A Fermo, un presidio contro la “festa” di Casapound

di Mario Di Vito

Fermo dice no a Casapound. Nella città dove il nigeriano Emmanuel Chidi Namdi ha trovato la morte poco più di un anno fa, la visita del segretario del movimento di estrema destra Simone Di Stefano ha provocato la reazione del fronte democratico della cittadina marchigiana. Così, mentre la rinnovata sede di Casapound apriva i battenti, ieri pomeriggio, a qualche decina di metri di distanza, in piazza del Popolo, gli esponenti del Comitato 5 luglio (nato proprio per ricordare l’omicidio razzista di Emmanuel, ‘colpevole’ di non aver chinato la testa quando l’italiano Amedeo Mancini aveva dato della «scimmia» a sua moglie), con rappresenanti della Cgil, dell’Anpi e di altre associazioni si sono riuniti in presidio per volantinare e far sentire la voce della Fermo democratica e antifascista.

«In questa città la presenza di Di Stefano viene vissuta come una provocazione – dice il segretario regionale di Sinistra italiana Giuseppe Buondonno -. Purtroppo negli ultimi tempi le organizzazioni di stampo neofascista come Casapound gettano sempre più frequentemente la maschera».

Gli organizzatori del presidio attaccano ancora: «Coccolati dai poteri forti e tollerati da troppe amministrazioni locali, Casapound e i neofascisti cercano di ripresentarsi con una immagine ripulita anche grazie alle platee offerte dai talk show e dalla retorica della pacificazione, ignorando il carattere antifascista della Costituzione e sterilizzandone la memoria».

A Fermo l’aria è tesa: il Comune ha deciso di aprire i festeggiamenti natalizi nel pomeriggio di venerdì invece che ieri: si tratterebbe tra le altre cose di un modo per evitare di dare troppa visibilità a Casapound, in realtà molti temono che l’effetto sortito sia stato il contrario. Inizialmente, poi, il presidio antifascista sembrava non dovesse essere autorizzato dal commissariato di polizia, poi la questione si è risolta, garantendo almeno un contraltare alla giornata di festa di Casapound.

La visita di Di Stefano in città segna la chiusura di una settimana nerissima per le Marche, regione che ormai da tempo non ha più nulla a che fare con l’etichetta di laboriosa oasi di tranquillità che gli è stata attaccata addosso in passato, forse con troppa superficialità: domenica scorsa il sindaco del Pd di Spinetoli (Ascoli Piceno) ha partecipato a una manifestazione contro l’arrivo di 37 migranti in paese, mercoledì, ancora ad Ascoli, un esponente del Blocco Studentesco (che fa capo a Casapound) ha preso a pugni uno studente di sinistra mandandolo all’ospedale, nel mezzo il segretario della Lega ha invocato posti riservati agli italiani sugli autobus.

Questo articolo è stato pubblicato dal Manifesto.it il 26 novembre 2017

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