Migranti, incriminato per aver salvato una donna incinta? Il solo reato è voltarsi dall’altra parte

di Damiano Rizzi

Ho edificato la mia vita, ogni giorno della mia vita, per cercare di essere utile al prossimo. Perché credo che salvare una vita umana valga la mia stessa vita. Qualsiasi sia questa vita umana. Di una persona famigliare o di uno sconosciuto. Non credo faccia, in fondo, molta differenza.

Mi sento in grande difficoltà nel leggere che chi salva una vita umana a 1.900 metri di altezza (così come quando accade al livello del mare) possa essere incriminato per traffico di essere umani. Se mi ascolto bene, la mia risposta è facile. Davanti a una persona che rischia di morire il solo vero reato è voltarsi dall’altra parte. Credo, inoltre, che in alcune situazioni vi sia poco da decidere. Davanti ad un bambino che rischia la morte, ad una donna migrante incinta in mezzo alla neve, l’istinto umano dovrebbe portare a offrire il proprio aiuto. O, alla fuga, appunto.

Mi piace pensare che la gran parte delle persone, nella stessa situazione, avrebbe fatto lo stesso. Cioè avrebbe cercato di salvare la donna e il suo bambino. Quando si prova a salvare un’altra persona è perché, forse, in fondo si sente che apparteniamo alla stessa famiglia umana. Che quindi in quel modo salviamo anche noi stessi. Salvare una vita è in fondo un gesto semplice. Quando riesce è la più grande gioia che una persona possa provare nella sua esistenza.

Non ci sono vite di serie B e di serie A. Chi pensa in questo modo ha la mente piena di recinti e di steccati che non comprendo e che fatico a condividere. Forse proprio non posso condividere per una mia diversa visione del mondo. Ho scelto, a tarda ora, parole semplici come sono spesso semplici le persone che incontro che nelle corsie delle oncologie pediatriche che cercano conforto per avere un poco di sollievo. Genitori o bambini ammalati che provengono da ogni parte de mondo e che vengono a curarsi in Italia.

Con Fondazione Soleterre andiamo anche in Africa e in altri Paesi a curarli, a “casa loro”, Paesi da cui le persone scappano a causa della guerra e della miseria. Il nostro scopo è proprio fare quello che ha realizzato la guida francese, essere utili e potere salvare vite umane. A 1.900 metri o a qualsiasi altra altezza.

Importa davvero poco se poi si viene accusati di qualcosa perché ognuno di noi, in fondo risponde alla propria coscienza. Io sarei preoccupato ma in fondo molto felice se venissi accusato per avere salvato una vita umana. Felice perché un altro essere umano può splendere. Non ho cose molto istituzionali e paroloni da dire stasera dopo ore passate tra gli umiliati dalle malattie e i bambini che hanno perso la possibilità di andare a scuola e giocare. Parole semplici che mi fanno vivere al meglio circondato spesso da razzismi di ogni sorta. Specie nell’ultima campagna elettorale. Con diversi appelli a difesa della “razza bianca” dall’immigrazione.

Le leggi dovrebbero tutelare tutti gli esseri umani. Non soltanto una parte di essi che di solito corrisponde a quella che confonde il diritto con il privilegio. Il 20% della popolazione umana consuma l’80% delle risorse globali. Le persone, specie dai Paesi con scarse risorse economiche, continueranno a muoversi. Si stima che nella sola Africa la popolazione aumenterà del 270% entro la fine del secolo. Pensare ad una famiglia nigeriana che cerca di trovare un posto in cui vivere disposta a transitare a 1.900 metri di altezza dovrebbe dare la dimensione di come la vita non si ferma davanti a nessuna legge.

Questo articolo è stato pubblicato dal FattoQuotidiano.it il 20 marzo 2018

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