Appunti di viaggio: un altro pregiudizio da sfatare – Prima parte

di Silvia R. Lolli

La partenza da Philadelphia avviene nell’ennesimo giorno piovoso, causato dalla grande umidità. Con mio grande stupore leggo, sul tabellone dei treni in arrivo, il ritardo di oltre un’ora del treno per Boston. Alla mia, poi si aggiungono altre partenze in ritardo; lo stupore aumenta. Considerata la non altissima frequenza di linee per grandi percorrenze (cioè del treno come lo intendiamo noi, non quello più territoriale o le linee di metro) l’evento (chissà poi se è tale? Così intanto mi dicono) è da sottolineare proprio perché, percentualmente viste le frequenze, diventa rilevante.

Poi qualche giorno dopo ho la conferma del cattivo servizio di trasporto pubblico americano da un’abitante di Cape Cod, insegnante della primaria in pensione, che ricorda l’ottimo e veloce servizio francese. Certo anche lo scorso anno l’unico treno giornaliero che va da S. Francisco a Seattle e poi a Vancouver non brilla certo per la velocità. In alcuni tratti sembra di essere nei film western ai tempi della costruzione delle prime ferrovie, anche se le carrozze sono molto più confortevoli.

Qui sulla costa est va un po’ meglio, ma le differenze fra costa est ed ovest sui servizi per il viaggio in treno della stessa compagnia di trasporto sono parecchie, a cominciare dal servizio bagagli, sempre incluso, ma organizzato in modo diverso. Forse la diversità è semplicemente dovuta alla diversa frequenza delle tratte, perché anche da San Francisco a Sacramento lo scorso anno non c’era.

Tra Boston, NY, Philadelphia, Washington e le altre città limitrofe vivono e si spostano giornalmente milioni di persone e molte hanno pochi bagagli. Le distanze sono alte anche qui, ma la demografia è completamente diversa dai territori dell’ovest. La concorrenza fra i mezzi di trasporto poi è molto alta e qui prevale il mezzo su gomma. L’industria automobilistica è nata qui e anche l’uso del carburante petrolifero per il motore a scoppio si è sviluppato qui. L’Europa, soprattutto centrale, ha avuto una storia diversa e si sono, almeno finora sviluppati bene i trasporti pubblici.

In USA si sono privilegiate strade, highways, e sono numerose le linee di bus, di coach, oltre che di aerei indispensabili alle distanze nel “grande paese”. Al viaggiatore occorre solo individuare il mezzo di trasporto, la compagnia più conveniente; sembra essere appunto il bus, non il treno – poi se ritarda -. Il posto a sedere sarebbe garantito anche sui regionali…visti i prezzi, ma il passaggio dalla Penn station a NY rivela il sold out sul treno e vi sono passeggeri in piedi; vi rimangono per parecchie fermate.

Mi sembra quasi di essere in Italia, ma da noi c’è una maggior frequenza di parecchie linee ferroviarie a prezzi ancora abbastanza convenienti, considerate le nostre più brevi distanze, anche pensandole in termini europei. I nostri prezzi comunque sono continuamente in crescita da quando abbiamo privatizzato le ferrovie e fatto l’alta velocità – che a volte si rivela la stessa dei precedenti Eurostar e prima ancora dei rapidi… Le manutenzioni ordinarie latitano quindi spesso abbiamo meno garanzie di sicurezza di prima (altra contraddizione per un mercato capitalistico che si racconta autoregolato perché espressione della concorrenza perfetta); sembra che ci sia solo la voglia di avvicinarsi al servizio statunitense, il business e l’economia di profitto su tuo.

Del resto anche in Italia la supremazia si è data, nonostante tutto, ai trasporti su gomma, ma il fatto che il servizio fosse pubblico ha finora garantito almeno al Nord una maggior frequenza di treni. Sui treni della costa est degli USA pochi sono gli spazi per le valige; sui pochi treni dell’ovest abbiamo trovato il servizio per i bagagli più grandi come in aereo, quindi i passeggeri non hanno problemi con i bagagli più ingombranti; devono solo arrivare prima in stazione per le operazioni necessarie.

Ad ovest il servizio, se si vuole, è garantito; basta arrivare sul binario prima degli altri con i facchini che caricano i bagagli sul nostro vagone: modalità diverse per la stessa compagnia, l’Amtrak. Anche da noi i treni ad alta velocità hanno introdotto un disegn solo a misura di business man e di modelle anoressiche con bisogni di bagagli minimali. Rispetto ai nostri qui almeno i posti a sedere sono per le dimensioni americane, cioè di corpi per lo più bulimici.

In questo grande paese, l’uso privilegiato del mezzo privato e la privatizzazione dei trasporti collettivi dunque conduce ad una ricerca difficile, in cui spesso lo stesso conducente della linea di bus cittadina non conosce bene tutte le altre linee. Del resto siamo nel paese del “self man”, di colui che ha costruito la propria indipendenza dal regno inglese di Giorgio III e poi ha applicato nella conquista dell’ovest questa idea assieme a quella di libertà.

One Response to Appunti di viaggio: un altro pregiudizio da sfatare – Prima parte

  1. Antonio Bonomi ha detto:

    Grazie Silvia per l’interessante racconto che ci conferma che “tutto il mondo è paese”, come dicevano i nostri nonni. Buon viaggio!

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