Destinazione Costituzione: i 5 punti salienti del patto su cui si è costruita l’Italia

di Carla Nespolo

Il 25 aprile è un simbolo. Simbolo di un patto che portò nel luogo dove questo patto si è manifestato e rivelato: la Costituzione della Repubblica; è la casa in cui ci ritroviamo uniti, cittadini liberi ed uguali, chiamati agli stessi diritti ed agli stessi doveri, a cominciare dalla solidarietà.

Perciò è particolarmente felice lo slogan che quest’anno campeggia sui manifesti dell’Anpi: “Destinazione Costituzione”. Infatti è proprio questo il luogo dove il patto si invera; e si aggiunge: “Antifascismo, pace, eguaglianza”, come tre contenuti essenziali del patto. L’antifascismo, e cioè il sentimento collettivo che dovrebbe unire un intero popolo che ha avuto la sventura di subire vent’anni di regime e le catastrofi da questo determinate, in primo luogo la guerra.

Ed ecco il secondo contenuto: la pace, che oggi come non mai dev’essere perseguita da tutti, davanti ai rischi che derivano dalla possibile esplosione della polveriera del Medio Oriente ed alle tante torce in fiamme che su questa polveriera hanno gettato, gettano e forse getteranno le grandi potenze, come insegna il recente bombardamento in Siria.

Infine il terzo contenuto, quell’eguaglianza che non c’è, per il declino di larga parte dei ceti medi e operai in condizioni di malessere o di povertà, per la dilagante disoccupazione, per l’inedito sfruttamento del lavoro in particolare precario e giovanile: su tutto ciò insiste la propaganda xenofoba, razzista e neofascista proponendo e promettendo muri, barriere, chiusure, che si rivelerebbero presto bende davanti agli occhi ed acuirebbero la crisi generale.

A ben vedere questa è la sfida a cui oggi deve rispondere la politica e il governo del Paese – qualsiasi governo -; ancora una volta, proprio in occasione del 25 aprile, rinnoviamo il nostro appello a tutte le istituzioni della Repubblica affinché questa sfida venga raccolta e vinta realizzando finalmente e pienamente ciò che sulla Costituzione non è scritto ma è scolpito, e cioè che l’Italia, la nostra Patria, è fondata sul lavoro e ripudia la guerra. Patria. Una Patria ritrovata, perché quell’8 settembre non fu affatto, come ancora qualcuno sostiene, la morte della Patria; fu la morte di quella idea di patria fascista, incardinata sulle guerre coloniali o d’aggressione, sulle violenze, sulla negazione delle libertà. Nasceva un’altra idea di Patria, esattamente opposta, come comunità pluralista, smaniosa di pace, incardinata sulle libertà e sul lavoro.

La crisi impoverisce, crea solitudine, divide, devasta i valori e, se posso aggiungere, raffredda i cuori. Da troppi anni, peraltro, siamo invasi da una cultura pervadente e condizionante, che rimuove il passato ed ignora il futuro, che fa dell’economia – meglio, di una certa economia – una nuova divinità e riduce l’umanità ad uno strumento docile, passivo ai suoi voleri, condannato all’irrilevanza.

L’antifascismo è la nostra potentissima arma contro questo declino e questo degrado, e scalda i cuori per un motivo straordinariamente semplice: perché propone un sistema di valori incardinato sulle persone, sulla loro dignità, sulla loro unità; e perciò sulla memoria di una comunità aperta e accogliente che abbiamo chiamato nella Costituzione “popolo”, ponendo nelle sue mani lo scettro della sovranità e strappandolo da quelle della monarchia. Per questo abbiamo dato vita mesi fa, assieme a tante altre organizzazioni e associazioni, ad una straordinaria raccolta di firme contro ogni fascismo ed ogni razzismo, e proprio questo 25 aprile contiamo di raccoglierne ancora decine, centinaia di migliaia.

Ecco, questo è il 25 aprile 2018, questo è il nostro antifascismo: una visione del mondo che rimette al centro ciò che è stato messo di lato, o, meglio, sotto, e cioè gli esseri umani. Per questo è giusto dire che l’antifascismo è un nuovo umanismo.

In fondo è il messaggio delle partigiane e dei partigiani, della Resistenza nel suo insieme, e cioè un messaggio di vita. E, consentitemelo, anche di affetto. Esattamente il contrario del messaggio dei repubblichini e dei fascisti tutti, che era, è e sarà un messaggio di morte e di odio. Perché il 25 aprile, in fondo, fu proprio ciò che ha scritto in versi il poeta Alfonso Gatto:

E fummo vivi, insorti con il taglio
ridente della bocca, pieni gli occhi
piena la mano nel suo pugno: il cuore
d’improvviso ci apparve in mezzo al petto.

Questo articolo è stato pubblicato da Patria Indipendente, la rivista dell’Anpi

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