La Costituzione, cioè lo Stato antifascista

di Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’Anpi

Abbiamo assunto l’impegno di dedicare il 2017 alla Costituzione, perché è l’anno della Costituente, l’anno delle grandi discussioni e infine dell’approvazione con un voto significativo (85%), su cui, in partenza, nessuno avrebbe potuto scommettere.

La nostra Costituzione ha sicuramente bisogno di essere attuata, in tante parti ancora carenti, ma forse, prima ancora, ha bisogno di essere pienamente conosciuta. Un illustre politologo ci disse, in un incontro all’Istituto Cervi, che c’era bisogno di un maggior “patriottismo costituzionale”. E dunque più conoscenza, più amore, non solo per i singoli articoli, spesso richiamati, ma soprattutto per i princìpi di fondo ed i valori che hanno bisogno di essere rivalutati, in un Paese troppo spesso smarrito.

Ma il primo valore che dovrebbe essere posto in luce e rilanciato è quello dell’antifascismo. L’art. 1 della Costituzione dice che la nostra è una Repubblica democratica; dunque democratica vuol dire – come affermavano gli ateniesi 430 anni prima di Cristo – il governo di molti e non di pochi e partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. E già questo basterebbe per dire che la Costituzione è il netto contrario di ogni forma di autoritarismo. Ma poi non c’è, in tutta la Carta, la parola “fascismo”, salvo nella XII disposizione finale, che vieta la ricostituzione del partito fascista.

Questo perché i Costituenti erano all’indomani di una vittoria sul fascismo e sul nazismo e le vittorie appaiono sempre definitive, al momento. Quindi, al più, si trattava nel loro pensiero di vietare ora e sempre la ricostituzione del partito fascista. Ma fascismo non si identifica solo nel regime di Mussolini. Il fascismo, comunque lo si denomini, può assumere mille forme che hanno connotati costanti: autoritarismo, diniego delle libertà e dei diritti dei cittadini, razzismo.

Sotto questo profilo la Costituzione è profondamente e intrinsecamente antifascista, perché non solo l’art. 1, con quell’aggettivo “democratica” lo dimostra, ma tutti i princìpi e i valori della prima parte sono incompatibili con quelle idee e ne sono l’esatto contrario. È per questo che noi sosteniamo che c’è una qualche differenza, ancora, fra questi valori della Costituzione e la realtà delle stesse Istituzioni.

La prima cosa che si sarebbe dovuto fare, in sostanza, sarebbe consistita nel fare i conti col fascismo; conoscerlo, farlo conoscere, indicarne gli effetti, precisando anche con chiarezza responsabilità e colpe, così rendendo identificabile ogni traccia, non solo del fascismo mussoliniano, ma anche qualsiasi tipo di fascismo, latamente inteso.

La seconda, avrebbe dovuto essere non solo il montante, la defascistizzazione dello Stato, ma anche e soprattutto la democratizzazione dello stesso. Questi sono tutti obiettivi mancati e praticamente mai completamente raggiunti; tant’è che oggi c’è chi può tentare di rivalutare il fascismo, di sostenere la tesi di un fascismo “buono” e dei fascisti, in quanto italiani, “brava gente”. Sappiamo che non è così, che il fascismo si comportò duramente con gli oppositori, malissimo con gli ebrei, malissimo nelle colonie. E c’è chi ripropone, oggi, alcuni valori in realtà inesistenti ed inaccettabili, proprio perché contrastanti con i princìpi di libertà, eguaglianza e dignità che sono il cardine dei valori costituzionali.

Dunque, attenzione: quando ci dicono che il fascismo non c’è più ed è finito, bisogna essere pronti a dimostrare che non è vero, e non solo perché ci sono i movimenti neofascisti, ma anche perché c’è una mentalità e dei falsi valori, che non solo sono duri a morire ma sono pronti a riprendere vigore, non appena si presenti il terreno favorevole.

Infine, e lo ha detto una sentenza della Corte di Cassazione, fascismo e razzismo sono termini pressoché indissolubili; e non solo perché il regime fascista perseguitò, e duramente, gli ebrei, ma perché alla base di ogni autoritarismo c’è sempre un insieme di fattori che vanno dal nazionalismo, all’egoismo, all’odio razziale, all’odio per chiunque sia “diverso”. Di tutto questo ce n’è in abbondanza in Europa e nel mondo. In Europa c’è un’enorme spinta a destra, non verso la destra liberale e conservatrice, ma verso una destra disponibile a tingersi di nero, frutto di un misto di autoritarismo, di negazione della libertà di egoismo nazionalista, di razzismo. Che altro sono, del resto, i muri che vengono alzati e i fili di ferro che vengono utilizzati per creare barriere?

Ci sono esempi notevoli di tutto questo: il successo della Le Pen in Francia, il fascismo di un partito che ha addirittura sfiorato il successo in Austria, il pericolo non definitivamente risolto dell’estrema destra in Olanda; senza contare che abbiamo già in Ungheria, in Slovacchia, in Polonia e in Romania, tendenze molto nette all’autoritarismo, all’innalzamento di barriere, alla negazione della libertà di stampa e dei diritti dell’opposizione.

Tutto questo ci deve far riflettere, se è vero ciò che ha scritto, anni fa un illustre storico francese (Pierre Milza), avvertendo che la situazione odierna è ricca di pericoli per ragioni economiche e sociali, per una progressiva decadenza della cultura, dell’uguaglianza, della solidarietà. E aggiungeva, che se è vero che il fascismo e il nazismo non si riprodurranno nella stessa forma, è anche vero che sarebbe follia rifiutare la lezione della storia, e dunque è necessario essere consapevoli che il peggio, se non è mai certo, non è neppure impossibile; donde la necessità di fare molta attenzione ai sintomi, per mettere in atto, in tempo utile gli antidoti, assolutamente indispensabili soprattutto in periodi di crisi economiche e sociali e di declino morale.

Tutto questo per dire che se non è mai stato semplice essere antifascisti, il problema, oggi, è più complesso, perché dobbiamo combattere non solo contro i nostalgici e i neo fascisti ma anche contro tendenze e pericoli sempre più diffusi e spesso meno avvertibili. Il che vuol dire che la battaglia va condotta su molti piani e che è un errore pensare che tutto si riduca al contrasto dei fenomeni più appariscenti anche se sono quelli che ci colpiscono di più perché più visibili.

Allora, che fare? Far conoscere sempre di più e meglio che cosa è stato il fascismo e quali effetti ha prodotto e contemporaneamente quali sono i veri valori cioè quelli della Costituzione. Ciò va fatto soprattutto nelle scuole, dove i giovani hanno bisogno di conoscere la storia e di riflettervi sopra, prima ancora di apprendere tante nozioni; perché queste ultime possono contribuire a realizzarsi professionalmente, sempre che il mercato e l’economia lo consentano; ma è la storia, è la memoria, è l’insieme dei princìpi della Costituzione conosciuti ed amati, che possono aiutare a diventare dei cittadini, per di più partecipi.

Far conoscere, apprezzare e sentire come propri i valori di fondo della Carta (democrazia, libertà, uguaglianza, dignità, solidarietà).

Contrastare tutti i fenomeni di neonazismo e neofascismo, smascherandone i falsi valori e dimostrando quanto sono ingannevoli le loro lusinghe, soprattutto ai giovani più facilmente suggestionabili.

Contrastare, prima di tutto sul piano culturale; poi cercando di capire perché questi movimenti riscuotono un cero successo proprio sui giovani; infine contrastare le manifestazioni, apparentemente solo nostalgiche, ma che in realtà sono significative sotto ben altri profili. Un contrasto, dunque, per il quale non è utile, non serve lo scontro diretto, come qualcuno vorrebbe, ma chiedendo prima di tutto alle Istituzione che facciano il loro dovere, neghino le piazze e le sale e non solo per motivi di ordine pubblico, ma perché sono costituzionalmente inaccettabili le manifestazioni che vi si propongono. Insomma bisogna chiedere che si tolga la possibilità di far comparire in giro per le strade i simboli che hanno sapore di morte come il saluto romano, l’esibizione delle svastiche; ricordando sempre che dietro l’apparente ridicolo c’è una storia di persecuzione e di distruzione.

Bisogna anche cercare di coinvolgere nel rifiuto i Sindaci, a proposito dei quali voglio ricordare il bellissimo intervento, all’Istituto Cervi, del Sindaco di Udine, che dichiarò di considerarsi al di sopra delle parti, come primo cittadino, ma di non poter essere neutrale quando si tratta di materia di Costituzione e di democrazia. Bisogna contattare anche i parlamentari, delle proprie sedi, chiedendo che facciano interrogazioni ed interpellanze, che mettano in movimento i disegni di legge da tempo pendenti in parlamento, che rappresentino, al centro, quella volontà democratica che pervade largamente il popolo. Bisogna anche ricordare a Questori e Prefetti, che spesso dicono di non poter fare nulla perché non c’è una legge, che di leggi, oltre alla Costituzione, ce ne sono ben due, e il massimo organo giudiziario, cioè la Cassazione, ha dichiarato più volte operanti, confermando condanne per manifestazioni tipicamente fasciste. E bisogna ricordare che non è vero che tutto ciò che avviene sul web non è perseguibile per mancanza di un’adeguata legislazione, perché anche in questo caso – pur se sarebbe auspicabile una legislazione puntuale – la Corte di Cassazione non ha mancato di intervenire, come dimostra il noto caso di Stormfront, a Roma, uno dei siti più conosciuti e alla fine anche uno dei più condannati. E non sarebbe male insistere perché la polizia postale, che ha tutte le competenze necessarie, fosse messa in condizione di operare con più intensità e con mezzi un po’ più sofisticati.

Certo, dopo o assieme a tutto questo, ci sono anche i presìdi. Si fanno normalmente, è bene farli perché si manifesti la voce dell’antifascismo, ma richiedono ormai un approfondimento e una riflessione. Perché se il presidio si limita alla presenza dei soliti convinti, in una piazza isolata, mentre la città e il Paese proseguono nell’intenso corso della loro vita, il presidio diviene insufficiente. Bisogna individuare modalità che lo facciano diventare strumento di comunicazione, di informazione e di coinvolgimento nei confronti degli indifferenti e degli inerti. È un tema che affido volentieri alla riflessione di tutti, perché dobbiamo convincerci che da soli, quelli che pensano democraticamente non ce la possono fare, se non creano alleanze e se non convincono la maggioranza dei cittadini dei pericoli che si corrono e della necessità di contrastarli e prevederli.

Ci sono, peraltro, azioni ancora più vaste per coinvolgere lo Stato in tutte le sue componenti e indurre le Istituzione ad assumersi le proprie responsabilità. Con la Presidente dell’Istituto Cervi, stiamo facendo il giro delle massime autorità lasciando documentazione sul fenomeno, oltre un quadro di proposte organiche e fattibili. Abbiamo incontrato il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, la Presidente della Camera; ora incontreremo il Presidente del Consiglio Gentiloni.

A tutti chiediamo di intervenire, ognuno nel proprio campo, di rispondere alle interpellanze di far camminare i disegni di legge sulla vendita di gadget fascisti sul regime di disponibilità delle piazze e sulla inammissibilità di liste elettorali manifestamente fasciste. Ma chiediamo anche di sentire pronunciare la parola antifascismo, nei discorsi pubblici, di dimostrare più attenzione rispetto alla costituzione, realizzando così un esempio e duna linea di orientamento per i cittadini. Adesso sulla base della ricerca effettuata dal gruppo di lavoro e pubblicata su Patria online, che dimostra tangibilmente che sul web si muovono circa 400 associazioni o organismi che predicano fascismo, razzismo e odio, chiediamo che si intervenga con vigore, con leggi e strumento adeguati contro uno strumento che è enormemente diffusivo e che è visto anche da moltissimi giovani; il tutto, da fare con saggezza e rispetto della Costituzione, per non togliere libertà e privacy al cittadino.

Questo lavoro non può essere fatto solo ai vertici; bisogna che esso sia compiuto anche nei singoli luoghi e da parte delle singole strutture organizzative, perché lo Stato non è solo a Roma, ma è dovunque c’è una sua rappresentanza; sia che si tratti di una rappresentanza istituzionale in senso stretto, sia che si tratti del sistema delle autonomie, che è pur sempre – lo dice l’art. 5 della Costituzione – Stato.

Dobbiamo essere anche convinti che tutto ciò non basta se non affrontiamo il problema anche a livello europeo, dove il neonazismo è abbastanza diffuso e dove qualche neonazista occupa, anche posti di governo, ma dove poi c’è molto autoritarismo, nei Paesi che ho già ricordato. E dove circola una mentalità pericolosa, se è vero che c’è ancora chi auspica l’ingresso nell’Unione Europea della Turchia, dove si consumano quotidianamente autoritarismo e negazione della libertà, vale a dire una delle moderne forme di fascismo.

Stiamo cercando di potenziare la Federazione Internazionale dei Resistenti e degli antifascisti e di collegarla ad altre forme di associazionismo che ci sono in Italia e in Europa; nonostante le difficoltà.

E non basta ancora, se non si riesce a colpire il terreno favorevole per questi indirizzi che è dato dalle perduranti crisi economiche, dal predominio dell’economia sul diritto, dal predominio dei poteri forti, dalle crescenti disuguaglianze. Bisogna quindi condurre una battaglia con grande impegno perché l’Europa non sia solo unita ma anche democratica e soprattutto sociale. E bisogna riportare in Europa parole che sembrano dimenticate come libertà, uguaglianza e dignità.

Sappiamo che il fenomeno delle grandi migrazioni favorisce oggettivamente l’insorgere dei nazionalismi e dei razzismi; ma bisogna riuscire a dimostrare che si tratta di un fenomeno inarrestabile, che va in qualche modo regolato, nel più assoluto e totale rispetto dei diritti umani.

Concludendo, ci aspettano compiti sempre più vasti. Noi stiamo lavorando ad un incontro nazionale su questi temi, in cui approfondire, con altre forze democratiche, tutte le problematiche cui ho accennato, cercando di coinvolgere in questo dibattito anche le Istituzioni. Siamo impegnati in un discorso contro l’antipolitica, che finisce per giovare solo ai populisti, ma nel contempo operando per la rigenerazione della politica perché anche questo è un campo in cui si combatte una battaglia politica ed antifascista. Se la situazione attuale induce, come rivela un recente sondaggio, molti ad auspicare l’uomo forte, questo è un segnale che va colto e che deve indurci ad impegnarci proprio per eliminare le ragioni per le quali possono manifestarsi simili tendenze proprio nel momento in cui di uomini forti dall’America in giù ce ne sono già fin troppi.

Dunque si tratta di un impegno politico serio anche per favorire dei cambiamenti della società, che vadano appunto nella direzione opposta a quella auspicata, favorendo invece ogni forma di intensa partecipazione dei cittadini.

Questi sono i compiti fondamentali dell’Anpi in questa fase, insieme – come ho detto – alla difesa della Costituzione e alla diffusione delle sua conoscenza e alla pretesa della attuazione della stessa. A chi dubita che questi siano compiti che spettano all’Anpi dobbiamo rispondere che così come non ci sarebbe stata memoria se non l’avessimo sostenuto per settanta anni, così non coi sarebbe antifascismo se non fossimo in testa ad un movimento democratico ed antifascista fondato su valori della Costituzione.

Noi siamo, lo hanno detto una serie di tribunali, lo ha detto anche la Corte di Cassazione, gli eredi e i successori a titolo universale dei combattenti per la libertà. E allora dobbiamo riflettere sul fatto di come i sogni dei combattenti di allora rischiano di essere vanificati proprio da queste ondate di autoritarismo e fascismo, in qualunque forma si presenti. Ed è quindi un impegno forte che dobbiamo assumere, perché lo dobbiamo a loro, a quello che hanno combattuto e si sono sacrificati per noi. Lo hanno fatto per cacciare tedeschi e fascisti, ma lo hanno fatto anche soprattutto per portare libertà giustizia e democrazia al nostro Paese. Noi siamo tenuti a realizzare fino in fondo le loro attese spezzate.

Questo articolo è stato pubblicato da Patria Indipendente – La rivista dell’Anpi il 21 marzo 2017

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