Elezioni amministrative a Imperia, gli italiani e la sindrome di Scajola

di Ferruccio Sansa

Eri alle scuole medie e il sindaco di Imperia era Claudio Scajola. Ti sei laureato e il sindaco di Imperia era Claudio Scajola. Ora ti ritrovi a quasi cinquant’anni e il sindaco di Imperia chi è? Claudio Scajola. Ti viene quasi il dubbio che i liguri lo abbiano votato per questo: Scajola li fa sentire ancora ragazzi. Una specie di sindrome di Stoccolma, la sindrome di Scajola.

Si sono affezionati al potere che li tiene ostaggi da decenni. O forse, chissà, è l’istinto che ci porta schierarci con i perdenti: l’ex ministro che, sfoderando caparbietà ed energie da ventenne, senza più scorta scorrazzava per Imperia a raccattare voti in bar e circoli a bordo di un motorino scalcinato. Sì, ci vuole una certa umiltà a candidarsi da solo, contro gli ex alleati, perfino contro il proprio nipote. Perché tanti lo avevano abbandonato fiutando – come squali – l’odore acre della sconfitta.

Questo va riconosciuto a Scajola. Forse per questo i liguri lo hanno votato. O forse perché lo schieramento avversario – quello di Giovanni Toti e della Lega – sventolava i vessilli del cambiamento, ma pareva più legato al vecchio potere di Scajola. Mentre il “nuovo” si scioglie come neve al sole: la Lega che si autocertifica forza di cambiamento, ma da sempre è alleata dal potere più becero. E anche il Movimento 5 Stelle, che pare incapace di selezionare una nuova classe dirigente e premia spesso la fedeltà al Capo, piuttosto che il coraggio e la libertà.

Il Pd lo lasciamo perdere, ammesso che esista ancora. Certo, fa un po’ malinconia: la Liguria e Imperia per un attimo sembravano essersi ribellate alle colate di cemento che hanno devastato questa terra. Sembravano essersi accorte delle infiltrazioni mafiose che stanno soffocando il Ponente. E invece alle elezioni hanno votato in massa chi è sempre sembrato ignorasse questi mali. Al ballottaggio sono arrivati i due candidati che rappresentavano quella stagione di cui è difficile avere rimpianto. C’è solo una speranza: Scajola, che ha sperimentato quanto possa essere falso e traditore il potere, quanto breve sia la stagione di chi comanda, giunto a settant’anni potrebbe trasformarsi nell’idealista che non è mai sembrato.

Possibile? Ma la parabola del divo Claudio pone una domanda che va molto oltre Imperia: perché i liguri e gli italiani da decenni continuano a votare gli Scajola di turno? Chissà se siamo elettori cinici aggrappati al potere o piuttosto dei sentimentali che si affezionano perfino ai politici. Scajola che ci fa sentire giovani, anche noi cronisti che abbiamo ritrovato il nostro avversario della gioventù. Ma intanto siamo diventati vecchi (dentro) e non ce ne siamo nemmeno accorti.

Questo articolo è stato pubblicato dal FattoQuotidiano.it il 27 giugno 2018

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