Bologna: chiude l’impianto sportivo del Cierrebi, ennesima scelta speculativa

di Silvia R. Lolli

Dalle 18 di oggi, mercoledì 31 maggio, i cittadini, riuniti nel comitato per la rigenerazione urbana contro la speculazione saranno impegnati in un presidio davanti all’impianto sportivo del Cierrebi (di proprietà della Cassa di Risparmio di Bologna, aperto finora non solo ai suoi soci, ma anche alla cittadinanza) per manifestare contro la sua chiusura.

Nonostante le rassicurazioni del vicesindaco e assessore allo sport Matteo Lepore, spiegate alla presentazione del Piano Strategico per lo Sport il 23 maggio scorso, si procede alla chiusura dell’ennesimo impianto sportivo bolognese. Fra l’altro in questo scorcio di stagione agonistica l’impianto dovrebbe essere ancora utilizzato dalla squadra bolognese di basket femminile, Basket Progresso Matteiplast, che si sta giocando la finale di play off della serie A2. Se vince sarà promossa in A1. Ci fa piacere sapere che in queste ultime ore si è avuta una deroga per lasciare a questa squadra il fattore campo nella partita di finale che giocherà in casa contro il Sesto S. Giovanni.

A memoria non ci sembra ci sia mai stata questa situazione d’incertezza per i campi di gioco a Bologna. Molti impianti utilizzati non sono più gestiti direttamente dal pubblico, perciò l’interesse più privatistico porta le squadre nell’incertezza della loro partecipazione alle fasi finali dei campionati, a giocare in altri campi: un esempio è quello dell’impianto Unipol Arena, destinato dopo la stagione regolare di basket maschile ad altri eventi (generalmente non sportivi).

Così la Virtus Segafredo sta giocando fuori casa le ultime gare di play off di A2. Certamente un’inversione di tendenza che stiamo accusando da tanti anni: il passaggio dello sport da una politica che guardava soprattutto all’interesse comune, di bene comunque pubblico sia per lo sport professionistico sia per quello dilettantistico, allo sport piegato ad esigenze private e solo commerciali.

Anche la questione CRB si deve leggere in questo quadro di depauperamento di beni pubblici verso una lettura di rigenerazione che si fa soprattutto speculazione edilizia e commerciale. Rinviamo ai contenuti del volantino del comitato, in cui far l’altro si scrive:

“…La politica non può assistere silenziosa o, peggio, assecondare scelte speculative come quelle che si prospettano nell’area dello stadio, al Cierrebi e ai Prati di Caprara…”

Il Cierrebi si configura fin dall’inizio come impianto privato, ma ci risulta che nel contratto di compravendita ci fosse un vincolo: in parte doveva essere aperto a tutta la cittadinanza a prezzi calmierati, quindi diventava anche bene comune. Come ha sottolineato Lepore durante le conclusioni del 23 maggio scorso il problema per la Cassa di Risparmio (ora Banca Intesa) è un problema di gestione troppo onerosa: “… vediamo chi è in grado di gestire questo impianto in perdita…”

Però ci permettiamo di dibattere sulla questione gestione, anche se sappiamo di essere molto ignoranti sul tema specifico del Cierrebi, non facendo parte di nessun consiglio di amministrazione né dell’impianto, né della Banca, e sapendo che si tratta pur sempre di un impianto privato, ma che sta avendo forti ripercussioni di tipo pubblico, soprattutto in termini di urbanistica.

Ci permettiamo di sollevare due questioni. La prima è capire se il gestore aveva le capacità manageriali, sportive, per gestire l’impianto. Purtroppo constatiamo da anni che in Italia lo sport è affidato a chi ha poca competenza specifica, pensando che per la gestione di un impianto non si debbano avere sufficienti competenze di tipo sportivo. Da quanti anni poi la gestione è in perdita? Da che cosa è causata questa perdita?

La seconda obiezione è poter conoscere se a fronte di un minor numero di soci, essendo diminuiti i lavoratori della banca che negli anni si è appunto unita al S. Paolo di Torino, si sono prese in tempo delle misure idonee per mantenere in attivo il patrimonio in seno alla banca stessa. Probabilmente la scelta può essere, di fronte alla crisi di mercato e anche a quelle bancarie, di vendere patrimoni costosi, quando poi i dipendenti stessi non sfruttano lo stesso patrimonio.

A margine di queste modeste e forse anche sbagliate considerazioni, vogliamo inoltre ricordare ciò che nell’assemblea del 24 maggio il portavoce del comitato, Gruppi, ha ricordato ai cittadini presenti: dalla valutazione, fatta da un esperto immobiliare, è risultato che il prezzo di vendita al quale sembra aver fatto il compromesso il gruppo Maccaferri (gruppo Seci) con l’idea di costruire l’ennesimo supermercato risulterebbe notevolmente inferiore rispetto al prezzo di mercato.

Forse a pensar male si fa troppo in fretta, però… Crediamo dunque che il presidio davanti al Cierrebi nel giorno in cui si è stabilita la chiusura del centro si possa intendere come un dovere civico.

Autore dell'articolo: Amministratore

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