Prezzi bassi, luoghi degradati: essere tossicodipendenti a Bologna

di Leonardo Tancredi

L’inchiesta del mese del numero di aprile di Piazza Grande è dedicata allo spaccio e consumo di droga a Bologna. Dopo i casi di morte per overdose in città, il giornale dei senza dimora ha incontrato chi ha vissuto in prima persona e di recente l’esperienza della dipendenza da eroina e cocaina e ne ha raccolto il racconto di uno dei luoghi principali dello spaccio a Bologna, la fabbrica dismessa della Manifattura Tabacchi.

Venti euro per 0,3 grammi di cocaina o per una busta di eroina. Sono questi i prezzi del mercato a Bologna, nella zona di spaccio più riconoscibile della città, tra via Stalingrado e via Ferrarese, l’ex manifattura tabacchi. A svelarlo è Giulia (nome di fantasia), 39 anni, una vita in strada, ora ospite da un paio di settimane in un dormitorio della città. “Sono a Bologna da quando avevo 21 anni” racconta “prima abitavo in un’altra città e sono stata in carcere. Già da tempo avevo problemi di droga”.

Nei suoi giri senza meta, in Piazza Venti Settembre incontra alcuni ragazzi tossicodipendenti che la indirizzano verso i luoghi di spaccio. Piazza Verdi e la Montagnola per fumo ed erba. E l’ex manifattura tabacchi. Uno spaccio a cielo aperto dove l’ingresso, se conoscevi altri frequentatori, era libero e accessibile dalle 11 di mattina fino a notte inoltrata. Bastava varcare una porticina di ferro, chiedere il prodotto desiderato (cocaina bianca o thailandese oppure eroina) e ovviamente pagare. Il consumo spesso avveniva lì, tra piante e siringhe usate.

Sul tema è intervenuto Salvatore Giancane, medico Sert e tossicologo con una grande esperienza sulla situazione dello spaccio e del consumo sotto le Due Torri, al qual Piazza Grande ha chiesto se c’è una nuova emergenza eroina in città. Non sembra trasparire dai dati di accesso al Sert, ma la realtà potrebbe essere diversa. “Emerge dai fatti di cronaca, nei decessi, come segnali inquietanti, che però sembra che nessuno raccolga – denuncia il tossicologo Salvatore Giancane. Di fatto a Bologna sono aumentati i casi di overdose, specie fra i non residenti.

“Sbaglia chi pensa che al Sert confluisca l’interezza del fenomeno delle tossicodipendenze: in realtà è un’utenza quasi residuale ormai”. A cambiare sono stati soprattutto i prezzi, crollati quello dell’eroina, della coca e anche del metadone al mercato nero. A Bologna si concentra un numero elevato di consumatori non residenti ad alto rischio, di cui solo una piccola parte appartenente alla cosiddetta marginalità: “I marginali lo sono anche rispetto alla scena della dipendenza: hanno minore capacità di acquisto e non accedono a droghe di qualità”. Sono studenti universitari, persone di passaggio, scarcerati: “Non conoscono il mercato, né la città, non hanno fattori protettivi, si fanno da soli: l’ultima ragazza morta sul treno girava per la città da 45 giorni e non la conosceva nessuno”.

Se le pagine centrali del numero di aprile sono dedicate al consumo di droga, la foto di prima pagina (scattata da Max Cavallari) racconta un’esperienza molto positiva, quelle delle famiglie del progetto Refugees Welcome. Come Maria Cristina Visioli, responsabile del progetto a Bologna, e suo marito, sono famiglie che hanno accettato di mettere a disposizione la propria casa in un network di accoglienza per richiedenti asilo alla fine del loro percorso istituzionale. Per iscriversi o avere altre informazione basta visitare il sito www.refugees-welcome.it.

Questo articolo è stato pubblicato da Piazza Grande l’11 marzo 2017

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