Parliamo degli impianti sportivi a Bologna (prima parte)

di Silvia R. Lolli

Continuiamo l’approfondimento sullo sport da queste pagine cercando di dare, non solo agli addetti ai lavori, qualche informazione sullo stato di alcuni impianti sportivi di proprietà comunale, cioè pubblica, al fine di conoscere meglio la situazione complessiva, cercando di fornire ipotesi per una diversa politica. Partiamo dal riconoscere che negli ultimi trent’anni si è creata una situazione nuova, per noi paradossale, in nome dell’impossibilità del Comune di gestire direttamente il patrimonio pubblico.

Con l’attuale amministrazione emerge un’ulteriore lettura del sistema sportivo: la suddivisione dell’impiantistica fra impianti di terra e di acqua come se la politica dovesse avere sguardi diversi rispetto al proprio patrimonio nello stesso settore. Già lo sport è un fenomeno complesso e la divisione della sua gestione non può che rendere tutto più difficile, confuso ed opaco.

Non vorremmo essere solo contro qualsiasi decisione presa dal Comune di Bologna o dalla nostra città metropolitana, ma vogliamo rendere più trasparente, cioè conosciuto da tutta la cittadinanza, ciò che succede in campo sportivo, al di là dei resoconti giornalistici, spesso chiacchiere da bar e magari dare suggerimenti per un nuovo corso politico. Solo a volte troviamo informazioni un po’ interessanti sul sistema sportivo come per esempio martedì 12 settembre.

Compare un articolo a firma Beatrice Grasselli con l’informazione della nuova assegnazione, tramite bando, del PalaSavena ad un gestore che fa una fidejussione di € 800.000. L’impianto, si scrive, a luglio 2016 fu dato in concessione dalla Città metropolitana al Comune di S. Lazzaro per una durata di 9 anni. Nell’anno intercorso da questo atto la città metropolitana ed il comune di S. Lazzaro hanno ristrutturato il parquet spendendo € 250.000.

Ora apprendiamo che il comune di S. Lazzaro ha fatto un bando pubblico per dare la gestione esterna. L’articolo: “…la realtà che ha vinto ha depositato le fidejussioni per un importo di 800mila euro a garanzia di una serie di interventi per l’innovazione dell’intero palazzetto, prospettando anche il futuro coinvolgimento di realtà sportive di grande spessore per la rinascita della struttura e delle sue attività. E così, nella prossima seduta del consiglio comunale, il Palasavena verrà definitivamente preso in carico dal comune di S. Lazzaro”.

Quest’ultima frase, che certamente è stata detta alla conferenza stampa o è frutto di un’intervista, ci lascia un po’ sbigottiti; come fa il comune a dire che si prende in carico ora un impianto – tra l’altro già dato a lui in convenzione dalla città metropolitana nel 2016 – se lo dà da gestire ad una società che fa una fidejussione di importo così elevato?

Bene, questi sono i fatti; dall’articolo di giornale non ci è dato sapere di più: chi è la società/associazione vincitrice del bando? Per quanti anni viene dato in gestione, per gli stessi nove, anzi otto, di cessione della città metropolitana? Qual è il bilancio preventivo che si fa per gli anni di gestione?

Sarebbe importante cominciare a rendere più analitica l’informazione sulla parte che riguarda i costi ed i ricavi previsti per gli anni della gestione affidata alle società o associazioni sportive esterne ai comuni. Nell’articolo si parla di accoglienza di grandi eventi, oltre che dell’uso mattutino da parte delle scuole.

Pensiamo che sia per questo motivo che la città metropolitana ed il comune di S. Lazzaro di Savena hanno ristrutturato il parquet. Con queste note cerchiamo di porci domande, osservando alcuni impianti ed entrando nel merito di questioni che consideriamo sostanziali, anche alla luce dell’attuale legge regionale sullo sport. Cerchiamo cioè di mettere sul piatto qualche riflessione diversa al racconto che ci è stato proposto dalla presentazione di “Bologna, città di sport”, oppure che ci viene dato dalla solita sua lettura e, non ultima, dalla nuova legge regionale sullo sport.

Abbiamo affermato che c’è differenza fra l’imputazione dell’impiantistica sportiva richiesta dall’Osservatorio Regionale, peraltro uno strumento che fatica ad attuare gli obiettivi per i quali è stato pensato, e ciò che i diversi comuni, non ultimo il nostro, hanno presentato in Regione. Tra l’altro non abbiamo capito perché Lepore abbia coinvolto, alla prima presentazione del programma sullo sport del Comune, il Nomisma, quando appunto ci sarebbe l’Osservatorio regionale in grado di spiegare meglio la situazione impiantistica.

Leggiamo dunque qualche dato contenuto in questo strumento e verifichiamo purtroppo la poca rispondenza alla realtà. Lo strumento per il quale gli uffici regionali, coadiuvati da personale CONI regionale hanno lavorato da anni, ci sembra alquanto incompleto, oppure l’informazione data dai Comuni non è veritiera: non contempla le palestre scolastiche se non i loro impianti all’aperto per esempio di atletica (definiti impianti minimi), oppure i “campi ricreativi all’aperto” indicati all’istituto Belluzzi; per esempio al momento della costruzione della scuola fu fatto qui un impianto di atletica anche più grande di quelli attualmente definiti “minimi”; di esso oggi rimangono solo pochissime tracce; in pratica non si è mantenuto doverosamente. Nei documenti regionali si vede ancora uno spazio grande a disposizione dell’istituto, anche dove ora c’è la nuova sede del Liceo da Vinci di Casalecchio di Reno, un plesso con aule e in più la nuova palestra. Ci sembra strano, visto che la nuova scuola con la palestra nel 2015, anno in cui si sono inseriti nell’Osservatorio molti dati, erano già funzionanti.

In esso poi sono ancora citati impianti che non esistono più nei fatti, come la pista di atletica del palasport di Piazza Azzarita (dati inseriti il 18/05/15 quando la convenzione con la Fortitudo basket era già stata avviata e si procedeva alla dismissione dell’impianto) e soprattutto l’impianto completo di atletica dello Stadio Dall’Ara i cui dati sono stati inseriti il 14/02/17! Sappiamo, per le vicende legate alla ristrutturazione dello Stadio che questi impianti di atletica sono pressoché evanescenti. Almeno così ci viene detto nel momento in cui si parla del bisogno di ristrutturazione dello Stadio; è alquanto strano leggerli come se la cittadinanza li utilizzasse anche per gare agonistiche; comunque è da troppi anni che qui nessuno fa una gara importante di atletica leggera, ma la convenzione al Bologna FC ha fatto invecchiare l’opera che ora si trova sotto un pavimento che certamente non ha mantenuto la pista al meglio.

Rimanendo ancora sugli impianti interessati alla vicenda Stadio Comunale/Cierrebi apprendiamo dai dati dell’Osservatorio regionale che al Cierrebi c’è un impianto di bocce, anche questo inserito dal Comune di Bologna il 26 marzo 2015. Sapevamo che nei pressi c’era in passato una bocciofila, dove ora è stato costruito un parcheggio coperto e sotterraneo dalla Cooperativa Ansaloni che del resto era proprietaria dell’area confinante con il centro sportivo Zoni e la rotonda Malaguti.

E’ ancora indicato l’impianto di bocce della bocciofila Stadio in Via Andrea Costa; sembra ancora in uso, perché inserito il 13/04/15. Sappiamo invece quanto fu sofferta la perdita di questo grande impianto di bocce per la FBI bolognese, anche se rimanevano veramente pochi i giocatori giornalieri, per lo più anziani. La nuova gestione incalzava per avere un impianto di bowling o di altre attività sportive e di ritrovo, certamente più redditizie con sport più giovanili rispetto alle bocce. Fu un passaggio avvenuto, se ricordiamo bene, all’inizio degli anni Duemila, certamente facilitato dalla nuova giunta di Bologna che aveva riferimenti elettorali di gruppi sportivi e non diversi dalla precedente. Ora questo impianto è recensito nell’Osservatorio regionale fra gli impianti di bocce, a nome della Bocciofila Stadio. Può darsi che la denominazione societaria sia rimasta la stessa, ma abbiamo qualche dubbio, perché crediamo che anche tra le società della federazione questa società non esista più da tempo.

Visto che l’aiuto in Regione sull’Osservatorio fu dato dal CONI, erano stati previsti incroci fra i dati inseriti dagli uffici dei diversi comuni e quelli delle federazioni? Attorno al bocciodromo (si può osservare come un impianto annesso allo stesso Antistadio perché c’è il muro confinante) poi da qualche tempo è chiuso; nello spazio confinante con l’altro muro e a fianco della pista ciclabile e del parcheggio di Via A. Costa, da alcuni anni ha sede il club dei tifosi del Bologna FC.

Chissà perché anche questo rimane indicato come impianto sportivo a disposizione della cittadinanza? Affermare dunque che la situazione impiantistica sportiva a Bologna è caotica è solo un’indulgenza nei confronti della politica sportiva bolognese, regionale e nazionale di questi ultimi anni.
La realtà di questo mondo, già complesso per sua natura, si svela osservando: l’autoreferenzialità e gli interessi di pochi in cui il pubblico, che ha abbandonato il suo ruolo politico per i vari orticelli, sta perdendo o svendendo per meglio dire, il suo patrimonio.

La gestione a terzi è fatta spesso accontentandosi di ciò che c’è sul territorio, di chi è più grande, oppure si decide di spartire la torta fra più soggetti, così da distribuire a molti e si facilitano magari alcuni nuovi arrivati in linea col partito eletto. E’ una delega continuamente al ribasso, almeno così lo è stata finora. Può darsi che oggi la situazione possa cambiare?

Possiamo essere fiduciosi, ma non troppo, perché per esempio avere un’associazione sportiva in grado di fare una fidejussione di € 800.000 per la gestione del Palasavena può dirci che forse non siamo più di fronte ad un’associazione dilettantistica, ma ad un soggetto societario più forte economicamente e che quindi gestirà l’impianto realmente in modo commerciale, come del resto la struttura della nuova legge regionale e il riassetto degli uffici fa intendere. Tuttavia i prodromi per la situazione che si sta delineando ci sono da tempo.

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