Cronache dalle province: giù le mani dalla scuola Rodari di Poggetto

di Sergio Caserta

Quando si parla di scuola pubblica, ed i nostri governanti hanno voluto togliere la qualificazione pubblica dalla denominazione del ministero dell’istruzione e dalle leggi, perché hanno il “tarlo” dell’equiparazione con la scuola privata, non solo svalutano un bene che è il primo elemento di distinzione di un paese civile ma con questo atteggiamento, mettono in pericolo fondamentali conquiste democratiche, culturali e civili che sono alla base di un’istruzione qualificata, gratuita ed accessibile a tutti.

Non è un caso che l’ondata privatista e regressiva che dagli anni 80 attraversa l’intero occidente, nel nostro paese abbia contaminato più di una coscienza e minato convinzioni consolidate sulla funzione dell’educazione pubblica.

Esemplificativo in tal senso, è il caso della scuola primaria Gianni Rodari di Poggetto, frazione del comune di San Pietro in Casale, nella campagna bolognese, ai confini con la provincia di Ferrara, in quelle zone dove il verde predomina ancora e nonostante le trasformazioni del tempo, quando vai nella piazza del paese respiri ancora l’atmosfera della terra d’Emilia profonda di belle tradizioni e di ricca umanità.

La scuola primaria comunale in questione è un vero e proprio “fiore all’occhiello” non solo del paese ma di tutto il territorio ex provinciale, ora metropolitano (è la stessa cosa).

Trent’anni fa un gruppo di maestre con una spiccata predisposizione all’insegnamento più avanzato, avviarono importanti sperimentazioni didattiche per gli studenti provenienti dalle numerose frazioni del comune agricolo: teatro, biblioteca, orticoltura, allevamento di animali, scambi con altre scuole, insomma negli anni la fama del scuola di Poggetto travalicava i confini di San Pietro in Casale, per assurgere pur dal recondito di un piccolo paese, a fama di scuola d’avanguardia ( chi può dimenticare l’esempio della scuola di Barbiana di Don Milani?)

Purtroppo in questi tristi tempi di retrocessione e di involuzione anche antropologica che costituiscono per l’Italia un vero e proprio declino, succede che un gruppo molto esiguo di famiglie di alunni della scuola, ostili al metodo didattico che viene portato gloriosamente avanti nonostante le controriforme degli ultimi anni, hanno protestato perché gli studenti sono stati a teatro, come di consueto con il consenso della stragrande maggioranza delle famiglie, a vedere uno spettacolo molto innovativo e di successo sul tema dell’identità sessuale dei ragazzi: “Fà afafine, mi chiamo Alex e sono un dinosauro” testo e regia di Giuliano Scarpinato, produzione del teatro biondo di Palermo, vincitore del premio “scenario infanzia 2014”.

Uno spettacolo criticato, e forse non è un caso, dalla non sempre brillante Curia bolognese, nonostante il nuovo Vescovo Zuppi. La destra estrema ha cercato fin da subito di cavalcare la vicenda, tant’è che un esponente dell’associazione “Evita Peron” aveva partecipato senza alcun titolo, alla riunione del consiglio d’Istituto e poi erano comparsi striscioni della stessa contro l’educazione alle differenze di genere, esempio lampante della visione cupamente involuta dei reazionari, causa di tanti guai.

Dopodiché si montava il caso con una lettera anonima, ma in cui s’identificava il gruppetto di genitori denunciatori, riportata dal giornale.it, dove si chiedeva d’intervenire per “impedire l’osceno” di matrimoni gay dei bambini celebrati in scuola, una falsità inventata di sana pianta, degna di fake news, alla quale le maestre risponderanno con idonea querela.

Dulcis in fundo, si fa per dire, Forza Nuova ci metteva la firma addirittura appendendo nottetempo davanti la scuola, uno striscione inneggiante “la vostra cultura è contro natura” come se la natura giusta fosse quella primordiale e violenta di cui sono portatori i fascisti del secondo millennio. Comunque un chiaro segno d’intimidazione, prontamente condannato con un comunicato congiunto del sindaco Claudio Pezzoli e della dirigente scolastica Elena Accorsi, oltre che con l’attivo impegno e la pronta sollecitazione del consigliere comunale Renato Rizz.

Ora probabilmente il grave episodio d’intolleranza calunniosa si sgonfierà a causa di mancanza di oggetto reale, ma resta la grave offesa arrecata ad un corpo docente di primaria qualità, che fa della dedizione professionale e culturale nell’insegnamento la propria missione civile.

E quindi la storia non finisce perché occorre che simili episodi non si ripetano e che nella scuola torni la serenità e la libertà di poter insegnare, secondo gli indirizzi stabiliti dai programmi didattici ma con l’ingegno, la creatività e la ricerca seria che hanno contraddistinto il lungo lavoro di questi anni. Onoriamo queste maestre che difendono un principio e un patrimonio della nostra democrazia, questa è la migliore risposta a chi mesta nel torbido.

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