo stesso fuoco che hanno appiccato.

Questo articolo è stato pubblicato da Carmilla Online il 16 settembre 2018

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