Intervista a Michele Munafò (Ispra): “Come e chi misura il consumo di suolo”

di Arpat

Il rapporto Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, curato da Ispra, per il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (Snpa), è corredato di schede riepilogative sintetiche per ogni regione e rende al contempo disponibili online in formato aperto i dati contenuti nel documento e la relativa cartografia.

Una modalità questa esemplare, infatti i dati, rilasciati in formato aperto e liberamente accessibili sul sito istituzionale di Ispra, permettono di avere una mappa completa, accurata e omogenea e fornire una rappresentazione aggiornata del fenomeno del consumo del suolo, dello stato del processo di artificializzazione del territorio e delle diverse forme insediative.

Sui temi del consumo di suolo abbiamo posto alcune domande a Michele Munafò, ingegnere per l’ambiente e il territorio e dottore di ricerca in Tecnica urbanistica. È attualmente responsabile dell’Area “Monitoraggio e analisi integrata uso suolo, trasformazioni territoriali e processi desertificazione” di Ispra e coordinatore della rete di monitoraggio del territorio e del consumo di suolo del Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale (Snpa). È responsabile scientifico dei rapporti nazionali sul consumo di suolo e di diversi progetti di ricerca di mappatura, analisi e valutazione delle dinamiche territoriali e urbane. Rappresenta uno dei National Reference Centre della rete Eionet dell’Agenzia Europea per l’Ambiente ed è membro del Program Board di Geo – Intergovernmental Group on Earth Observation. È professore a contratto per le discipline del settore Tecnica e pianificazione urbanistica presso l’Università Sapienza di Roma.

In che modo Ispra assicura il monitoraggio del suolo e del suo consumo?

Il monitoraggio delle dinamiche di trasformazione del territorio e, tra queste, del consumo di suolo avviene sotto la responsabilità del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (Snpa). Il lavoro di monitoraggio viene svolto utilizzando le migliori informazioni che le nuove tecnologie sono in grado di offrire, a partire dalle immagini satellitari rese disponibili nell’ambito del programma Copernicus e da altri dati telerilevati. Le immagini permettono di analizzare l’intero territorio nazionale e di produrre, attraverso un processo di classificazione e di fotointerpretazione, una cartografia ad alta risoluzione, aggiornata annualmente.

Come si sviluppa in questo campo la collaborazione fra Ispra e le agenzie ambientali, nell’ambito del Snpa?

Le attività di monitoraggio del consumo di suolo, previste dalla legge istitutiva del Snpa, avvengono attraverso una specifica rete di referenti che coinvolge Ispra e le Agenzie per la protezione dell’ambiente delle Regioni e delle Province Autonome sulla base di una metodologia condivisa che assicura elevati livelli di omogeneità a livello nazionale.

Al monitoraggio partecipano attualmente 17 Agenzie che, sulla base di una classificazione semiautomatica dei dati Copernicus Sentinel 1 e 2 effettuata da Ispra, assicurano la fotointerpretazione di dettaglio e la restituzione delle informazioni cartografiche. I dati cartografici sono quindi validati ed elaborati attraverso modelli geospaziali, sviluppati da Ispra, al fine di derivare indicatori specifici per i diversi livelli amministrativi e cartografie tematiche a supporto dei processi di analisi, valutazione, gestione e pianificazione del territorio.

Come è nata l’idea di utilizzare i dati provenienti dalle segnalazioni di utenti esterni al Snpa?

Nonostante il miglioramento della risoluzione dei dati satellitari, durante le attività di monitoraggio del territorio non si può prescindere dalla conoscenza dei luoghi e dei fenomeni locali, con caratteristiche e dinamiche che, spesso, chi abita o vive in quel determinato territorio conosce con estremo dettaglio. L’idea è nata, quindi, per questo motivo, ma anche al fine di incentivare e supportare un processo di partecipazione e di acquisizione di una maggiore consapevolezza collettiva dell’importanza della tutela di una risorsa ambientale spesso dimenticata o poco considerata: il suolo.

Dal 2014 ad oggi, a quali risultati ha portato la sperimentazione delle segnalazioni dei cittadini, in termini di numeri e contenuti?

La sperimentazione purtroppo ha avuto alcuni limiti, legati probabilmente alla sua scarsa diffusione tra i non addetti ai lavori e a un utilizzo non sempre intuitivo. Così abbiamo ricevuto poche centinaia di segnalazioni, che tuttavia speriamo di incrementare notevolmente attraverso il coinvolgimento di un maggior numero di soggetti e con la semplificazione delle modalità di invio.

Oggi, infatti, oltre all’utilizzo della app, è possibile semplicemente scattare una foto con il proprio cellulare e inviarla all’indirizzo consumosuolo@isprambiente.it.

Le immagini più belle e significative saranno poi pubblicate all’interno del prossimo rapporto nazionale sul consumo di suolo.

Che cosa può essere segnalato tramite applicazione o mail?

Tutte le trasformazioni del paesaggio, dell’uso o della copertura del suolo avvenute recentemente nel nostro Paese possono essere segnalate, indicando la data, il luogo e il tipo di modifica osservata.

Particolarmente rilevanti, per le attività di monitoraggio del Snpa, sono gli eventi avvenuti tra il 2016 e il 2017 che hanno comportato la perdita di funzioni del suolo dovuta a nuove costruzioni, infrastrutture, cantieri, scavi o attività estrattive su aree precedentemente agricole o naturali.

Le segnalazioni dei cittadini in che modo si integrano con i monitoraggi di Ispra?

Tutte le segnalazioni saranno analizzate e, se possibile, georeferenziate, assegnando quindi delle coordinate geografiche che permetteranno una verifica delle informazioni inviate attraverso un confronto con i dati telerilevati da satellite, prima dell’eventuale integrazione nella cartografia nazionale sul consumo e sulla copertura del suolo.

Un tema in forte evoluzione è quello della citizen science, cioè della partecipazione attiva dei cittadini nella rilevazione dei dati ambientali, utilizzando ad esempio dispositivi low cost. Come pensa che questo possa conciliarsi con i sistemi pubblici di rilevazione dell’inquinamento, che utilizzano strumentazioni complesse, costose, efficaci, seguendo metodologie certificate e scientificamente attendibili?

Io credo che siano due contributi che si possono completare a vicenda, con un confronto costruttivo che possa, da un lato, migliorare e “aprire”, anche rendendole più trasparenti e fruibili, le attività di monitoraggio istituzionale e che possa, dall’altro, assicurare una maggiore conoscenza della complessità di tali attività, facendone riconoscere la valenza, ma anche i limiti.

Questo articolo è stato pubblicato da Arpat – Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana l’8 gennaio 2018

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