Bologna, Prati di Caprara: luogo d’incontri – Seconda parte

di Silvia R. Lolli

Continuo a guardarmi intorno, verde da una parte, macchine dall’altra, e continuo a farmi le solite domande: abito in un territorio amministrativo e democraticamente indirizzato, oppure ho ormai solo di fronte consigli di amministrazione e amministratori delegati che ignorano l’idea di “interesse pubblico”?

Cosa rimane della cittadinanza? Vorrei ancora essere una cittadina attiva; allora mi fermo e parlo con una signora anziana ben vestita; certamente abita nelle vicinanze, perciò posso chiederle se conosce il comitato di cittadini rigenerazionenospeculazione. L’idea è spiegarle i nostri programmi, ma lascio perdere, perché è molto agitata e mi dice che il suo cane, Buck, si è allontanato e non è ancora ritornato. Ha provato a chiamarlo, a cercarlo, ma senza esito. L’ha lasciato libero e, come sempre, ha cominciato a correre, ma è entrato nel bosco da uno dei tanti buchi della rete.

Mi dice che normalmente non si allontana troppo e per tanto tempo. È disperata. Le chiedo di che razza è: un beagle, con le orecchie lunghe. Mi spiega che non ci sono troppi cani come questo, è una razza inglese della famiglia dei braccoidi; è un cane da caccia. Non m’intendo troppo di razze canine, ma penso che non sarà facile ritrovarlo; se ha trovato qualcosa da fiutare lo sta seguendo.

Comunque cerco di tranquillizzarla e mi offro di cercarlo. In bici posso percorrere in fretta il lungo tratto di pista fino in Via Malvasia, la ricerca è più facile. Non si calma, anzi si sente in colpa per averlo lasciato libero e ha paura di ciò che dirà il figlio. Provo a prospettarle un lieto fine, ma io stessa non ne sono sicura: non so proprio come fare; non mi ci voleva, perché an che se è domenica, ho tempi stretti: è quasi l’una, dovevo già essere in centro.

Percorro lentamente la pista cercando dall’alto, in lontananza fra gli alberi e i cespugli dei Prati, se c’è Buck. Provo a chiamarlo. Non si vede. Supero un podista che sta correndo nella mia stessa direzione a fianco del Ravone; urlo chiedendogli se ha visto un cane disperso; subito non sente, poi la risposta è negativa. Proseguo. Sulla pista c’è un altro uomo. Parlo con lui; è un immigrato, gli piacerebbe partecipare all’attività sui Prati di Caprara; però il lavoro serale e la residenza fuori Bologna non gli permettono di aderire. Sono contenta: domenica, passeggiata, conosco e parlo con persone diverse, mai viste; in questo luogo e a quest’ora non mi sarei aspettata di incontrare persone fra loro poi così diverse. Con la “cemengentificazione” della zona e l’aumento del traffico ci si potrà ancora incontrare e parlare?

Chiedo anche a lui se ha visto Buck, mentre camminiamo mi dice: “Là c’è un cane, dall’altra parte del canale”. Lo indica, è più avanti; è fermo come se anche lui cercasse qualcosa, la strada, la padrona. Intanto arriviamo all’altezza di Buck; sono certa, è il cane che cerchiamo; sembra un beagle, ha le orecchie lunghe, è più piccolo di un bracco. E’ fermo al confine della zona incolta dei Prati; il primo problema è attirare la sua attenzione e non farlo scappare di nuovo dentro, fra i cespugli e gli alberi. Lo chiamiamo.

È fermo, ci guarda, ma ancora non si muove. Intanto arriva il podista. Lui si avvicina e come noi lo chiama. Dobbiamo farlo tornare indietro, farlo girare; intanto giro la bicicletta e continuando a chiamarlo anche con gesti delle braccia cerco di smuoverlo, così come fa il podista. Sembra ci abbia capito, ma anche se muove alcuni passi nella stessa nostra direzione, si ferma e guarda ancora il lavoratore straniero. Non sa cosa fare; penso sia meglio che quest’ultimo continui per la sua strada per dare al cane una sola direzione di marcia; l’idea si rivela giusta e finalmente, pur con alcune fermate, Buck ci segue, ci dà fiducia.

Ci guarda spesso, la sua andatura è di passo o di corsa lenta: piano piano ci avviciniamo alla padrona. In vista di lei allungo e le dico di chiamarlo, perché il prato lungo il canaletto fa una semi-curva. L’ha sentita, poi l’ha vista. Un attimo di blocco, poi Buck parte a tutta velocità e arriva festoso dalla signora che lo abbraccia felice. Il beagle è da caccia veloce, ma soprattutto socievole, scrive internet.

Non c’è dubbio è stato un bell’incontro domenicale, sento di aver fatto una buona azione, ma non da sola, con altri. Ho incontrato persone mai viste e insieme abbiamo collaborato per recuperare un cane disperso e fare felice una signora angosciata; pazienza per le pre-adesioni per il laboratorio. Non è vero che i Prati di Caprara sono solo “infestati” da persone senza fissa dimora: molti cittadini rispondono che la cementificazione del luogo è positiva, così vanno via i rom. Non si sa che sono tanti gli ospiti di quest’area, solo in parte oggi ripulita: orti, pista ciclabile (che dopo la neve di novembre è però in parte crollata) e zona a prato lungo le canalette.

Il mio umore è molto migliorato grazie agli incontri fatti; li avverto come un bell’auspicio per la prossima avventura da cittadina attiva, il processo partecipato di cittadini sui Prati di Caprara. È un processo organizzato dal comitato rigenerazionenospeculazione; è strutturato scientificamente grazie alla supervisione gratuita di Rodolfo Lewanski e Gabriele Bollini. Si sono già costituiti: il Comitato dei garanti, di cui fanno parte l’ex magistrata Maria Longo, l’avvocata e già assessora del Comune di Bologna Maria (Milli) Virgilio e il parroco di Cristo Re, Davide Marcheselli; la Commissione scientifica (Francesco Luca Basile, chimico Università di Bologna; Paola Bonora, geografa; Alessandra Furlani, agronoma; Umberto Meletti, esperto di bonifica di suoli; Stefano Pezzoli, storico del sito; Giuseppe Scandurra, antropologo Università di Ferrara; Giovanni Trentanovi, dottore forestale esperto di boschi urbani).

Finora il processo ha trovato una grande adesione fra i bolognesi che vogliono ancora essere considerati cittadini; tutti insieme cercheremo di ritrovare lo spirito socializzante e partecipativo di cui Bologna si è avvalsa per tanti anni e che ora sembra avere disperso nell’attuale politica del territorio. Il processo partecipato ci aiuterà a dialogare fra tante diversità di provenienza, di idee, di storie. I Prati di Caprara, oggi ormai diventato il “terzo paesaggio” come spiega Gilles Clément, è ancora un luogo libero, vissuto e aperto per nuovi incontri fra persone diverse.
Sono convinta che questa sia la miglior immagine e metafora per il processo partecipativo che sia avvia il 18 gennaio 2018

rigenerazionenospeculazione.wordpress.com; www.parteciprati.it.

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