Cuba: finisce l’era Castro, ma non quella dei rivoluzionari

Cuba - Foto di Wanderlust

di Fabio Marcelli

Difficile, anche per i peggiori detrattori, negare l’enorme valore storico dell’esperienza cubana. Primo Paese dell’emisfero occidentale a dar vita, quasi sessant’anni or sono, a un sistema socialista, uscendo da una condizione di assoggettamento coloniale alla principale potenza mondiale, Cuba non ha solo resistito per tutto questo periodo, ma ha dato vita a un sistema basato sulla piena soddisfazione dei diritti fondamentali, costituendo un esempio fondamentale per tutti i Paesi, specie quelli del Terzo Mondo, dimostrando come si possa costruire, con mezzi scarsi e un assedio permanente da parte degli Stati Uniti, un sistema in grado di dare a tutte e a tutti istruzione, salute, ecc.

Né minori sono le conquiste di Cuba in tema di partecipazione politica, grazie a un sistema che, consente al popolo di eleggere i propri rappresentanti dando vita a un sistema di democrazia diretta, che prevede che i cittadini eleggano le assemblee municipali, le quali a loro volta scelgono i loro rappresentanti a livello provinciale e nazionale. I diritti di elettorato attivo e passivo spettano a tutti i cittadini cubani.

Si tratta di un sistema scarsamente conosciuto, quanto diffamato da chi ci vuole convincere che il massimo della goduria democratica è poter scegliere tra Berlusconi, Di Maio, Renzi e Salvini. Da tale punto di vista, come ha scritto il professor Claudio De Fiores, in un libro collettivo che presenteremo lunedì prossimo alla Facoltà di Lettere della Sapienza, “la Costituzione cubana rappresenta un punto avanzato di congiunzione con la tradizione del costituzionalismo democratico-sociale”.

Pressoché impareggiabile, inoltre, il contributo di Cuba sul piano internazionale, che si è articolato in varie fasi, dalla promozione della rivoluzione in America Latina, alla lotta vincente contro il Sudafrica razzista, all’impegno attualissimo di migliaia di medici cubani per la salute e contro le epidemie in tutto il mondo. Un enorme patrimonio quindi, culturale, politico e sociale, ottenuto mediante decenni di lotte durissime e sacrifici, da trasmettere alle generazioni future e a tutti i Paesi del mondo. A tal fine questo patrimonio va conservato e rinnovato.

Un nodo essenziale è costituito, in tale prospettiva, dall’assetto del potere socialista. È noto come il ruolo fondamentale per la sopravvivenza e lo sviluppo della Rivoluzione cubana sia stato svolto, per oltre cinquantacinque anni, da Fidel Castro e da suo fratello Raul. Si pone oggi concretamente, a oltre un anno dalla scomparsa di Fidel, il tema del passaggio delle consegne a una nuova generazione di rivoluzionari.

Il tema è stato posto dallo stesso Raul che pure mantiene la carica di segretario del Partito comunista, ma si è dimesso da quella di presidente del Consiglio di Stato, ovvero di Capo dello Stato cubano. Una transizione, cauta e graduale, dal punto di vista delle persone preposte alle massime cariche dello Stato, cui corrisponde una altrettanto graduale ma inarrestabile e profonda trasformazione della società cubana.

La scommessa inevitabile è quella di far convivere e anzi meglio realizzare i principi dell’egualitarismo e solidarismo socialista e lo sviluppo economico nella salvaguardia degli equilibri ambientali. Promuovere la partecipazione politica e garantire i fondamentali diritti di espressione del pensiero in un contesto tuttora segnato dal predominio, quantomeno sul piano regionale, dell’imperialismo statunitense, che vuole affossare le realtà progressiste dell’America Latina, dal Brasile di Lula al Venezuela di Maduro.

Un’impresa difficile ma non impossibile, tenendo conto del perdurante entusiasmo rivoluzionario del popolo cubano, esemplificato dalla partecipazione commossa di milioni di persone, in maggioranza giovani, ai funerali di Fidel e dagli elevati livelli di partecipazione alle recenti elezioni. E tenendo conto della nuova realtà multipolare delle relazioni internazionali, nonostante i pericolosi colpi di coda del dinosauro Trump e dei velociraptor europei. Al contrario di costoro Cuba esporta salute e istruzione, non morte.

La storia continua e quella di Cuba sarà certamente prodiga di felici sorprese. Dobbiamo augurare buon lavoro al nuovo Capo dello Stato e a tutto il gruppo dirigente cubano e assicurare loro la solidarietà e la leale cooperazione di tutte le persone oneste, sinceramente democratiche e amanti della pace di tutto il mondo.

Questo articolo è stato pubblicato dal FattoQuotidiano.it il 19 aprile 2018

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