La terra trema: il terremoto visto con gli occhi degli animali (e di uomini che non li dimenticano)

di Sergio Sinigaglia

Ha uno sguardo che emana infinita dolcezza abbinata a una struggente tristezza. Uno sguardo che ti lacera, ti entra dentro. È la copertina del volume Vicini alla terra, sottotitolo: “Storie di animali e di uomini che non li dimenticano quando tutto trema” Edizioni Giunti. E gli occhi sono quelli di un meticcio, il muso appoggiato a quella che sembra una staccionata. Probabilmente è uno dei tanti cani che, insieme a gatti e altri animali, sono i protagonisti del bel libro di Silvia Ballestra.

Protagonisti insieme ai tanti umani che in seguito al terremoto del 24 agosto e al successivo del 30 ottobre, hanno subito una immane tragedia. Protagonisti insieme alle migliaia di volontari, vigili del fuoco e altri ancora che si sono adoperati sin dalle prime ore di quel fine agosto per soccorrere le decine di località di Umbria, Marche e Lazio colpite dal sisma. La Ballestra ci accompagna in un viaggio che si sofferma su un aspetto spesso trascurato quando ci troviamo di fronte ad un evento simile.

In una logica spesso antropocentrica ci dimentichiamo di come una catastrofe di questa portata colpisca anche le altre specie viventi. I non umani che vivevano nella case rase al suolo o comunque rese inagibili dalle scosse. Nel caso in questione il sisma si è verificato soprattutto in un contesto dove il rapporto tra uomini e animali è quanto mai forte, un legame favorito da una tradizione centenaria, una relazione scandita da una quotidianità specchio di una vita comunitaria forte, vissuta in simbiosi con tutti, umani, non umani, natura. Vicini alla terra.

Oltre il dramma di aver perso in pochi secondi casa, famigliari, e trovarsi risucchiato in un mondo fatto di paura e angoscia, si somma il trauma di non avere a fianco chi nella vita di tutti i giorni era capace di regalare quell’affetto incondizionato che solo chi ha cani e gatti sa cosa significhi. I racconti che ci propone il libro sono prevalentemente le storie che hanno protagonisti i non umani. Lo sguardo è quello atterrito e disorientato di chi non capisce cosa stia accadendo e si trova improvvisamente abbandonato, senza gli abituali punti di riferimento fisici e affettivi. Sono storie di separazioni traumatiche per entrambi le parti. Vicende a volte con un lieto fine. Altre con esiti dolorosi. Ritrovare l’adorato cane o gatto dato per morto è un momento di immensa felicità, di fronte allo shock gigantesco subito.

Il merito va ai volontari dell’ENPA (Ente Nazionale per la Protezione Animale) che insieme alle centinaia di soccorritori si sono adoperati, come già a L’Aquila nel 2009, in un prezioso lavoro di soccorso, ritrovamento e sostegno ai tanti animali domestici rimasti nei paesi abbandonati, senza più nessuna traccia di vita. Animali spaventati, affamati. Come i cani da pastore che si aggirano senza più gregge e pastore. O i gatti scheletrici che appaiono dal nulla, sbucati fuori dai vicoli dei paesini distrutti.

Volontari spesso aiutati dagli splendidi Vigili del fuoco che spesso nello scavare tra le macerie riescono a salvare anche gli animali rimasti intrappolati in impensabili pertugi. O si prestano a ricognizioni in case pericolanti dove forse sarà possibile trovare qualche amico a quattro zampe. Ogni capitolo ci racconta storie commoventi. Come quella di Mariolino, un cane da caccia, ridotto pelle e ossa, “spuntato dal nulla”, un fantasma a quattro zampe di una magrezza inimmaginabile. Condizioni non riconducibili solo al terremoto. Viene rifocillato, visitato. E la verità che emerge è quella squallida di un padrone cacciatore che tiene i suoi cani (in tutto quattro) in modo vergognoso. Viene rintracciato, il suo comportamento segnalato e sarà oggetto di controlli. Ma per Mariolino si aprono le porte di una nuova casa, di una famiglia di Perugia che gli darà quell’affetto mai avuto.

Poi c’è l’incredibile storia del gatto Pietro, un micione di 10 anni, il cui salvataggio ha fatto il giro del mondo, dato che è stato ritrovato un po’ per caso a 16 giorni dal terremoto, sotto le macerie e dopo un trauma simile ha dovuto sopportare anche la visita in Senato dal presidente Grasso…

Ma i luoghi colpiti sono territori dove sono (in molti casi purtroppo erano) presenti decine di allevamenti. Il disastro delle stalle distrutte e delle migliaia di pecore, suini, bovini rimasti senza un riparo è stato ampiamente documentato. E forse per questo Silvia Ballestra dedica meno spazio a un vero e proprio scandalo, viste le inadempienze ingiustificabili di chi doveva adoperarsi, sapendo dell’arrivo dell’inverno, e non ha fatto nulla. Tra l’altro il libro termina a dicembre e quindi non ha potuto raccontare l’odissea vissuta da umani e non umani con l’arrivo delle abbondanti nevicate. Una vicenda scandalosa che si somma ad una fase post-sisma che non promette nulla di buono.

Di fronte al prodigarsi dei volontari dell’Enpa e di coloro che li affiancano, non è mancato chi ha polemizzato: “Con tutto quello che è successo, vi preoccupate di salvare due gatti, due cani rognosi?”, come se prodigarsi in questo senso togliesse risorse al resto dei soccorsi. Saggia la risposta dell’Enpa: “Anche per gli animali il terremoto è un dramma. Come gli umani muoiono, perdono i propri affetti, rimangono feriti, impauriti”. Dobbiamo essere grati a Silvia Ballestra che con questo libro ce lo ha ricordato.

“La vita – come le ombre televisive – non è mai nelle nostre stanze, ma altrove. Così, chi cercasse il Cucciolo, scruti, la notte, nel silenzio del mondo; non lo chiami, se non sottovoce, ma sempre abbia cura di rinnovare l’acqua della sua ciotola triste”.
Anna Maria Ortese, Alonso e i visionari

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