Bologna: arriva Saputo: e i Prati di Caprara?

di Silvia R. Lolli

Penultima settimana di maggio, al termine del campionato di calcio c’è stato l’arrivo di Saputo in città come puntualmente ci informano i nostri giornali, dandoci le conoscenze della squadra di calcio anche quest’anno accontentata della sola salvezza. Del resto una città-non città come Bologna, che fra l’altro ha nel suo pedigree un respiro sportivo più ampio del solo calcio, che futuro può prospettare per un campionato di calcio in cui contano marketing e merchandising e contratti ultramilionari per giocatori sempre meno capaci, ma che aiutano a mantenere i bilanci societari con meno debiti, ed i profitti degli investitori e dei procuratori?

L’arrivo di Saputo mette a posto gli scarsi risultati sportivi della gestione Donadoni, ma non solo, perché vuole avere qualcosa in cambio da tutti noi cittadini: il progetto di speculazione sul territorio. Quindi il suo arrivo ci preoccupa soprattutto per ciò che si sta tracciando per il futuro di questo territorio, attraversato e consumato ambientalmente, economicamente e socialmente.

Ormai sono passati due anni da quando per la prima volta abbiamo appreso del mega progetto di restyling dello stadio e della distruzione di impianti ed ambiente per sviluppare commercio e nuove ricche residenze; eravamo nel 2016 in piena campagna elettorale. È passato un anno da quando si è costituito il comitato Rigenerazione no Speculazione che ha cercato di far riflettere e bloccare lo scempio di un POC assurdo e solo speculativo e che passò abbastanza in sordina in scadenza del vecchio mandato amministrativo del 2015.

Comitato che per lunedì 28 dalle ore 17 ha organizzato in Piazza Maggiore una manifestazione durante il consiglio comunale in cui si porteranno piantine per costruire il bosco urbano temporaneo, che vuole ricordare lo scempio che in pochi giorni è stato fatto su due ettari dei Prati. Ricordiamo che in questi anni, con la complicità dei giornalisti bolognesi propaggine per lo più di una comunicazione pubblica a senso unico, si è somministrata la pillola ai cittadini per piccole dosi, a intermittenza, si prospettano le nuove speculazioni.

Progetto sì, progetto no…Il Comune continua a dire che non è ancora stato presentato agli uffici il progetto esecutivo della “Rigenerazione dello Stadio, ristrutturazione che fin dal 2016 è stata presentata collegata al POC del 2015 che ora il Comitato dei cittadini chiede di cambiare. Anche sui giornali di sabato 26 sembra che debbano essere ancora presentati.

Ma come accettare questa informazione quando si osservano le aree interessate e si vede la loro trasformazione? I cittadini si indignano anche perché si sentono non ascoltati e presi in giro da operazioni comunicative al limite della decenza come quella di aver distribuito, non solo nella posta dei residenti del quartiere Porto Saragozza una lettera del sindaco contenente le ragioni del primo disboscamento di due ettari dei Prati di Caprara, ma anche agli alunni dell’IC 18.

Si può vedere chiaramente che si sta applicando un piano strutturale, deliberato per preparare la strada all’intervento sullo Stadio e alla speculazione commerciale ed edilizia che Saputo chiede e vuole per rimanere alla presidenza del Bologna FC. Ma i cittadini devono subire per mantenere una squadra di calcio in serie A?

Da Viale Gandhi sono stati sradicati almeno 6 alberi di alto fusto, pioppi, abeti e cipresso; Via della Certosa e Via Tolmino sono ormai deserte: vivaio e commercio dei laterizi non esistono più, altri artigiani sono scomparsi; Via della Certosa sarà facilmente aperta, tutto fa presupporre l’apertura della strada su Viale Gandhi e la costruzione di parcheggi per Stadio e Despar da costruirsi nell’area ex-Cierrebi. Non crediamo che queste possano dirsi solo illazioni a questo punto della storia.

Chissà se la riunione aperta alla cittadinanza del consiglio di quartiere Porto del 7 giugno sarà centrata finalmente su una comunicazione di verità sulla mobilità futura della zona? Ora comunque c’è Saputo a Bologna; i Prati di Caprara sono già stati disboscati per 2 ettari di suolo e si scava nel sottosuolo, in corrispondenza di Via Saffi. Sarà solo casualità?

Intanto dal Comune si continua a dire che non ci sono ancora piani operativi e non si dà alcuna risposta alle richieste di Coalizione Civica in consiglio sulla domanda: “Chi è che ha disboscato?” Sappiamo che venerdì 25 anche la Lega dovrebbe aver fatto la stessa domanda; hanno ricevuto risposta? Intanto M5S e Coalizione Civica hanno chiesto un’istruttoria pubblica e il comitato un incontro con la commissione sull’urbanistica.

Intanto tante pagine sui giornali per Saputo per sapere le sue mosse. Il sindaco ha inviato solo la lettera ai cittadini di Porto in questi giorni. L’azzeramento di alberi è andato avanti; finora nulla è valso il lavoro di un anno dei cittadini che due mesi fa è culminato in tre progetti elaborati durante i sei incontri di laboratorio. Tutti i progetti hanno portato allo stesso risultato: i cittadini non prevedono né centri commerciali, né nuovi insediamenti abitativi. Si è però creata un’area di vuoto, non una piazza, ma un vuoto ancora più vuoto, perché ora è in atto lo scavo dell’area. Si è dovuto far vedere qualcosa a Saputo che porta con sé il gruppo tedesco di investitori per costruire nella zona ovest l’outlet, alla faccia della mobilità sostenibile nella zona.

Il disboscamento, che per le bonifiche non era necessario, ha certamente già prodotto utili: i camion che abbiamo visto e che hanno portato quasi in forma clandestina (sono passati all’interno dei Prati disegnando una strada sterrata notevole a ridosso del Ravone) legno frammentato in un’azienda della provincia di Ferrara per fare probabilmente pallet per riscaldamento non è già un uso economico dell’area? Perché non ci dicono chi ha avuto questo appalto e chi si è intascato questi soldi che si dovrebbero considerare pubblici, perché l’area dovrebbe essere ancora in mano pubblica.

Questo è il solo modo in cui si possono trattare i beni comuni? Ormai, ad ogni latitudine politica italiana, dobbiamo rispondere SÌ’. Comunque da alcuni giorni in via dell’Ospedale c’è la nuova indicazione del cantiere aperto sopra l’indicazione del parcheggio dei Prati. Almeno da questo piccolo cartello si può desumere chi è che fa i lavori.

Credo che non servirebbe elencarli per chi segue da anni le vicende di grandi infrastrutture bolognesi, ma sono: Adanti, Garboli Conicos, Busi impianti, Sapaba. Cioè i soliti noti ormai sulla piazza di Bologna, l’ex città che ha lasciato alla cooperazione F.I.C.O. e il People Mover, altre infrastrutture che lasceranno il segno sul territorio e nelle tasche dei cittadini.

Il futuro è già contrassegnato, ma tanto la memoria di ciò che era la città di Bologna rimarrà sulle cartoline che si distribuiscono ai turisti del centro. Il resto è solo zavorra; per questo chi si sente ancora cittadino trova solo dei muri di gomma di fronte a sé. Ieri, lunedì 28 maggio, dalle 17 il Comitato RigenerazioneNoSpeculazione si è radunato sotto le finestre del Comune per chiedere ai consiglieri comunali di riprendere in mano il POC in vigore. Chi ha partecipato ha portato una piantina sul crescentone, così si è avuta un’idea di che cosa può essere un piccolo bosco urbano.

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