Slessico familiare: se le cose sono parole

di Bruno Giorgini

Secondo Democrito le cose sono parole, e da qui nasce l’ipotesi atomica di costituzione della materia. Se le cose sono parole, allora così come le parole sono composte di lettere, per definizione indivisibili, le cose devono essere composte di particelle indivisibili, gli atomi (atomos=indivisibile). Non so se Guido Viale scrivendo Slessico Familiare avesse in mente questa storia, certo che il suo libro attorno alle parole si struttura facendone una praxis rivoluzionaria (Gramsci), ovvero prefigurando la creazione di un nuovo mondo (un ordine nuovo).

Meglio, seguendo Wittgenstein, laddove scrive “immaginare un nuovo linguaggio significa immaginare una forma di vita”, Viale pagina dopo pagina immagina una nuova forma di vita che ci propone, non inventando dal nulla ma dando nuovo senso e pregnanza a parole note, e spesso usurate. Il libro assume delle parole capostipite, i capitoli, che generano delle filiere, i paragrafi, dove prende corpo un’altra messe di parole che costituiscono i mattoni “elementari”, che spesso elementari non sono e così invece di restarsene acquattati lì in fondo alla scala gerarchica, rimbalzano fino a emergere al fianco dei capostipiti, guizzando qua e là come delfini.

Se vogliamo dirla in altro modo, Viale ha costruito qualcosa di molto simile a un sistema critico che si autorganizza, il capostipite di una larga collezione di sistemi complessi. Ma vediamo più da vicino. Alcuni capitoli: Territori del Patriarcato, Deserti della Vita, Poteri dell’Anima, Natura e cultura, Potenza del Capitale, Bracieri Spenti, L’Aldilà delle Merci, Uso e Riuso, e altri sei, in tutto quattordici capostipiti. Se ora andiamo ai paragrafi, troviamo Soggetto, Sorellanza, Atomi, Conoscenza, Ascolto, Ecologia della Mente, Profughi, Razzismo, Diritto alla Città, L’Uomo Indebitato, Sopraffazione, Autogoverno, Aura, Apocalisse, Saperi Ignoranti, Vite di Scarto, Ricreare oltre a molti altri.

Quindi scendendo ancora più in profondità ci imbattiamo in femminismo, modo di produzione capitalistico, attore, guerra, individuo, psicanalisi, principio di indeterminazione, singolarità, competizione e asservimento, precarietà, traffico urbano, condizione urbana, condizione umana, spazio pubblico, dittatura dell’ignoranza, fine delle ideologie, fondamentalismo liberista, crisi ambientale, sconvolgimenti climatici, speranza, aspettative, paura, sessantotto, rivoluzione, dignità, finanza, apocalisse climatica, comportamenti personali, mobilitazione pacifista, responsabilità, poteri dell’anima, percezione spaziale, olfatto, utopia, feromoni, diversità, fiducia reciproca, beni comuni, vivente non umano, migrazioni, giustizia ambientale, accumulazione primitiva, mercati, discarica, rifiuti, riciclaggio, conversione ecologica e mi fermo qui, sperando di avere dato almeno alla lontana il gusto della ricerca che Viale espone nel libro. In particolare una delle chiavi di volta la conversione ecologica che l’autore mutua da Alex Langer dipanandola a lungo in diverse modulazioni.

A questo punto possiamo fare un paio di rapide incursioni dentro qualche pagina. Subito all’inizio il primo capostipite: I TERRITORI DEL PATRIARCATO, folgorante. “La più antica, persistente e fondativa forma di appropriazione, ovvero di proprietà (il “terribile diritto”, per Stefano Rodotà), nelle diverse forme che ha assunto nel corso della storia, è quello degli uomini sulle donne. Su di essa si sono modellate tutte le altre forme di proprietà che hanno accompagnato il succedersi delle civiltà”.

E questo assioma permea l’intero libro, tutto il percorso che Viale traccia da una parola all’altra, da un significato all’altro. È del tutto esplosivo l’assioma, il principio zero – patriarcale – della proprietà, facendo deflagrare ogni ideologia mistificante e/o falsa coscienza, per esempio quella che basti abbattere il capitalismo perché giustizia, eguaglianza e quant’altro risplendano sul pianeta per tutti i viventi. Parecchie pagine dopo buttiamo un occhio ai capitoli 7 e 8, FORME DEL DOMINIO e POTENZA DEL CAPITALE. In modo molto schematico si tratta delle due parti forse più legate ai tradizionali problemi del Movimento Operaio e/o “Rivoluzionario” inteso in senso lato, e all’ideologia marxista.

Si parla di accumulazione primitiva, mercati, globalizzazione, debito, impoverimento dei salariati e dei lavoratori dipendenti per dire a un certo punto due cose, su cui credo l’intero movimento sindacale per esempio debba esser chiamato a riflettere. La prima. “A questo punto, difficilmente un aumento dei redditi popolari e della conseguente domanda dei prodotti di consumo – posto che ci siano le condizioni per realizzarli – potrebbe avere effetti sostanziali su produzione e occupazione nei paesi di più antica industrializzazione”.

La seconda. “È altamente improbabile, comunque, che nei prossimi anni si possa assistere a un sostanziale recupero salariale. (..)Caso mai più probabile che continui il trend attuale di deflazione salariale”. Da cui, riassumiamo, senza sminuire le lotte sul fronte salariale e del welfare, “la difesa del tenore di vita delle classi sfruttate o emarginate va probabilmente affrontata con altri mezzi” cioè sul fronte dei consumi riqualificando quelli essenziali, e limitando gli sprechi e l’acquisto di merci superflue.

Sempre su questo terreno Viale definisce un diritto alla città, ricordando tra l’altro quando “prendiamoci la città” fu una parola d’ordine degli anni ’70, in specifico lanciata sul settimanale di Lotta Continua. Infatti la lotta tra capitale e lavoro non basta più, il conflitto si sposta sul territorio a livello sociale e il diritto alla città ne diventa la bussola. Infine, ritornando al primo capitolo, Viale demolisce il concetto di soggetto politico, e di soggettività, come motore di una qualche ripresa e/o emancipazione politica. Scrive l’autore: “nell’etimo e nella sua accezione letterale soggetto (sub iactus in latino, upekeimenos in greco, che è poi un etimo analogo a quello di sostanza: sub stare) ciò che sta sotto: qualcuno o qualcosa che prende forma o viene mosso da una entità o da un potere superiore”.

Molte sono ancora evidentemente le cose/parole presenti nel libro che varrebbe la pena di esaminare, ma lasciamo al lettore il piacere di scoprire tutte le valenze di questa “forma di vita” immaginata e proposta da Viale. Con l’avvertenza che siamo in presenza di un libro sul serio complesso, molto ricco e che apre una miriade di problemi. In qualche sorta un libro eccezionale proponendosi come un dizionario e/o un manuale per l’evoluzione della specie homo e della civiltà in un momento assai critico. Invece da ultimo per quanto mi riguarda ci sono alcuni punti da discutere e/o vuoti da riempire. Ne cito soltanto uno, la mancanza di qualunque considerazione esplicita e ampia sulla rivoluzione scientifica quella passata, con Copernico. Galileo, Newton nonchè tutto quanto attiene il cosmo intorno a noi, fino alla scoperta delle onde gravitazionali. E quelle attinenti l’essere umano, per esempio quella portata dalle neuroscienze che investe direttamente la coscienza e il libero arbitrio.

PS: forse non sono fin qui riuscito a dire che la lettura di Dislessico Familiare è una avventura. Una avventura intellettuale ma pur sempre un’avventura. Con i suoi imprevisti e rischi; precipizi linguistici che si spalancano improvvisi; curve a gomito che ti fanno sbandare; parole vecchie che non riconosci più; parole che dal graco trasmigrano al latino per tornare in italiano mutanti; affermazioni di cui ti innamori e altre che ti respingono dispettose; alcune nascondono segreti che non ti saresti aspettato e così via; insomma tutt’altro che un libro parruccone. Se dovessi dire, un poco somiglia ai tre moschettieri.

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