Il consumo di suolo e l’impiantistica sportiva (prima parte)

Stadio Dall'Ara

di Silvia R. Lolli

Gli interventi di Tomaso Montanari, di Paola Bonora e di Piergiovanni Alleva tengono alta l’attenzione sulla riapertura dei lavori del consiglio regionale. Il consiglio tenterà di emanare la legge sull’urbanistica in tempi brevi, nonostante i pochi consiglieri di minoranza, le molte associazioni e i tanti cittadini siano contrari.

Accanto ai vari “gridi di dolore” di tutti gli esperti e dei consiglieri regionali, Alleva per l’AER i “pentastellati” e Silvia Prodi che si dissocia dagli altri democratici, aggiungiamo la preoccupazione derivante dall’approvazione della recente legge regionale sullo sport. Una legge passata in sordina e molto in fretta, grazie alla maggioranza bulgara del nostro consiglio regionale; contiene importanti ripercussioni anche sul versante urbanistico che dovrebbero essere maggiormente conosciute: potrà facilitare l’aumento di consumo di suolo prima dell’approvazione della legge da discutere.

C’è l’occasione di riempire di impianti sportivi un territorio che non è certamente deficitario. La stessa regione Emilia-Romagna poteva stabilire che i nostri standard impiantistici erano quasi a livello europeo quando creò l’Osservatorio regionale dello sport; anche se ci sono stati errori di rilevazione da parte dei Comuni, l’obiettivo principale di questo strumento rimane il censimento degli impianti sportivi e contemporaneamente la conoscenza per i cittadini dell’offerta di sport in regione.

Il problema non è oggi avere un nuovo impianto, anche perché sappiamo che il nostro sistema sportivo è insaziabile, ma è sempre quello della gestione, in particolare la sua manutenzione ordinaria e straordinaria. Per inciso, abbiamo osservato negli anni che i Comuni hanno avuto molte difficoltà a raccogliere i dati, imputando a volte in modo diverso i riferimenti standard definiti dalla Regione.

Essa poi non si avvalse dell’Università, ma del Coni che mise a disposizione un suo delegato per aiutare gli uffici regionali. Nella nuova legge continuiamo a trovare sempre riferimenti al sistema sportivo che del resto sappiamo ha inciso moltissimo nella stesura definitiva dell’attuale legge regionale.

L’art. 6 della L.R. 8/17 approvata il 31 maggio non esplicita l’Università fra gli enti deputati al monitoraggio e alla ricerca. Sono attività per le quali non sarebbe la prima volta che la Regione stipula contratti o fa apposite delibere per specifici contributi a favore dei soggetti sportivi; far rilevare agli stessi soggetti sportivi il sistema sport non ci sembra troppo corretto; dovrebbe essere compito di centri di ricerca appositi, soprattutto terzi.

Tornando alla legge, all’art. 11 si è tolto l’obbligo di affissione, nei locali del centro sportivo, del nome (sarebbe stato meglio capirne le competenze, cioè il percorso di studio) del responsabile delle attività pratiche che vi si svolgono. Inoltre all’art.18, che definisce elementi da tener presente nel 2017 nelle more del piano triennale non ancora approvato, si scrive: “b) specifiche direttive di cui all’articolo 11, commi 1, 6 e 7, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge”.

Il comma 1 dell’art. 11 diventa il più importante, perché potrebbe qualificare in modo nuovo, per l’Italia, questa legge. E’ il comma nel quale, riprendendo un principio in Francia valido fin dall’inizio del Novecento e ribadito anche nel 1984, si esplicita che chi organizza corsi e attività motorie e sportive contro un corrispettivo deve essere coordinato da “un istruttore qualificato o da un istruttore di una specifica disciplina”. Cosa vorrà dire questo rimando a direttive specifiche contenute nell’art. 18? Sappiamo che i vari mondi sportivi non hanno visto di buon occhio questa parte della legge, nonostante siano salvaguardate tutte le loro formazioni.

C’è poi un’apertura notevole verso il settore turistico e sappiamo che molti operatori, chiamati animatori sportivi, lavorano dopo brevi corsi, oppure vengono formati da corsi di formazione professionale. Sarebbe opportuno anche in questo settore che il coordinatore delle attività di animazione fosse un laureato almeno triennale in scienze motorie. Continua a rimanere un nostro sogno. All’art. 14 sulla clausola valutativa si è aggiunto il comma 3: “3. La Regione può promuovere forme di valutazione partecipata coinvolgendo i soggetti e gli operatori del settore attuatori e destinatari degli interventi della presente legge”.

Avevamo un altro sogno: che si decidesse di avere un soggetto terzo che potesse valutare il sistema; invece la relazione, fra l’altro triennale della Giunta per il consiglio, potrà essere scritta anche con la partecipazione di chi fa parte del sistema stesso; insomma ci pare ancora una volta che non si riesca ad evitare che il controllore ed il controllato siano la stessa persona, alla faccia dei paesi veramente liberisti, dove normalmente c’è un’authority veramente terza.

Nelle note inviate al consigliere Alleva avevamo richiesto che non si cambiasse in aula l’art. 11, oppure negli artt. 6 e 14 proponemmo l’università come primo interlocutore per le ricerche e monitoraggi e per la clausola valutativa (all’art. 14 è citata ma assieme ad altri soggetti anche dello stesso sport).

Per noi mantenere alta l’attenzione su questi articoli vuol dire dare garanzia a tutti i cittadini; vuol dire fare un controllo migliore delle strutture sia preventivo sia successivo; i cittadini non possono trovare organizzazioni fatiscenti, oppure tecnici poco preparati. Proporre attività sportive praticate male vuol dire creare rischi per la salute, quindi sarebbe contrario alla legge stessa che parla di “integrazione fra le varie politiche”.

Ci chiediamo se con l’aggiunta all’art. 14 si vuol dare attuazione alla legge sulla partecipazione. Non dovrebbe esserci un coinvolgimento di tutti (veramente tutti, cioè oltre ai cittadini anche le istituzioni scolastiche), ma in fase di discussione di provvedimenti nuovi? Mentre il controllo sulle azioni dovrebbe essere fatto più oggettivamente, quindi non dagli stessi operatori.

Anche per l’impiantistica sportiva dovrebbe essere così. Per esempio nelle città statunitensi si fanno referendum appositi, quando gli impianti sono finanziati dal settore pubblico. Tra l’altro oggi in USA e in Canada ci sono molte ricerche che sollevano critiche sul sistema, soprattutto dopo le ultime Olimpiadi.

Gli articoli della legge regionale mettono la sanità, ma soprattutto l’educazione in secondo piano, nonostante le premesse, ma come vedremo mettono in risalto gli aspetti economici, commerciali, cioè turistici dello sport. Speriamo che l’attuazione avvenga valorizzando di più questi due settori, partendo dalle stesse delibere per contributi appena pubblicate. Abbiamo sempre qualche speranza, almeno nel controllo sulle varie delibere regionali, ma forse le nostre prime intuizioni si riveleranno tutte reali. Già per quest’anno ci sono le solite situazioni.

Si deve tener presente che il politico, soprattutto oggi in cui non c’è il lavoro, per avere la certezza futura del suo lavoro da politico, deve mantenere un buon rapporto con il serbatoio di voti sicuri che ormai i partiti faticano ad avere. Lo sport li assicura da anni. Semmai avessimo avuto dubbi su ciò ne abbiamo avuto la conferma in un incontro organizzato dalla società Sempre Avanti sulla vicenda dello Stadio Comunale di Bologna poco prima dell’ultimo voto comunale.

La legge regionale sullo sport può indicare la continuazione di questo sistema, sia sotto l’aspetto puramente sportivo, sia su quello urbanistico, soprattutto se sarà approvata la legge urbanistica senza apportare modifiche sostanziali per un reale consumo di suolo zero. A distanza di pochi mesi dall’approvazione della L.R. 8/17 “Norme per la promozione e lo sviluppo delle attività motorie e sportive”, per la quale poco hanno potuto le opposizioni, ora si dovrà discutere (almeno speriamo.) della nuova legge urbanistica; purtroppo la maggioranza attuale, complice la legge elettorale, potrà fare approvare tutte le leggi che mette in campo e nel contempo ostacolare tutte le altre proposte che non siano a lei funzionali.

Sulla legge urbanistica la maggioranza, che non ci sembra più non solo di sinistra, ma neanche lontanamente di centro sinistra, speriamo che faccia un passo o due indietro e ricominci a riprendere i fili di un passato in cui gli stessi politici, ora assessori, si comportavano in altro modo, così almeno ci apparivano.

Spiegheremo i nostri timori in merito all’urbanistica nella lettura della legge sullo sport, ma dobbiamo conoscere come si muove lo sport, tema complesso che appunto ha ripercussioni in tanti settori della vita e della politica e che nonostante l’apparenza delle leggi, può portare a risultati diversi da quelli indicati.

Autore dell'articolo: Amministratore

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