Liberazione totale: contro il dominio del più violento degli animali, l’homo sapiens

di Sergio Sinigaglia

Sono ormai diversi anni che la questione animalista è uscita da un ambito ristretto e ha catturato l’attenzione di ampi strati dell’opinione pubblica, in Italia come in buona parte del mondo occidentale. Dunque non più appannaggio di uno stretto numero di associazioni e movimenti per i diritti degli animali. Da qui la crescente sensibilità verso tematiche per troppo tempo considerate “secondarie”. La conferma di questa aumentata sensibilità l’evidenzia, solo per fare un esempio, il numero sempre più numeroso di persone che scelgono una alimentazione vegetariana o vegana.

Di pari passo all’interno della varie discipline la questione animalista e antispecista è entrata prepotentemente con una trasversalità che coinvolge filosofia, antropologia, sociologia, biologia, genetica, , ecologia, e altri basilari campi di ricerca. A fronte di questo crescente interesse anche la produzione editoriale propone ormai un’ampia proposta culturale, con saggi di carattere politico e scientifico di notevole spessore. Per quanto riguarda la riflessione più squisitamente politica il volume di Steven Best Liberazione totale – La Rivoluzione del 21° secolo edito dalla casa editrice Ortica, è sicuramente un contributo importante.. Best è docente di filosofia all’Università di El Paso e soprattutto attivista di lunga data per i diritti animali ed ecologista.

Il suo punto di vista è estremamente radicale ed è anche la migliore risposta ai tanti che a sinistra continuano a guardare con diffidenza verso la tematica in questione, ritenendola marginale o comunque del tutto parziale rispetto all’esigenza, oggi ancora di più imprescindibile, di una critica al sistema vigente e le relative pratiche adatte per mettere in discussione lo stato di cose presente.

Per Best invece l’opposizione verso l’apparato di dominio capitalista che oggi più che mai sta provocando i guasti sociali, politici e ambientali sotto gli occhi di tutti, non può essere disgiunta dalla messa in discussione di una società antropocentrica dove lo sfruttamento e la violenza nei confronti di gran parte dell’umanità è lo specchio dello sfruttamento e dell’annientamento nei confronti degli animali non umani. Parafrasando un vecchio slogan femminista per Steven Best non c’è rivoluzione senza liberazione animale e non c’è liberazione animale senza rivoluzione.

La sintesi la possiamo trovare quando soffermandosi sul “punto d vista animale” evidenzia come tale punto di vista è “vitale per una politica di liberazione totale che promuova la liberazione degli umani, degli animale e della terra, come fossero delle lotte interconnesse da riunire contro i nemici comuni del capitalismo, del militarismo e dello Stato, Il punto di vista animale sostiene una politica di alleanze in cui diversi movimenti radicali collaborano verso la meta scura di un cambiamento del paradigma dominante”.

Best è di cultura libertaria e quindi in tutta la sua riflessione è presente una tensione continua verso tutti gli apparati e le logiche di apparato, nonché quelle posizioni presenti all’interno dello stesso fronte animalista ritenute “riformiste” o comunque ambigue. Non si tratta di ridurre il danno, alleviare le pene che il micidiale e criminale apparato industriale-alimentare infligge a miliardi di animali ogni anno. Sotto accusa, in questo caso, sono associazioni come la People for Ethical Treatment of Animals, PETA, criticata aspramente per essersi trasformata come altre organizzazioni, in “gigantesche corporazioni, apparati burocratici e macchine per far soldi”. Per cui “i gruppi animalisti sempre più cooptati e compromessi spesso lavorano con e non contro” le multinazionali del cibo. Per “regolare e non eliminare l’olocausto animale”.

Steve Best ha come riferimento positivo il Fronte di Liberazione Animale (ALF) conosciuto negli Usa per le sue azioni dirette contro allevamenti, laboratori per la vivisezione, che ha organizzazioni gemelle anche in Europa. E sul fronte della pratiche e dei metodi Best affronta il delicato tema della violenza e della nonviolenza in un capitolo che farà molto discutere, “la paralisi del pacifismo”. Dopo aver ricordato come per i padri della nonviolenza e della disobbedienza civile Gandhi e Martin Luther King “il pacifismo implicava scontri eclatanti, azioni audaci contro oppressione e ingiustizia”, Best critica quel pacifismo che in realtà si tramuta in “passivismo”, sostituisce le proteste con l’educazione, i mi piace su facebook, o ad altre scelte innocue.

La dicotomia non è tra violenza e nonviolenza, ma tra “pacifismo e pluralismo”, intendendo quest’ultimo come una pluralità di pratiche dove iniziative di disobbedienza civile si alternano a azioni atte a sabotare impianti, laboratori e qualunque strumento di vessazione versi i non umani. Ma se la riflessione inizialmente sembra restare nell’ambito della liberazione animale, poi va oltre prendendo come esempio la Resistenza con il nazifascismo, o le lotte di liberazione terzomondiste. Fino ad arrivare alla discutibile conclusione che a contare sono i risultati, gli obbiettivi raggiunti. In questa parte del saggio c’è un costante parallelismo tra schiavismo coloniale, Olocausto e sterminio animale, raffronto che è costato all’autore aspre critiche.

Sul piano strettamente teorico e filosofico il libro riprende riflessioni e analisi già affrontate da altri autori. Steven Best ricorda come buona parte del pensiero filosofico antico e moderno da Aristotele a Cartesio si sia rapportato al mondo animale considerando i non umani come cose, incapaci di provare emozioni, essere insensibili. La svolta dal punto di vista storico viene individuata con l’avvento della società agricola, il passaggio da comunità “mobili” a gruppi stanziali.

Il processo di addomesticamento è il preludio allo sfruttamento che con l’avvento della modernità e della società industriale arriverà a livelli parossistici. E qui nel mirino finiscono padri nobili della sinistra come Marx ed Engels. “Nel suo saggio Per la storia del cristianesimo primitivo, “Engels denigra vegani e gli antivivisezionisti, mostrando di non comprendere la rilevanza di questi temi per ridurre la ferocia dell’uomo”. Nei manoscritti del 1844 “Marx istituisce un forte dualismo tra animali umani e non umani sostenendo che i primi sono dotati di coscienza, di una volontà libera…”.

Tesi che oggi la ricerca scientifica avanzata e l’etologia cognitiva stanno irreversibilmente seppellendo. Oramai decine di test, di esperimenti hanno dimostrato come svariate categorie di animali abbiano un sistema emozionale dove stress, paura, solitudine, amore, gioia, gelosia, tristezza siano ampiamente presenti. Nel testo vengono citati svariati esempi, facendo riferimento ad un’ampia gamma di contributi scientifici. Così come l’organizzazione sociale di varie specie ha evidenziato comportamenti fino a non molto tempo fa ignorati.

In realtà l’atteggiamento ancora ampiamente presente all’interno della sinistra di fronte alla questione specista, ricorda l’analogo approccio avuto per tanti anni di fronte a tematiche ritenute secondarie come la cultura di genere, l’oppressione nei confronti della donna da parte dell’uomo. O lo sfruttamento della natura, e la conseguenza crisi ecologica, oggi divenuta fondamentale.

Steven Best si augura che anche la lotta contro lo specismo, la necessità di liberare gli animali non umani dal dominio su di loro esercitato per secoli e secoli dall’umanità, diventi altrettanto centrale come accaduto per il femminismo e l’ecologia.

Se l’Illuminismo è stato alla base dell’ubriacatura falsamente emancipatrice, per cui il concetto di progresso, l’insonnia della ragione, hanno gradualmente portato ad una società capitalista in cui il regresso è sotto gli occhi di tutti, è oggi necessario un “progresso morale” dove si affermi “una nuova idea di illuminismo” che rifiuti ogni forma di oppressione, di discriminazione, che riconosca i diritti degli animali in quanto essere senzienti. E veda il processo di liberazione animale come un tutt’uno con una dinamica liberatoria che coinvolga umani, non umani e l’intero habitat naturale. Una Liberazione Totale.

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