Liste, coltelli&cortesie: la stretta finale per Pd e Leu

di Daniela Preziosi

Il limite per la consegna delle candidature alle Corti d’appello dei 63 collegi plurinominali scade il 29 gennaio a mezzanotte, ma secondo i più ottimisti già stasera, alla sede nazionale di Mdp, Pietro Grasso dovrebbe avere in mano le liste dei candidati di Liberi e uguali. Per apporre il suo nulla osta. L’operazione potrebbe slittare al massimo di 24 ore. Tavolo blindato, quello di via Zanardelli, ma non al punto da non lasciare filtrare malumori e perplessità. Nelle prossime ore si vedrà se fisiologici o destinati ad avere qualche strascico. Il calcolo sul 7 per cento prevede una trentina di deputati eletti e meno di 15 senatori, su oltre ottanta uscenti. Inevitabili le delusioni.

L’accordo Mdp-Si comunque viene descritto come di ferro, tanto al tavolo politico che a quello degli sherpa delle liste. Con Possibile nella parte di Cenerentola. I tre criteri generali decisi nell’assemblea del 7 gennaio – poche pluricandidature, poche deroghe, tanta territorialità, cioè il rapporto fra candidati e territorio di provenienza – non sarebbero sempre stati rispettati. Dalla Sardegna, per esempio, ieri il disagio contro i ‘paracadutati’ da Roma ha navigato oltre il Tirreno.

Qualche dettaglio. Grasso correrà all’uninominale a Roma e Palermo («sul maggioritario vedremo, ha detto lui stesso»); in lista avrebbe chiesto anche il suo portavoce Alessio Pasquini; l’ex presidente di Legambiente Rossella Muroni a Roma o in Toscana (ma resta per lei anche un’ipotesi pugliese); e ancora nella ‘quota Grasso’ c’è l’avvocata Anna Falcone che ha accettato di correre, nonostante le polemiche con Sinistra italiana seguite allo stop del Brancaccio; per lei probabile un seggio al nord e non in Calabria, regione di cui è orginaria. C’è anche il medico di Lampedusa Pietro Bartolo, ma non è detto che corra in Sicilia. Laura Boldrini correrà a Milano.

Quanto ai partiti, Bersani corre in Emilia ma forse anche nel pluriuninominale in Veneto (Padova e Verona). La sfida con Pier Ferdinando Casini, con le insegne della coalizione con il Pd, però dovrebbe essere sostenuta da Errani; ma il Pd è tentato di schierare l’ex segretaria Spi Cgil Carla Cantone. In Emilia al senato c’è l’uscente Maria Cecilia Guerra. D’Alema è impegnato in una sfida difficile in Puglia (Salento, uninominale e listino, collegio ‘giallo’ cioè tutt’altro che sicuro). Il Pd vuole schierargli contro un ex discepolo: Nicola Latorre o la viceministra Bellanova. Speranza in Toscana ma anche nel Lazio, Fassina a Roma come D’Attorre che però dovrebbe correre anche nell’uninominale.

Quanto a Roma e al Lazio, il Pd sta facendo di tutto per evitare lo scontro frontale con Leu. E a Zanardelli tira la stessa aria: i due partiti sono alleati alla regione per la riconferma del presidente Zingaretti.

Proseguiamo: Fratoianni a Torino e Pisa, Stumpo in Calabria, l’europarlamentare Cofferati in Liguria. Scotto in Campania, e forse anche Epifani (per lui anche un’ipotesi siciliana); De Cristofaro a Napoli al senato; l’affollamento partenopeo rende definitiva l’esclusione dell’ex sindaco Bassolino, a suo tempo corteggiato da Mdp. Infine Civati nel collegio Bergamo-Brescia (Lombardia 3): fra i suo solo Pastorino, Brignone e il costituzionalista Pertici sarebbero in posizione eleggibile.

Il Pd ha decisamente più da fare e non chiuderà le sue liste prima di giovedì-venerdì. Ieri intanto ha incassato il no (ma con dichiarazione di voto amichevole) del virologo Burioni, il medico anti-bufale sui vaccini. «Ho ritenuto che la cosa migliore sia rimanere al di fuori del Parlamento, mettendo i miei studi scientifici e la mia capacità di comunicare a servizio di chiunque combatte per la verità contro le bugie». Oggi arriva il sì dell’avvocata Lucia Annibali (sfregiata dall’acido dall’ex compagno, ora in prima fila contro la violenza sulle donne) e quello di Beppe Vacca, presidente dell’Istituto Gramsci.

È la squadra del governo – su cui punta Renzi, esaurita la spinta propulsiva del suo «riformismo» – a fare notizia. Pier Carlo Padoan a Siena, epicentro dello scontento della vicenda banche, il premier Gentiloni nel collegio uninominale di Roma 1 alla Camera. A ore verrà ufficializzata la candidatura di Marco Minniti a Pesaro. A Roma 2 – Montesacro – dovrebbe correre Marianna Madia. In Lombardia il vicesegretario Martina, Orlando a La Spezia, Roberta Pinotti a Genova, Graziano Delrio a Reggio Emilia e Dario Franceschini nella sua Ferrara. A Firenze oltre a Renzi, per il Senato, anche Lotti, per la Camera, e forse anche Boschi, che però potrebbe essere candidata anche in Trentino. Blindatura totale sulla sua corsa, ma è difficile che sia davvero esentata dalla sfida nell’uninominale. In Toscana anche Valeria Fedeli e Beatrice Lorenzin (Civica popolare).

Questo articolo è stato pubblicato dal quotidiano Il manifesto il 23 gennaio 2018

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