Legge urbanistica in Emilia Romagna: territorio consegnato alla speculazione fondiaria

di Ilaria Agostini, Pier Giovanni Alleva, Rossanna Benevelli, Jadranka Bentini, Antonio Bonomi, Paola Bonora, Sergio Caserta, Piero Cavalcoli, Pierluigi Cervellati, Mauro Chiodarelli, Vezio De Lucia, Paolo Dignatici, Marina Foschi, Mariangiola Gallingani, Michele Gentilini, Giulia Gibertoni, Giovanni Losavio,Tomaso Montanari, Cristina Quintavalla, Ezio Righi, Giovanni Rinaldi, Piergiorgio Rocchi, Edoardo Salzano, Maurizio Sani, Sauro Turroni, Daniele Vannetiello

La giunta dell’Emilia-Romagna il 27 febbraio ha deliberato il disegno di una nuova legge urbanistica regionale, proponendolo all’approvazione dell’Assemblea legislativa. Secondo l’assessore alla programmazione territoriale Raffaele Donini, che l’ha presentata, la nuova legge sarebbe fondamentale per affermare il principio del consumo di suolo a saldo zero, promuovere la rigenerazione urbana e la riqualificazione degli edifici, semplificare il sistema di disciplina del territorio, garantire la legalità. Sono slogan che mascherano l’obiettivo essenziale del disegno di legge, ovvero l’impianto di un regime privilegiato a favore delle iniziative immobiliari private.

Proclamando risparmio di suolo e qualificazione urbana, la legge va in senso opposto. Il limite del tre per cento posto all’espansione dei territori urbani, già in sé molto elevato, è aggiuntivo, non alternativo all’ulteriore occupazione di suolo che i piani urbanistici ammettono. E l’«addensamento» indiscriminato, concepito e ribadito come unico modo della rigenerazione urbana, non promette qualità, ma ecomostri.

La realizzazione di nuovi insediamenti residenziali, produttivi, commerciali, e le operazioni di addensamento e rigenerazione urbana mediante la demolizione e ricostruzione di edifici o di interi isolati, sarebbero esenti da qualsiasi condizionamento e disciplina urbanistica cogenti, e interamente rimesse ad «accordi operativi» congegnati a esclusivo vantaggio della parte privata.

Ai comuni sarebbe tassativamente vietato disporre una disciplina urbanistica cogente per i nuovi insediamenti e per la «rigenerazione» di parti urbane. Esautorati dai poteri di pianificazione urbanistica e obbligati a raggiungere l’accordo con i privati entro scadenze brevi e perentorie, i comuni non avrebbero modo di impedire né selvagge intensificazioni in aree urbane già congestionate, né lo sparpagliamento di strutture commerciali, stabilimenti industriali, insediamenti residenziali attorno ai centri urbani. E per di più sarebbero defraudati di contributi oggi dovuti per questo genere di iniziative dai privati proprietari, che la proposta di legge intenderebbe invece esonerare, in tutto o in parte secondo i casi.

Le implicazioni per le centinaia di comuni di minore dimensione nella nostra regione, e per sistemi insediativi policentrici o diffusi, come nelle realtà montane, sono totalmente ignorate.

Sostanzialmente invariata resterebbe invece la condizione delle trasformazioni diffuse del patrimonio edilizio esistente. L’adeguamento di abitazioni, capannoni, uffici e negozi alle esigenze di famiglie e attività economiche resterebbe soggetto alle consuete e non sempre razionali limitazioni disposte dalla disciplina urbanistica ed edilizia, e ai consueti oneri.

L’autentico intento dalla proposta legge sta dunque nell’impianto di un doppio regime urbanistico, in cui le iniziative immobiliari poste in atto da imprese di costruzione e promotori godrebbero di privilegi e arbitrio inusitati, lasciando le esigenze di famiglie e attività economiche soggette ai vecchi dispositivi, del cui rinnovamento è in certa misura avvertita la necessità, ma non sono nemmeno intravisti i modi.

Con queste finalità il disegno di legge non esita a porsi in frontale contrasto con l’ordinamento nazionale, e violare con ciò la Costituzione. La diffusione di leggi analoghe in altre regioni andrebbe a soverchiare i fondamentali istituti di tutela e disciplina del territorio nel nostro paese, dalla periferia riuscendo in ciò che ripetuti tentativi parlamentari hanno fallito.

Non serve una nuova legge urbanistica regionale. La legge 20/2000, dall’origine mal compresa, peggio attuata e poi variamente pasticciata, ha certamente bisogno di una robusta rielaborazione, ma per fermare il dispendio di suolo e qualificare il territorio, in particolare quello urbano, servono buone politiche di cui i comuni siano attori principali, con rinnovati strumenti e nel quadro di solidi riferimenti nel piano territoriale regionale e nei piani di area vasta. La consegna del territorio agli interessi della speculazione fondiaria va in senso del tutto opposto.

Chi volesse aderire, può inviare un messaggio all’indirizzo ilmanifestobologna@gmail.com.

Questo articolo è stato pubblicato dal quotidiano Il manifesto il 10 marzo 2017

8 Responses to Legge urbanistica in Emilia Romagna: territorio consegnato alla speculazione fondiaria

  1. Carla Maria Ruffini ha detto:

    Firmo l’appello per impedire che in Emilia Romagna (e di conseguenza anche nel resto del Paese) si dia il via libera definitivo al consumo di suolo e alla ‘privatizzazione’ dell’ambiente e degli spazi pubblici, nonché alla totale deregulation dell’urbanistica. Questa proposta di legge, una volta approvata, avrebbe conseguenze devastanti sull’assetto del territorio e sulla vita dei cittadini… fermiamo lo scempio!!

  2. Nadia Trotta ha detto:

    Aderisco, basta con lo sfruttamento del suolo, brutture architettoniche, interessi garantiti per i soliti furbi ed avidi, e basta con le leggi mascherate per prendere in giro i cittadini.
    È una nazione violentata. Nadia Trotta

  3. Roberto Montanari ha detto:

  4. Tamara Masi ha detto:

    Sono assolutamente d’accordo di fare tutto il possibile affinché questa proposta di legge venga fermata o quantomeno energicamente modificata. Aldilà dell’inganno semantico che si trova fra le righe, appare in tutta la sua grave evidenza che sia una norma che svuoti di potere le amministrazioni, e quindi i cittadini, per il governo del territorio! Questo è un aspetto gravissimo, e oserei dire anticostituzionale!! Vi invito a partecipare a pubblica assemblea sul tema, presenti la consigliera Gibertoni e la Prof.ssa Bonora a Crespellano (BO) venerdì 24/3.
    QUI link a Evento FB:https://www.facebook.com/events/1880003892242492/

  5. Claudio Pagnani ha detto:

    Volentieri firmo l’appello poiché sono dell’idea che non solo non si possa continuare a cementificare, ma nemmeno sottrarre alla sovranità dei cittadini, tramite le loro rappresentanza sul territorio, la tutela ambientale.

  6. giovanna Montanari ha detto:

    Aderisco all’appello. Il nostro territorio è già stato abbondantemente deturpato da destra e pd. Guardate “Marinara” a Marina di Ravenna, fulgido esempio di corruzione e stupidità architettonica! Grazie e saluti. Giovanna Montanari

  7. Mauro Savorani ha detto:

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