Padova sperimenta: l’esperienza di Coalizione Civica

di Giuliana Beltrame

Padova l’11 giugno voterà per scegliere il sindaco e per il rinnovo del consiglio comunale. Due anni e mezzo di giunta leghista capeggiata dal sindaco Bitonci hanno ridotto Padova ad una situazione di degrado politico, sociale e culturale difficile da immaginare qualche tempo fa. Dopo aver cacciato diversi assessori, ridotto al silenzio i suoi sostenitori che si permettevano deboli critiche, il prode Bitonci si è trovato sfiduciato dai suoi stessi supporter. E senza aver, non dico risolto, ma neppure affrontato nessuno dei suoi temi forti come sicurezza e nuovo ospedale, solo per citare i due più urlati.

L’esperienza di Coalizione civica nasce in questo contesto e si caratterizza subito per la novità e la capacità attrattiva: parte dalla proposta di Padova2020, lista civica presente alle elezioni del 2014 e protagonista di una sofferta vicenda di rapporti con il PD, che con un appello a dicembre lancia un primo appuntamento per costruire un percorso di alternativa in vista delle elezioni amministrative. A sorpresa accorre una folla che la sala non è in grado di contenere e a distanza di pochi giorni una seconda convocazione vede la presenza di più di 250 persone.

Da qui parte un percorso che è stato capace di coinvolgere cittadine/i senza appartenenze, associazioni che si occupano di scuola e cultura, tutela ambientale, di solidarietà con i migranti e richiedenti asilo, di diritti, lavoro, sanità e urbanistica… I partiti della sinistra, Prc, Si, Possibile si sono da subito coinvolti alla pari (una testa un voto) superando, con qualche comprensibile fatica, le difficoltà di interlocuzione. Al percorso hanno contribuito anche persone del PD in disaccordo con il loro partito che nel frattempo, incapace di individuare una/un candidato, si affida all’iniziativa di Sergio Giordani, un imprenditore, presidente di Interporto Padova che apre subito alla destra contraria ad un accordo con la Lega.

I numeri che caratterizzano questo progetto contribuiscono a renderlo interessante e degno di nota: più di 1700 i sottoscrittori dell’appello, più di 300 le persone che hanno lavorato nei gruppi tematici per costruire il programma, 820 i votanti alle primarie per la scelta del candidato sindaco e una media di più di 400 partecipanti alle riunioni dell’assemblea, che si sono finora tenute nelle sale dei cinema cittadini.

Incontri reali, di persone che imparano a conoscersi, che stabiliscono rapporti, che cercano di superare diffidenze magari sedimentate nelle storie precedenti, e molte persone giovani che invece, per fortuna, non hanno “residui” da superare. La struttura organizzativa si basa su tre organi principali: Assemblea, Coordinamento politico e Gruppi di lavoro. L’Assemblea, composta dalle sottoscrittrici e dai sottoscrittori dell’appello, assume le decisioni attraverso un confronto diretto e una votazione palese e ha l’ultima parola rispetto ad ogni azione della Coalizione civica.

Il Coordinamento politico, composto da autocandidate/i e eletti in assemblea, ha il compito di organizzare i lavori dell’assemblea, formulare proposte, tenere i contatti con la stampa e confrontarsi con gli altri soggetti politici. Il Coordinamento è rappresentato da due portavoce nel rispetto della parità di genere.

Affiancano il Coordinamento politico, con funzioni di supporto, un gruppo “tesoreria”, un gruppo “segreteria” e un gruppo “comunicazione”.
Protagonista del percorso è stata la centralità assegnata ai Gruppi di lavoro tematici: esperienza di messa in comune di competenze ed idee nella costruzione del programma che viene arricchito in progres anche con gli incontri che stanno organizzando per la campagna elettorale vera e propria.
Una “compagnia dell’anello” così varia ha affrontato ovvie difficoltà di comprensione dimostrando una notevole capacità di mediazione che ha consentito finora di aggirare rigidità e diffidenze.

Il percorso non si è coagulato intorno alla figura del candidato sindaco, scelto dopo una serie di incontri dei tre candidati: Arturo Lorenzoni che poi sarà eletto, Floriana Rizzetto e Umberto Curi, con i gruppi di lavoro e l’assemblea, e quindi non dipende da meccanismi leaderistici: è un’altra delle caratteristiche di questa esperienza e deve rimanere elemento prezioso. Non sono i gruppi di lavoro al servizio del candidato, ma il candidato, primus inter pares, al servizio del progetto e del programma.

Naturalmente non sono mancate le criticità come l’insistenza nella ricerca di un rapporto con il PD renziano che governa il partito cittadino e la volontà di partecipare a primarie con il candidato Pd, inutilmente richieste a più riprese da Coalizione Civica che hanno creato qualche difficoltà di tenuta, superata dalla consapevolezza dell’importanza dell’obiettivo.

Una questione che dovrebbe essere affrontata prima che diventi potenzialmente dirompente è la prospettiva dopo voto: fino ad ora si è andati avanti con approccio pragmatico-ad hoc e concentrato soprattutto sull’elaborazione del programma , ma prima del voto bisognerà chiarire questioni strategiche come il posizionamento rispetto alle altre forze in campo, in particolare in vista di un assai probabile ballottaggio.

Una questione per tutte: La presenza in Consiglio Comunale, ma non in Giunta, nell’ipotesi di una vittoria del Centro sinistra/destra a guida PD (che ricordo ha associato parte della destra anti Lega e che comunque esprime una continuità nella tutela degli “interessi forti” in città) o quale tipo di relazione con la lista Giordani/PD, in caso di vittoria al ballottaggio di Coalizione Civica. Sono ipotesi che dovranno essere affrontate per tempo con lucidità e fiducia nella carica innovativa rappresentata da C.C.

La sfida che Coalizione Civica dovrà comunque affrontare dopo lo elezioni è quella di continuare a realizzare la sua portata innovativa nelle pratiche politiche interne ed esterne alla presenza istituzionale. Uno strumento fondamentale in questo senso sarà la continuità della relazione tra i gruppi di lavoro con, da un lato la rappresentanza in Consiglio comunale e con la cittadinanza dall’altro, per portare avanti i punti programmatici continuando nel lavoro di coinvolgimento di cittadine e cittadini non schiacciato sui riti istituzionali e non demandato alla partecipazione virtuale.

Coniugare competenza e passione politica per affrontare e proporre soluzioni possibili alle criticità presenti in ogni città con la centralità dell’interesse collettivo a partire dalle realtà “deboli”: periferie, nuove e vecchie povertà, accoglienza immigrate/i e confronto tra culture. Senza dimenticare la massiccia presenza di studentesse/studenti universitari e la potenziale ricchezza di proposta che possono rappresentare. Chiamando l’Università ad affrontare con risposte concrete i loro bisogni materiali e culturali.

La scommessa è legata alla capacità-possibilità di continuare il percorso di costruzione di una proposta alternativa per la città e magari servire come esempio per percorsi utili anche a livello extra padovano. Chissà che le diverse esperienze in atto, dalla rete delle città in comune, alle esperienze civiche grandi e piccole italiane ed europee riescano finalmente a confrontarsi e costruire quel grande laboratorio politico di ri/costruzione di democrazia di cui abbiamo bisogno a livello locale, nazionale ed europeo.

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