La scuola oggi: per quale futuro?

di Silvia R. Lolli

Apprendiamo che il 13 ottobre 2017 ci sarà una manifestazione, sciopero nazionale, degli studenti, contro l'”ASL-alternanza scuola-lavoro”. Si potrebbe dire: “l’Unione degli studenti riprende come ogni anno a manifestare all’inizio della scuola, è ormai una consuetudine…”. Forse però oggi, a distanza di tre anni dalla L. 107/15, ci sono tutti i requisiti perché gli studenti possano prendere coscienza delle falsità che si stanno dicendo circa il loro futuro.

Quando se ne parla non si analizza MAI il possibile, nuovo paradigma del lavoro per la società non solo del futuro, ma anche dell’attuale. Sono incontri normalmente dedicati alle “passerelle” dei politici o alle lezioni trite e ritrite dei formatori di turno. Poche le novità nei linguaggi e nei concetti comunicati.

Il 13 dovremmo capire se la partecipazione sarà consapevole e diversa rispetto alla provenienza degli studenti: ci sarà la stessa critica fra gli allievi dei tecnici e professionali e quelli dei licei? Crediamo che motivi per manifestare i giovani ne abbiano; come leggiamo dal sito dell’associazione, il problema è il loro futuro; lo esprimono con una domanda eloquente: “ci rubano il futuro?”

A chi è più vecchio viene rubato uno scampolo di futuro, mentre ai giovani se sta rubando uno molto più grande: è dovuto all’incertezza che oggi sembra attanagliare tutti. Forse non abbiamo solo gli anticorpi per affrontare questo tempo? Certo l’incertezza di un sistema scolastico capace di promuovere solo Non c’è capacità di immaginare il futuro, come non c’è stata e non c’è la capacità di riflettere, discutere e criticare da parte degli addetti ai lavori la L.107/15. Una propaganda politica fuorviante, e dobbiamo ricordarlo incostituzionale perché poco rappresentativa, ne ha permesso l’applicazione stentata, confusa che cambia la scuola nel modo peggiore.

L’implementazione dell’ASL sta avvenendo in un sistema che non vuole cambiare nulla e nel quale molti aspetti culturali vengono persi a beneficio soltanto della momentanea richiesta economica delle aziende che danno aspettative a volte difficili da mantenere. L’ASL è continuamente propagandata nell’attuale incerto quadro economico e socio-politico; si parla solo di un beneficio per aiutare la scuola ad essere pronta per le sfide del futuro. Questa idea poteva essere vera se l’applicazione della legge fosse avvenuta in ogni sua parte, ricordiamo per esempio che presso le CCIAA non sono ancora disponibili gli elenchi di aziende interessate ad ospitare studenti in alternanza. Spesso le aziende non sono in grado di ospitare gli studenti; è un costo per loro e sono poche le risorse anche aziendali capaci di fare da tutor.

In questa situazione abbiamo il timore che, quando va bene si stiano solo creando sovrastrutture aventi lo scopo di sostituire aziende e/o scuole nel lavoro di progettazione e di tutoraggio. Quando va male i compiti assegnati agli studenti sono banali, per non dire solo dei passatempi; non esiste una vera e propria co-progettazione per l’apprendimento efficace come si scrive sulla legge.

Per noi l’ASL avrebbe potuto essere una possibilità importante anche per i percorsi liceali. Poteva però avverarsi se fosse stata accompagnata nel suo insieme da un reale cambiamento sistemico e metodologico, riguardante i tre anni di collegamento fra scuola primaria e secondaria superiore e da una visione più realistica del mondo economico-lavorativo. Riforme scolastiche in questo senso non ci sono state negli ultimi anni, ma distruggendo la scuola primaria statale che funzionava, si è messo mano solo alla scuola di secondo grado, assegnandole altri compiti, senza incidere sui veri cambiamenti metodologici didattici di tutti i docenti.

La L. 107/15 è un’accozzaglia di interventi sulla scuola, proclami dai quali devono essere scritte norme attuative; può essere nulla o creare effetti perversi senza decreti applicativi precisi e approvati nei tempi utili per un’applicazione più efficace. Avevamo subito analizzato le varie contraddizioni e i non detti della bruttissima legge, come per esempio una temporalità per l’applicazione dell’ASL non precisa: inizio nell’a.s.2015/16 o in quello successivo. Contraddizione nella norma, nessuna interpretazione in merito se non quella di dover iniziare subito, anche senza l’aiuto applicativo degli uffici periferici. Conseguenze? Confusione, creatività italiana allo sbaraglio, disinteresse di troppi docenti, insomma il solito modo per affrontare i cambiamenti in Italia. Effetto? La continua perdita di identità e di professionalità della scuola statale, con improvvisazioni e poca ricerca al suo interno delle competenze.

Pensavamo, e lo pensiamo ancora, che l’ASL potesse diventare un’opportunità anche per i percorsi liceali; anche a questi studenti serve cominciare a conoscere il mondo del lavoro, cioè avere esperienze lavorative obbligatorie durante il loro percorso scolastico. Però il problema si è rivelato fin da subito il monte ore troppo alto: 200 per i licei e 400 per i tecnici e i professionali. Ciò fa capire che chi scrive le leggi non sa nulla di lavoro scolastico e della sua logistica, soprattutto riguardo gli edifici. Neppure ha il polso della situazione delle aziende italiane, per lo più, in molti territori, piccole, quindi incapaci ad avere tutor aziendali pronti per la massa. Per molte aziende è solo forza lavoro gratuita, tra l’altro già informata e formata riguardo alla sicurezza nei posti di lavoro. La legge assegna questo compito alle scuole.

La legge ha poi complicato ancora di più la questione, perché ha indicato l’ASL una possibile funzione dell’organico potenziato. Questo tema doveva essere l’unico da legiferare da questo Parlamento, perché l’Europa aveva chiesto l’assunzione dei precari, ormai a vita. Nonostante l’organico dovesse essere triennale anche quest’anno si è avuta la solita girandola di supplenze anche su posti di organico di diritto, vedi cattedre di pensionati! Poi la legge indica di utilizzare l’organico potenziato come tutor interno; così non si è neppure permesso di dare responsabilità agli altri docenti in organico da anni, anche se l’ASL viene considerata curricolare.

Per inciso un’altra questione: l’organico potenziato si è dimostrato l’ennesimo intervento tampone, così oggi si profila un’altra differenza fra insegnanti; ennesimo effetto perverso di una pessima legge. Il potenziato non esiste per i docenti di tutte le aree di concorso; quindi si stanno creando differenze di impegno sul lavoro primario degli insegnanti.

C’è chi continua a fare il primario lavoro per 18 ore c’è invece chi rimane a disposizione per 4-6-8 ore. Non ci sembra lo stesso carico di lavoro, anche considerando tutti gli impegni collegiali legati ai consigli di classe. L’ASL è comunque rimasta una cosa poco sentita da molti docenti; fatica a rientrare in un progetto di classe e molti hanno continuato a programmare e a fare il loro lavoro senza preoccuparsi di cercare qualche relazione con essa. Si creano schizofrenie pure nelle attività curricolari.

Soprattutto nei licei, dove non c’era mai stata una sperimentazione per il lavoro, se non il lavoro estivo guidato aperto agli interessati, sarebbe stato più semplice obbligare tutti gli studenti (solo di terza e quarta) al questa esperienza di lavoro estivo guidato, con tutor interni appositi fra quelli non impegnati negli esami di Stato.

Sarebbe stato più serio, ma noi dobbiamo copiare senza avere come base i modelli di scuola, oltre le strutture, che hanno altri paesi europei. Si è infatti parlato spesso di sistema duale tedesco, ma l’organizzazione del sistema è molto diversa dalla nostra, sempre che poi sia sufficiente per il futuro ed anche il mondo aziendale è molto diverso dal nostro. Pensiamo per esempio che non ci siano troppe sacche di lavoro nero e sottopagato…

Gli uffici ministeriali come sempre hanno risposto in modo ritardato, con tempi non in linea alle richieste immediate della legge che, nonostante le contraddizioni interpretative, si è dovuta applicare subito nell’a.s. 2015/16. Ciò è dovuto allo scarto temporale che esiste in Italia fra leggi e disposizioni di bilancio che spesso si perdono, perché le risorse non arrivano mai alle scuole.

Sono gli scherzi della propaganda politica e per l’Italia è un fatto storico, anche nella Reppubblica. Così abbiamo avuto uffici che hanno organizzato frettolosamente i corsi di sicurezza sul mondo del lavoro, almeno nelle regioni in cui l’AUSL si è data disponibile e le scuole che hanno aspettato i primi mesi di avere qualche aiuto, poi ognuno è partito come meglio poteva. Ovviamnete per tecnici e professionali l’ASL è stata più semplice, anche se per un numero così alto di ore hanno avuto difficoltà anche loro..

Con l’ASL ci poteva essere una crescita didattica anche per molti consigli di classe liceali riprendendo le esperienze delle aree di progetto delle scuole tecniche e professionali. A volte ciò è avvenuto, molte altre no. Gli studenti hanno dunque vissuto l’ASL anche come perdita di tempo: quando non ci sono sufficienti motivazioni degli insegnanti l’apprendimento ne risente. Però intanto l’ASL con i media era detta come elemento fondamentale della “grande riforma”. Erano solo le scuole che dovevano cambiare e mettersi al passo con le esigenze della società. Ma quali, quando vediamo l’incapacità di comunicare e di integrarsi con altre culture? Questo per noi è analfabetismo culturale, accentuato da un mondo in cui l’economia e la tecnica vanno per la maggiore.

Non c’è alcuna idea condivisa oggi sulla scuola, non si può fare una legge da parte di un governo che ha vietato le discussioni politiche: è solo un modo per destrutturare la scuola statale e crediamo che non ce ne sia bisogno soprattutto oggi! In molte realtà territoriali, anche dopo la precedente riforma che compattando gli indirizzi ha indicato meno ore-scuola anche per il secondo grado, gli studenti sono impegnati in altre attività per molti pomeriggi e spesso devono anche fare i conti con la lontananza dai plessi scolastici.

L’ASL così fatta depaupera ulteriormente il tempo scuola, cioè il necessario impegno allo studio. Esiste infatti il problema di non dedicare ore curricolari all’ASL; tuttavia far lavorare gli studenti fuori dal tempo scuola diventa spesso difficile; non dimentichiamo che dovrebbero esserci sempre tutor esterni e tutor interni ad affiancare gli studenti in ASL. Qui vediamo che la legge non viene spesso rispettata. Se si guarda bene la storia legislativa sulla scuola siamo in presenza di fenomeni contraddittori: esiste la diminuzione del tempo scuola curricolare ed aumento di ore praticate fuori dalla scuola, ma definite tempo scolastico.

Entrambi hanno un obiettivo comune. Positivo? Per noi, se fatto in questo modo, è più negativo, perché si tratta di far implodere un sistema scolastico statale (pur con tutte le sue difficoltà ancora teneva visti i nostri “cervelli” che vanno all’estero!) nel momento in cui ci sarebbe bisogno di maggior formazione scolastica, perché si ha bisogno di cultura più ampia; era il compito della scuola della Costituzione, della scuola statale. Però l’obiettivo perseguito in Italia da anni è proprio quello di distruggere la scuola statale, la scuola di tutti.

Oggi sembra che l’attività di ASL non sia richiesta, come avrebbe dovuto, all’esame di Stato per l’a.s. 2017/18. Si sarebbe dovuto aspettare l’anno successivo l’entrata in vigore della legge, cioè l’interpretazione dei commi in contrasto doveva essere chiarita bene dal MIUR, il quale però non aveva una visione complessiva e già atti amministrativi completi, cioè anche per l’esame di Stato futuro.

Invece, e nonostante nessun ufficio periferico e neppure quelli centrali si mettessero a disposizione per dare le prime indicazioni e organizzare i corsi, si sono obbligate le scuole a cominciare subito con le classi terze. Avveniva con molti screzi fra i docenti. Ora ci chiediamo a cosa potrà servire tutto questo grande lavoro, cominciato, almeno per i licei, allo sbaraglio. Ancora non abbiamo alcuna comunicazione per l’esame di Stato; normalmente il decreto arriva in primavera, ma finora si è detto che l’alternanza sarebbe stata inserita. In questi giorni sembra invece che l’esame sarà ancora come prima!

Del resto da insegnanti siamo ormai abituati ad essere a disposizione dei politici che non si preoccupano dei veri bisogni della scuola italiana. Il risultato perseguito dai politici da anni si sta attuando: il disfacimento della scuola statale, quella tanto voluta dalla maggior parte dei costituenti. Con piccoli o grandi passi stiamo perdendo i principi di una scuola democratica, aperta a tutti ed in grado soprattutto di offrire uguali opportunità e la possibilità della mobilità sociale.

Speriamo che questi anni non siano passati invano almeno sotto l’aspetto della consapevolezza dei giovani dei diritti dei lavoratori soprattutto in termini di sicurezza del lavoro, attività delegata in toto alle scuole; se in primo momento ha avuto i docenti interessati a fare da formatori, oggi si stanno istituendo corsi online che forse possono essere più economici, ma che probabilmente tolgono ancora qualcosa al corpo docente, soprattutto a chi sottolineava l’importanza ai giovani della sicurezza in termini di infortunistica sul lavoro e dei loro diritti al momento di assunzione al lavoro.

Dunque ai “benpensanti”, cioè a tutti noi ormai arrivati, chiediamo: perché i giovani non dovrebbero manifestare per il loro futuro?

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