Marco Bussetti, il neo ministro dell’istruzione

di Silvia R. Lolli

Sono molte le facce nuove del governo giallo-verde finalmente insediato e con piena fiducia; tra esse c’è il nuovo ministro dell’Istruzione, prof. Bussetti Marco. Un nome politicamente in quota Lega, ma una reale competenza per il ruolo assegnato, visto che ha lavorato per anni negli uffici ministeriali periferici ed insegnato legislazione all’Università Cattolica di Milano; la sua carriera ha inizio dall’insegnamento dell’educazione fisica; è stato, forse per pochi anni visto i suoi tanti incarichi organizzativi e più amministrativi, insegnante, poi dirigente scolastico.

La sua formazione di base è dunque quella di diplomato Isef, poi di laureato in scienze motorie. Un profilo di competenza per un ministero per il quale alla Camera per esempio sono state spese poche parole; del resto è un incarico che, nonostante l’importanza che dovrebbe rivestire in un paese democratico, è stato finora adombrato dagli altri ministeri.

La nostra speranza è di vedere rifiorire l’impegno per ricostituire una scuola in linea con i dettami costituzionali, richiamati spesso dal presidente del consiglio dei Ministri, Conte. Ma cosa ci attendiamo più nel dettaglio dal ministro che dovrebbe conoscere la situazione in cui riversa la scuola statale? Innanzitutto che non faccia l’ennesima riforma dall’alto degli scranni governativi, anche se ci auguriamo, forse troppo utopisticamente, che faciliti quella riforma dal basso per cui si stanno raccogliendo per l’ennesima volta le firme sulla proposta di legge popolare della scuola partendo appunto dalla Costituzione.

In questo modo sarebbe possibile finalmente una riforma sensata che farebbe assumere al Parlamento la sua piena funzione legislativa che da troppi anni è stata delegata al Governo su questi temi. Si aprirebbe un dibattito anche nel paese in cui ci auguriamo le componenti scolastiche possano riappropriarsi della parola derivata dalla loro primaria professionalità.

Il presidente del consiglio ha speso poche parole alla Camera per la scuola; ha solo ricordato che il Governo riformerà in poche parti la L. 107/15, senza specificare nulla. Non ha parlato di contratti o di nuovi istituti giuridici dell’insegnante. Chissà dunque che cosa ci possiamo aspettare? Che si tolgano le ore minime indicate per i trienni delle superiori per fare l’esperienza di alternanza scuola lavoro? Oppure che si rimetta mano alla premialità annuale da distribuire, oppure al modo di mettere in ruolo gli insegnanti ed i trasferimenti ed organici potenziati? Che si faccia una vera riforma della scuola media di primo grado?

Forse le nostre rimarranno soltanto vaghe speranze. In un altro settore dell’educazione noi coltiviamo una speranza verso un ministro che proviene dal vecchio ordinamento Isef: l’entrata dell’insegnante di educazione fisica nella scuola primaria ed anche nell’infanzia. Il curriculum del nuovo ministro però ci pone un dubbio su questo tema, perché ha fatto parte da tempo dei tavoli congiunti Miur/Coni per l’alfabetizzazione motoria. Vuol dire cioè che accetta le proposte del Coni che propone un diplomato o laureato in scienze motorie per i corsi finanziati da Miut e Coni e che vengono istituiti, spesso ad anno scolastico inoltrato, solo se adeguatamente finanziati? Chissà se invece potrà proporre finalmente il professore di educazione fisica di ruolo come gli altri colleghi alla scuola primaria?

Ci rimangono i dubbi anche dopo aver sentito, nelle conclusioni, il presidente del Consiglio Conte riaffermare con vigore il ruolo del volontariato e della sussidiarietà in molti settori dell’economia italiana. Il problema dello sport e di riflesso anche dell’educazione fisica nella scuola in Italia ha avuto in questi ultimi anni un solo obiettivo: quello di mantenere tutto il sistema nel limbo del volontariato sportivo, a scapito di un’efficienza, ma soprattutto di un’efficacia di tutto il sistema sportivo.

Le professioni dello sport sono sbandierate, ma spesso non sono vere e proprie professioni, ma solo doppi lavori, con un tasso di sostituzione altissimo. Ciò non fa bene a qualsiasi sistema lavorativo, tanto meno quando si tratta di professioni educative. Tuttavia vediamo che lo sviluppo di questi lavori, nell’ambito dei servizi e/o della cura, sono sempre più spesso relegati al terzo settore. Anche nella scuola statale si possono vedere queste trasformazioni.

Basta guardare la pletora di enti accreditati per la formazione ed aggiornamento degli insegnanti. Anche nel settore specifico dell’educazione fisica purtroppo pensiamo dunque che le nostre rimarranno sempre e solo vaghe speranze. In fondo, nonostante tutti gli auspici di cambiamento, molti elementi del curriculum del neo-ministro, come quelli di altri neo-ministri, non ci sembrano poi troppo portatori di veri cambiamenti. Tuttavia continuiamo a sperare.

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