Emilia Romagna: 13 punti per emendare il progetto di legge urbanistica regionale

Si è conclusa la densa fase di approfondimento relativa al nuovo progetto di legge urbanistica regionale, organizzata da partiti e movimenti della sinistra Modenese – Sinistra Italiana, Per me Modena, Possibile, Rifondazione Comunista, Campo Progressista, PCI, Articolo UNO MDP, l’Altra Emilia Romagna – con l’intento di avviare un processo di azioni comuni partendo dalle idee, dalle analisi dei problemi concreti e dalla formulazioni di proposte condivise che dai consigli comunali giungano in Regione.

Le sessioni di approfondimento hanno discusso nel merito dei contenuti partendo dalla centralità della città e dal ruolo strategico riconosciuto alla pianificazione territoriale, reinterpretandone i suoi rapporti tra spazi pubblici, privati, consumo di suolo, ambiente, mobilità, paesaggio, convivenza urbana, lavoro, commercio e welfare, avanzando proposte per il suo miglioramento. Fra le azioni future, un volume sistematico degli emendamenti; convegni a livello regionale e comunale; confronto finale con la giunta regionale.

Questi alcuni dei punti che saranno oggetto di proposte di emendamento da parte dei consiglieri regionali che fanno riferimento a Sinistra Italiana, Art.1 MDP e l’Altra Emilia e Romagna:

One Response to Emilia Romagna: 13 punti per emendare il progetto di legge urbanistica regionale

  1. Antonio Bonomi ha detto:

    Non sono d’accordo con alcuni dei punti elencati, anche perché non coerenti con l’indirizzo generale della proposta e quindi di ardua formulazione. Esempio:
    1. non può essere la legge, di per se a garantire la fine del consumo di suolo, se non nei termini dell’art.2, della vigente L.R.20/2000 che recita: f) prevedere il consumo di nuovo territorio solo quando non sussistano alternative derivanti dalla sostituzione dei tessuti insediativi esistenti ovvero dalla loro riorganizzazione e riqualificazione.
    Solo l’obbligo a redigere prioritariamente un Piano Urbanistico Regionale che vincoli e salvaguardi tutti i terreni esclusi dai luoghi urbanizzati, quale che sia la loro destinazione di Piano o accordi, come risultante dal rilievo satellitare può arrestare il consumo di suolo fertile permeabile e lo spreco dello stesso.
    2. Fra le fonti legislative è necessario citare la “Dichiarazione universale dei diritti umani” del 1948 segnatamente Art 17 che garantisce il diritto di abitazione e da esproprio arbitrario di tale diritto.
    3.No è possibile accettare come strumento primario di governo del territorio l’accordo fra privato e Comune se tale accordo non sia inserito in un Piano, con precisi termini di attuazione e scadenza. E’ necessario ripristinare il Piano Operativo Comunale (detto Piano del Sindaco per la durata quinquennale) di cui alla vigente L.R.20/2000
    4. il punto 4 dell’elenco non ha alcun significato. Se proprio ci si tiene il limite sia ispirato alla L. 765, quindi per una densità edilizia limite di 3 mc per mq di area agricola. Non mettiamoci comunque a dare i numeri come i trucidi che comandano.
    5. La partecipazione dei cittadini alla valutazione sui Piani (e non sugli accordi privati, da cui la necessità del POC) deve rispondere alle norme della L.R. 3/2010 ed essere obbligatoria.
    6. I punti 8. 9. dell’elenco sono solo buone intenzioni di cui pavimentare qualcosa. Possono sortire solo da lotte di cittadini o dall’esistenza di soggetti collettivi riconosciuti capaci di imporli (ERP, Cooperative di Abitazione ecc.).
    7. punto 11 Illegittimo in quanto soggetti privati (cave e miniere, elettrodotti e metanodotti ecc.) sono abilitati all’esproprio. Andrebbe re-introdotto l’istituto del Diritto di Superficie irrevocabile. Materia complessa da consegnare con molta attenzione.
    8. punto 12 la certezza non è di questo mondo, esiste l’alea di impresa, gli obblighi del libero mercato ecc. Articolo inesprimibile e caduco, legato solo al POC.
    9. punto 13. occorre mettere dei soldi e dell’impegno nel ricostruire la rete di progettazione di varia scala distrutta dalle insensatezze dei Renziani. Vanno attribuite deleghe alla città metropolitana e alla associazioni di comuni.
    10. va richiamata la Legge Di Salvaguardia sui Piani urbanistici con le responsabilità del Presidente della Regione e i limiti di cui alle note sentenze della Corte Costituzionale.
    Per favore non fate girare questo elenco se prima non lo si è discusso a fondo fra tecnici e legali. Io comunque sono per respingere questa proposta ignobile e intervenire con correzioni sulla L. R. 20/2000 che funzionerebbe ancora meglio, con opportuni emendamenti di tutela del suolo e di attribuzione delle deleghe.

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