Un nuovo Ulivo? Ma mi faccia il piacere…

di Mauro Barberis

Chi vincerà le prossime elezioni politiche? Dopo la movimentata approvazione del Rosatellum, tutti si sono messi a fare calcoli, e a qualcuno è mancata la terra sotto i piedi. Perché circolano proiezioni terrificanti, che riporto solo per dare un’idea del clima. Qualcuno ha calcolato che con il Rosatellum la coalizione vincente – dunque, non il M5S, che non si coalizza con nessuno – per avere la maggioranza nel prossimo Parlamento, e poter governare da sola, dovrebbe prendere il 40 per cento nel proporzionale e il 70/80 per cento nell’uninominale.

Obiettivi fantascientifici, ad oggi. Sicché uno si chiede: non potevano farli prima, i calcoli, invece di consegnare il Paese ad altri cinque anni d’ingovernabilità? Oppure centrodestra e centrosinistra i calcoli li avevano fatti eccome, ma hanno votato comunque il Rosatellum al solo scopo di escludere Cinquestelle e bersaniani, e poi vedersela fra loro?

Francamente, non so quale sia l’ipotesi peggio. Ma la cosa certa, allo stato, è che l’unico leader sicuro di far parte della prossima maggioranza di governo è proprio l’Incandidabile per antonomasia: Silvio Berlusconi. Se mai vincesse il Pd renziano, infatti, il Cavaliere sarebbe l’unica sponda possibile per una Piccola Coalizione con renziani, alfaniani, verdiniani e simili. Mentre se vince il centrodestra, come tutto lascia pensare, il risultato sarà lo stesso, nell’impossibilità di far convivere Renzi e Salvini nella stessa maggioranza di governo. È questo il bello del Rosatellum: non il fatto di costringerci a votare dei nominati, ma di avere come unico sbocco possibile maggioranze eterogenee e rissose.

Di fronte a questi scenari, qualcuno, nella terra di nessuno che chiamano Sinistra, fantastica di Nuovi Ulivi, da Rifondazione comunista ad Alfano. È soprattutto la minoranza antirenziana rimasta nel Pd, e in particolare il ministro Dario Franceschini, non a caso anche romanziere, a sognare una riedizione della variegata maggioranza, da Bertinotti a Mastella, che sostenne Romano Prodi. Ovvero, riconosco, l’ultimo governo decente che abbia avuto questa Repubblica.

Ora, i sogni aiutano a vivere, come direbbe Marzullo, o almeno a sopravvivere, ma il sogno di Franceschini ignora l’unica condizione possibile per realizzarsi: la scomparsa di Matteo Renzi. Certo, se lui si ritirasse in un eremo sull’Appennino, come aveva promesso in caso di sconfitta nel referendum, o se una congiura di palazzo lo abbattesse dopo l’ennesima sconfitta, alle prossime regionali siciliane, il Nuovo Ulivo si farebbe in cinque minuti. Ma con i se non si fa la storia, figuratevi se si fa la politica.

Questo articolo è stato pubblicato da Micromega online il 30 ottobre 2017

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