Emilia Romagna: 13 punti per emendare il progetto di legge urbanistica regionale

Si è conclusa la densa fase di approfondimento relativa al nuovo progetto di legge urbanistica regionale, organizzata da partiti e movimenti della sinistra Modenese – Sinistra Italiana, Per me Modena, Possibile, Rifondazione Comunista, Campo Progressista, PCI, Articolo UNO MDP, l’Altra Emilia Romagna – con l’intento di avviare un processo di azioni comuni partendo dalle idee, dalle analisi dei problemi concreti e dalla formulazioni di proposte condivise che dai consigli comunali giungano in Regione.

Le sessioni di approfondimento hanno discusso nel merito dei contenuti partendo dalla centralità della città e dal ruolo strategico riconosciuto alla pianificazione territoriale, reinterpretandone i suoi rapporti tra spazi pubblici, privati, consumo di suolo, ambiente, mobilità, paesaggio, convivenza urbana, lavoro, commercio e welfare, avanzando proposte per il suo miglioramento. Fra le azioni future, un volume sistematico degli emendamenti; convegni a livello regionale e comunale; confronto finale con la giunta regionale.

Questi alcuni dei punti che saranno oggetto di proposte di emendamento da parte dei consiglieri regionali che fanno riferimento a Sinistra Italiana, Art.1 MDP e l’Altra Emilia e Romagna:

  • 1. Rendere gli articoli della legge più coerenti con gli obiettivi di riduzione di consumo del suolo e di rigenerazione urbana che la legge stessa dichiara di perseguire;
  • 2. Ripristinare il potere del Comune e del Consiglio Comunale nella pianificazione urbanistica cogente, rispetto ad una proposta di legge che lo ridimensiona a favore della negoziazione diretta con il privato tramite gli accordi operativi;
  • 3. Limitazione forte delle numerose deroghe oggi previste che aumenterebbero il consumo del suolo;
  • 4. Inserimento nel previsto limite massimo del 3% di consumo di nuovo suolo delle aree già previste negli attuali strumenti urbanistici;
  • 5. Rendere possibile la partecipazione dei cittadini modificando tempi e modalità degli accordi per i grandi interventi;
  • 6. Riconoscimento al Consiglio Comunale della potestà di decidere, in modo libero e cogente, la pianificazione della città e i diritti edificatori, poteri che oggi il progetto di legge attribuisce solo agli accordi operativi fra Comune e privati;
  • 7. Attribuzione alla rigenerazione urbana di un carattere più organico, e meno occasionale;
  • 8. Rafforzamento del ruolo di inclusione e coesione sociale delle città quale effetto della pianificazione urbanistica;
  • 9. Ridimensionamento del ruolo della rendita fondiaria come motore dello sviluppo economico della città;
  • 10. Al fine di allargare la partecipazione alla decisione sulla legge richiediamo che venga raccolto il parere di tutti i consigli comunali dei comuni della regione;
  • 11. Limitare l’esproprio ai soli casi in cui le aree abbiano una destinazione pubblica;
  • 12. Dare certezza agli operatori economici e ai privati che intendono intervenire nei processi di trasformazione attraverso la destinazione d’uso e la definizione localizzativa e normativa contenuta nel PUG;
  • 13. Rispetto del titolo V della Costituzione e delle leggi statali nell’attuazione delle competenze e del ruolo pubblico nella pianificazione e governo del territorio.

Autore dell'articolo: Amministratore

1 commento su “Emilia Romagna: 13 punti per emendare il progetto di legge urbanistica regionale

    Antonio Bonomi

    (15 Giugno 2017 - 23:46)

    Non sono d’accordo con alcuni dei punti elencati, anche perché non coerenti con l’indirizzo generale della proposta e quindi di ardua formulazione. Esempio:
    1. non può essere la legge, di per se a garantire la fine del consumo di suolo, se non nei termini dell’art.2, della vigente L.R.20/2000 che recita: f) prevedere il consumo di nuovo territorio solo quando non sussistano alternative derivanti dalla sostituzione dei tessuti insediativi esistenti ovvero dalla loro riorganizzazione e riqualificazione.
    Solo l’obbligo a redigere prioritariamente un Piano Urbanistico Regionale che vincoli e salvaguardi tutti i terreni esclusi dai luoghi urbanizzati, quale che sia la loro destinazione di Piano o accordi, come risultante dal rilievo satellitare può arrestare il consumo di suolo fertile permeabile e lo spreco dello stesso.
    2. Fra le fonti legislative è necessario citare la “Dichiarazione universale dei diritti umani” del 1948 segnatamente Art 17 che garantisce il diritto di abitazione e da esproprio arbitrario di tale diritto.
    3.No è possibile accettare come strumento primario di governo del territorio l’accordo fra privato e Comune se tale accordo non sia inserito in un Piano, con precisi termini di attuazione e scadenza. E’ necessario ripristinare il Piano Operativo Comunale (detto Piano del Sindaco per la durata quinquennale) di cui alla vigente L.R.20/2000
    4. il punto 4 dell’elenco non ha alcun significato. Se proprio ci si tiene il limite sia ispirato alla L. 765, quindi per una densità edilizia limite di 3 mc per mq di area agricola. Non mettiamoci comunque a dare i numeri come i trucidi che comandano.
    5. La partecipazione dei cittadini alla valutazione sui Piani (e non sugli accordi privati, da cui la necessità del POC) deve rispondere alle norme della L.R. 3/2010 ed essere obbligatoria.
    6. I punti 8. 9. dell’elenco sono solo buone intenzioni di cui pavimentare qualcosa. Possono sortire solo da lotte di cittadini o dall’esistenza di soggetti collettivi riconosciuti capaci di imporli (ERP, Cooperative di Abitazione ecc.).
    7. punto 11 Illegittimo in quanto soggetti privati (cave e miniere, elettrodotti e metanodotti ecc.) sono abilitati all’esproprio. Andrebbe re-introdotto l’istituto del Diritto di Superficie irrevocabile. Materia complessa da consegnare con molta attenzione.
    8. punto 12 la certezza non è di questo mondo, esiste l’alea di impresa, gli obblighi del libero mercato ecc. Articolo inesprimibile e caduco, legato solo al POC.
    9. punto 13. occorre mettere dei soldi e dell’impegno nel ricostruire la rete di progettazione di varia scala distrutta dalle insensatezze dei Renziani. Vanno attribuite deleghe alla città metropolitana e alla associazioni di comuni.
    10. va richiamata la Legge Di Salvaguardia sui Piani urbanistici con le responsabilità del Presidente della Regione e i limiti di cui alle note sentenze della Corte Costituzionale.
    Per favore non fate girare questo elenco se prima non lo si è discusso a fondo fra tecnici e legali. Io comunque sono per respingere questa proposta ignobile e intervenire con correzioni sulla L. R. 20/2000 che funzionerebbe ancora meglio, con opportuni emendamenti di tutela del suolo e di attribuzione delle deleghe.

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