Due poesie per ricordare Liu Xiaobo

di Nicoletta Pesaro

Liu Xiaobo scompare attorniato dalla luce e dalla notorietà del premio Nobel per la pace, che ha nobilitato una lunga battaglia persa in partenza, e dalle ombre di un grande Paese sordo e rabbioso ai suoi richiami. Gli anni di detenzione e il potere simbolico della sua figura, l’innegabile importanza politica del suo pensiero e delle sue azioni non devono tuttavia oscurare la complessità anche controversa dell’intellettuale, dello scrittore, dell’uomo.

Liu Xiaobo è stato innanzitutto un professore universitario appassionato, un critico letterario a volte feroce, un poeta di grande sensibilità. Oltre che alla memoria delle vittime del regime, la sua produzione poetica è dedicata alla vita e agli affetti spesso sacrificati alla sua identità politica.

Basta una lettera

Basta una lettera
Perché io possa superare tutto
Parlare con te

Quando soffia il vento
La notte col proprio sangue
Scrive una parola misteriosa
Mi fa ricordare che
Ogni parola è l’ultima parola

Il ghiaccio nel tuo corpo
Si scioglie nel mito del fuoco
Nello sguardo del boia
La rabbia diviene pietra

I binari d’un tratto sovrapposti
Una falena contro la lampada
Segue la tua ombra
Con postura eterna

1 agosto 2000

Un prigioniero bramoso

Un prigioniero
Si è indebitamente impossessato della tua vita
Così bramoso e crudele
Che non ti permette di acquistare
Un mazzo di fiori o un pezzo di cioccolato
Per te stessa
Un bel vestito
Non ti dona il tempo
Nemmeno un minuto

Ti considera come la sigaretta che ha tra le dita
E che fuma fino in fondo
Nemmeno la sua cenere ti appartiene
Lui sta in una prigione del Partito comunista
E ha costruito per te un carcere spirituale
Senza porte né finestre
Senza nemmeno uno spiraglio
Ti ha rinchiuso nella solitudine
Ad ammuffire

Ti costringe a sopportare ogni notte
Le accuse dei cadaveri
Controlla la tua penna
Ti fa scrivere lettere senza sosta
Ti fa cercare disperatamente una speranza
La tua sofferenza è calpestata fino a diventare
L’unico piacere nella sua noia

Il tuo uccellino
Si è smarrito tra le linee complicate
Del palmo della sua mano
Avviluppato da quattro linee
Ognuna delle quali
Ti ha ingannato

Quest’arrogante tiranno
Ha depredato il tuo corpo
T’ha incanutito i capelli in una notte
Creando la sua favola e il suo mito
Quando crede di aver compiuto perfette buone azioni
Tu sei rimasta a mani vuote
A stringere forte il tuo vuoto futuro

È di nuovo ora
Eccolo di nuovo a dare ordini
E tu di nuovo devi avviarti da sola
Senza un corpo senza memorie
Con la tua vita svuotata
Avviarti per strada col peso
Dei libri da portargli
Lui abile ad approfittare delle occasioni
Non rinuncia mai
A privarti delle tue

Cara
Moglie mia
Fra tutte le cose meschine
Di questo effimero mondo
Perché mai
Hai scelto di sopportare me

23 luglio 1999

Questo articolo è stato pubblicato da Inchiesta online il 14 luglio 2017

Autore dell'articolo: Amministratore

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