Una lettera dall’Emilia Romagna, regione non più ‘rossa’

di Piero Cavalcoli

Carissimi compagni, una cosa la possiamo fare: smettere di piangerci addosso. Allo scopo, mi perdonerete la scivolata retorica, ma sento l’esigenza di richiamarvi il passo conclusivo delle Città invisibili di Calvino, un passo che conoscerete certamente e che è diventata abitudine citare quando si è, come oggi, in grande difficoltà. Un passo che tuttavia dimentichiamo spesso, e proprio quando siamo in difficoltà.

«L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare di riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio»

Un po’ di «attenzione e apprendimento» ci ha portato, qui in Emilia-Romagna, a tentare di contrastare l’ennesima sciagurata «accettazione dell’inferno» da parte del governo locale a proposito delle regole dell’urbanistica. Mdp, Sinistra e Altra Emilia Romagna (lista ex Tsipras) hanno condotto una lunga battaglia unitaria per impedire l’approvazione della legge (all’inizio, alla fine del 2016 – e dunque molto prima che ci si orientasse alla costruzione di un movimento unitario – partecipavano al lavoro comune persino i 5Stelle.

Poi, un robusto richiamo da Roma interruppe la collaborazione. Si è tentato un lungo e minuzioso lavoro di “riduzione del danno”, presentando numerosi e pesanti emendamenti, organizzando iniziative, sottoscrivendo appelli, contattando sindaci, professionisti e tecnici comunali. Alcuni di noi hanno sostenuto che la battaglia fosse inutile, vista la sproporzione delle forze in campo (solo quattro consiglieri regionali hanno aderito a questa battaglia, su un totale di 60 consiglieri) e sono stati a guardare.

Naturalmente è finita come era inevitabile che finisse: la legge è passata, con la benevola astensione di Forza Italia, e con i soli voti contrari dei quattro consiglieri di sinistra, ai quali alla fine si sono uniti i voti contrari dei consiglieri 5 Stelle. Le modifiche introdotte, per quanto preziose, sono state minime.

Un lavoro inutile, dunque? No, è stato un lavoro prezioso: si è costruita una solida unità tra contributi diversi, provenienti da storie diverse. Una unità di merito, legata a profondi e competenti elementi di «attenzione e apprendimento», fondata su proposte operative concrete, ragionevoli e facilmente operabili, solo che ci fosse stata volontà politica e non cieco asservimento ai costruttori (cooperative comprese) e proprietà immobiliari. Questo a noi è sembrato «saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno». Sta a noi ora «farlo durare e dargli spazio». La prospettiva riguarda le prossime elezioni, e, per quanto riguarda noi, le prossime regionali della primavera 2019.

Questo articolo è stato pubblicato da Eddyburg l’11 gennaio 2018

One Response to Una lettera dall’Emilia Romagna, regione non più ‘rossa’

  1. Antonio Bonomi ha detto:

    Caro Piero, grazie del pro-memoria utilissimo. C’è poco da fare, la legge calabrache è passata e chi ne ha interesse, come politico o speculatore, può applicarla e approfittarne. Ora siamo al classico punto del “CHE FARE?”. Pur essendo vecchio e spompato, ritengo che non bisognerebbe mollare ma ricominciare a costruire gli strumenti per una alternativa: un testo che risponda alla classica domanda “…cossa-faressel-lò?”. Quindi trovarsi in un laboratorio di ricerca, come già fatto altre volte negli anni passati: “per una pressi e una disciplina urbanistica locale, regionale e (perché no?) nazionale”. C’è qualche giovane compagno urbanista che ci sta? Al lavoro e alla lotta, si diceva.

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