Bologna, sit in ai Prati di Caprara per gli alberi: in attesa di risposte politiche

di Silvia R. Lolli

Il Comitato RigenerazioneNoSpeculazione sta preparando un’ulteriore iniziativa per domani, sabato 21 aprile 2018, dopo aver promosso un percorso partecipato di sei incontri serali, nel quale i cittadini hanno prodotto e proposto tre piani per il recupero dell’area dei Prati di Caprara, a Bologna. Nonostante questo impegno comunicato dopo la raccolta di 3.400 firme di persone d’accordo con la richiesta di mantenere l’area alla prima destinazione quella di parco o di bosco urbano, il Comune o chi per lui (per ora non ci sembra troppo chiaro se proprietà dell’area è Invimit o Comune, almeno non è stato chiaramente detto) ha intrapreso i primi lavori di bonifica dell’area est che dovrebbe ospitare un nuovo plesso scolastico. Durante gli incontri di laboratorio l’architetto del Comune De Togni ha spiegato che qui sarà costruita una scuola primaria.

A questo punto sorgono altre domande, definibili di opportunità; le vorremmo rivolgere ai politici che decidono come vogliono o più precisamente come vogliono in primis i costruttori (vedi il libro consumo di suolo e la legge regionale urbanistica) di cominciare a costruire sui Prati partendo dalla scuola e poi dalla strada. Sarebbe la prima volta per l’Italia. Si prevede di aprire anche una strada in zona Saffi, zona già abbondantemente trafficata e che si presenta in un territorio di Bologna fra i più inquinati, vedere i dati dell’Arpa.

Dunque, in attesa dell’assemblea pubblica di presentazione dei documenti prodotti dal laboratorio che si terrà a 20 pietre (via Marzabotto) giovedì 10 maggio dalle ore 20, il comitato ha deciso di manifestare l’opposizione all’atto di avvio della bonifica; così sabato 21 aprile dalle ore 11 alle ore 13 in via Saffi di fronte all’hotel Élite si è deciso un sit in.

Ci sembra interessante vedere, passando da via Saffi in questi giorni, l’entrata ai Prati con davanti una rete di plastica arancione camuffata da una serie notevole di bidoni della spazzatura. Ci sembra abbastanza strano, ma forse abbiamo in questo momento troppi pregiudizi.

Poniamo infine altre domande; dovrebbero trovare una risposta politica certa e chiara. Chissà? Ma ci chiediamo prima di tutto se c’è volontà di ascolto.
Perché è stato così semplice tagliare ed estirpare alberi in una zona che si è già rinaturalizzata, nonostante sia dichiarata dismessa, visto che esistono problemi di carattere giuridico-almeno amministrativo- quando si devono tagliare gli alberi? Ci sembra un gioco sotterraneo, quindi poco trasparente, fra Comune ed Invimit; si passano la palla e continuano a giocare senza precise regole condivise, ma solo ricordando un loro potere di proprietà privata (?). Ma l’area non è un patrimonio pubblico, visto che prima era militare? Perché si comunica la confusione di un Invimit società privata, come ci è stato detto durante il laboratorio?

Il taglio che si sta facendo degli alberi, come di quelli che, nel silenzio più assoluto, si è fatto di quelli su viale Gandhi, di fianco a Certosa e Cierrebi (cosa si prevede di fare in questa zona collegata con un ex vivaio ora abbandonato e quindi con lo Stadio Comunale?) non provoca minor produzione di O2 e maggior produzione di CO2? Perché i costi relativi che non sono solo sociali ma anche economici, non vengono mai conteggiati?

Lo statistico del Comune Bovini ci disse già due anni fa che il trend demografico di Bologna presentava un basso numero di bambini in età scolare, per cui non si prevedeva più il bisogno di plessi scolastici per la scuola primaria, ma solo e per alcuni anni, di aule per le scuole di secondo grado. Visto il cambio d’uso negli ultimi anni di alcune scuole in centri sociali, oppure la dismissione di altre scuole (alcune in attesa di essere demolite come le Drusiani), non capiamo perché oggi ci sia così tanta fretta per bonificare l’area – per ora sembra per le possibili bombe -, allo scopo di costruire una nuova scuola, invece di destinare risorse alla messa in sicurezza e/o ristrutturazione di altre.

Ricordiamo fra l’altro che la bonifica non si sa precisamente per che cosa si debba fare oltre alle bombe, perché finora il Ministero della Difesa non ha dato troppe informazioni, pur richieste, ma neppure è pervenuta da esperti interpellati durante il processo partecipato. Vicino ai Prati di Caprara fra l’altro ci sarebbe un altro luogo che avrebbe certamente bisogno di una bonifica sicuramente approfondita, area ex fonderia Sabiem, sulla quale già da tempo si dovevano costruire abitazioni, ma finora tutto fermo, salvo l’espansione della fondazione Golinelli e della nuova centrale di Hera. Ma il terreno in questi luoghi è stato bonificato e da chi?

Domani, sabato 21 aprile, ci fa ricordare il giorno della Liberazione di Bologna. Chi partecipò allora certamente troverebbe strana questa manifestazione di cittadini, che in fondo oggi manifesta solo la richiesta di una maggiore democrazia, cioè trasparenza amministrativa. Speriamo solo di essere in tanti per bloccare i piani speculativi comunali e dei privati costruttori.

Autore dell'articolo: Amministratore

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