Bologna città dello sport: presentata la proposta politica

Stadio Dall'Ara

di Silvia R. Lolli

Il 20 gennaio 2018 è stata presentata la proposta politica “Bologna città dello sport”. Abbiamo cercato di seguire la comunicazione avvenuta nei mesi scorsi attraverso le presentazioni nei diversi quartieri, preceduta all’inizio del 2017 dal primo incontro al quartiere Savena, prima casa politica di Merola e Lepore cioè del sindaco in pectore e del sindaco effettivo di questa strana giunta bolognese. Giunta che fa e disfa preoccupata solo di avere dai cittadini un “consenso già programmato” da pochi; questa la percezione che abbiamo avuto nell’anno di incontri. E’ la stessa percezione che ormai da anni abbiamo per tante vicende comunali. Pochi scelgono, tanti sembrano approvare, ma non esiste una reale partecipazione; l’aiuto dei giornali in questa politica a senso unico è tanto.

C’è ora “Bologna per lo sport”, “Bologna città dello sport”; oltre a varie informazioni e numeri di investimenti con aiuti europei statali e regionali abbiamo avuto continuamente informazioni sullo stato ipotetico della “rigenerazione” dello Stadio Dall’Ara; già prima delle elezioni amministrative del 2016 dal cilindro dei prestigiatori politici è uscita questa nuova proposta, dopo che per anni si era parlato di stadio nuovo e con piani urbanistici dedicati e mai eliminati a Granarolo. Al suo interno si è cominciato a leggere di un mega intervento, con più interlocutori privati/pubblici (Bologna FC, Seci, INVIMIT) che interessava vari impianti sportivi e territorio: oltre allo stadio e all’antistadio, il Cierrebi, i Prati di Caprara, ma anche il centro sportivo Corticelli.

Alla presentazione finale, gennaio 2018 cioè a un mese e mezzo dalle elezioni politiche, non si mai accennato a questo progetto, nonostante nella locandina di invito si parlasse inizialmente dell’intervento di Fenucci del Bologna FC. Presentazione con tutti i crismi dell’ennesima passerella di personaggi politici e sportivi a cominciare dal presidente della regione Bonaccini fino all’assessore “tutto fare” del comune di Bologna, Lepore al quale pochi giorni prima si è data un’ulteriore delega.

L’happening mediatico è avvenuto non in una sede istituzionale, ma all’interno di Illumia S.p.A. con gli onori di casa fatti dallo stesso amministratore delegato che ha illustrato il marketing e le sponsorizzazioni per lo sport dell’azienda, facente parte di una nuova holding dell’energia.

Un cambiamento di prospettiva notevole alla quale ci hanno fatto abituare nel corso degli ultimi anni; le politiche nazionali e territoriali hanno dato una prospettiva completamente diversa al fenomeno sportivo: non rientra più nel welfare, ma nel turismo (legge regionale 2017), negli affari (la riforma del terzo settore ha aperto la strada per definire una novità giuridica specifica per lo sport, l’associazione sportiva a scopo di lucro – e se leggiamo Il Fatto Quotidiano del 5 febbraio “Dilettanti, ma a scopo di lucro” Un bel regalino di Lotti a Carrai, possiamo capire quali e quanti interessi possono stare dietro allo sport).

Nella politica sportiva cittadina si aprono dunque nuovi scenari: la Giunta di Bologna raccoglie i soldi grazie a programmi europei, nazionali e locali, per investire su grandi e piccoli impianti, poi apre a concessioni (spesso con avviso pubblico) per dare a enti gestori gli stessi impianti pubblici. Stiamo entrando nell’era dello sport spettacolo, dello sport turistico, dello sport visto in termini economici e commerciali.

Credo che dovremmo esserne più consapevoli come cittadini di Bologna; tutto si è sviluppato negli anni, ma in quest’ultimo anno e mezzo l’accelerazione è stata certamente più evidente. Le politiche italiane e regionali con i contributi pubblici hanno inoltre permesso la crescita esponenziale di un sistema sportivo che si è via via più privatizzato. Oggi siamo all’epilogo, perché assistiamo alla completa abdicazione, al passaggio dal pubblico al privato. La politica pubblica sportiva viene decisa attraverso le richieste del privato, dal professionismo al dilettantismo sportivo.

La vicenda Stadio Comunale/Cierrebi-centro Corticelli/Prati di Caprara rappresenta poi il cambiamento avvenuto: tutto dev’essere programmato con gli investitori, dobbiamo cercare finanziamenti europei (che sono pubblici!), ma, dopo aver messo a posto pubblicamente i centri sportivi ancora di proprietà comunale, ne deleghiamo la completa gestione a un sistema sempre più privatizzato e del quale non sappiamo avere alcun controllo puntuale.

Per esempio è almeno da sei mesi che chiediamo agli uffici comunali i bilanci annuali delle società di gestione degli impianti sportivi (dovrebbe essere tutto pronto, solo da consegnare a chi ne fa richiesta), ma ancora non si vede nulla. Però si continua a dare la gestione degli impianti non ai proprietari, ma a pochi del sistema sportivo, creando quando va bene un oligopolio delle offerte e delle gestioni, altrimenti un vero e proprio monopolio.

Tutto ciò diviene possibile per il disinteresse sempre maggiore alla politica vera, perché ogni interlocutore presente ha il fine soltanto di ottenere privilegi per il proprio orto, per esempio spazi in cui la condivisione disinteressata è sempre meno presente. Siamo alla fine della socialità, del Welfare State per quanto riguarda lo sport, ma non solo.

Autore dell'articolo: Amministratore

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