Stefano Rodotà: l’uomo della crescita civile della democrazia e dei diritti

di Sergio Caserta

Stefano Rodotà ci ha lasciati, da tempo malato aveva combattuto l’ultima vittoriosa battaglia per la Costituzione lo scorso 4 dicembre, quando una valanga di No, ricacciò indietro il progetto renziano (e dei poteri forti) di sovvertimento dell’equilibrio tra i poteri dello Stato per instaurare il regime di un partito ed un uomo solo al comando.

Aveva purtroppo perso la penultima, quando c’illudemmo che uno scatto d’orgoglio repubblicano e l’entusiasmo popolare lo potessero condurre alla più alta carica dello Stato, di cui resta per milioni d’italiani il candidato ideale. La foto del 1976 che lo ritrae ad un comizio del Pci con alle spalle Enrico Berlinguer (ma di fianco Giorgio Napolitano) richiama alla memoria il periodo forse più alto della vicenda politica italiana dal dopoguerra: gli anni della crescita civile impetuosa della democrazia e dei diritti nel nostro arretrato Paese.

Rodotà era esponente di primo piano del movimento dei cosiddetti indipendenti di sinistra, personalità insigni del mondo della cultura, delle scienze, della ricerca che s’impegnarono, oggi si direbbe cacofonicamente “scesero” in politica, al fianco del Pci, per sostenere i programmi, quelli si, di riforme che il piu’ grande partito della sinistra all’opposizione propugnava in Parlamento e nel Paese.

Una stagione straordinaria in Italia e in tutt’Europa, inaugurata dal movimento di contestazione e lotte, operaio e studentesco del Sessantotto, culminato con la vittoria del referendum sul divorzio, in cui molti intellettuali cattolici si schierarono contro la Dc e il Vaticano a sostegno del mantenimento della legge, e che cambiò profondamente il panorama politico e sociale del Paese.

Ricordo lo stupore con cui appresi, ero giovane militante del partito che l’austero e severo professore di dirittto romano, Antonio Guarino, con cui avevo sostenuto qualche anno prima l’esame a giurisprudenza, era candidato in Parlamento indipendente del partito! Così fu per decine di personalità in tutt’Italia, basta ricordare tra tanti Raniero la Valle e Altiero Spinelli (interessante il libro di Giambattista Sciré “gli indipendenti di sinistra”, Ediesse Roma 2012). Di quella fase resta ben poco o nulla nel sistema politico nostrano. Oggi i cosiddetti intellettuali ma si tratta il più delle volte solo di volti noti o peggio di notabili, sono fiori all’occhiello di nessuna utilità. D’altro canto per il tipo di riforme che passa il convento, è già molto che chi le scrive, conosca la sintassi!.

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