Solo la crisi ci può salvare

di Claudio Nappi

La crisi economica è una meravigliosa opportunità. È possibile evitare il disastro indotto dal modello lavoro-guadagno-consumo, con il Prodotto Interno Lordo come fallace indicatore di benessere? La risposta è si! Da un articolo pubblicato su androkronos.com: “(…) La ‘formula’ è “più auto-produzione e scambio, minori spese, minori consumi a parità di comfort, più relazioni e fare un lavoro che non danneggi l’ambiente e che abbia un senso e utilità per se stessi e gli altri”.

Ermani, che da 25 anni si occupa di economie alternative, stili di vita controcorrente, energie rinnovabili e risparmio energetico, e Strozzi, ex manager “convertito” alla decrescita e alla bioeconomia, partono dalla crisi economica, cogliendo in essa un’opportunità di “cambiamento necessario” (…) Grazie alla crisi, ci aspettiamo che la popolazione torni progressivamente a derubricare dalla propria agenda tutto ciò che non è essenziale al proprio benessere interiore, uscendo dall’ipnosi consumistica collettiva, astutamente alimentata da decenni di campagne pubblicitarie che hanno portato molte persone a ritenere di avere un ruolo in questa vita solo se omologate a certi standard consumistico-produttivi”.

“Il lavoro del futuro sarà sociale e, soprattutto, lavoreremo tutti molto meno”. Paolo Ermani e Andrea Strozzi, autori di ‘Solo la crisi ci può salvare’ (Edizioni Il Punto d’Incontro). La crisi come opportunità, un concetto che alcuni di noi avranno sentito spesso. La parola weiji, crisi in giapponese, viene spesso associata ai due concetti di pericolo e possibilità. La domanda è quanti di noi riescono a mettere in pratica la teoria, nella vita di tutti i giorni? Ma ciò di cui parlano coloro che perseguono concretamente il movimento della decrescita felice è molto più di questo. I primi elementi fondanti sono:

  • uscire dal modello “lavoro-guadagno-consumo” figlio di quella che definiscono la “religione della crescita”;
  • “più auto-produzione e scambio, minori spese, minori consumi a parità di comfort, più relazioni e fare un lavoro che non danneggi l’ambiente e che abbia un senso e utilità per se stessi e gli altri”.

Ma come è possibile tutto questo, se ci hanno insegnato che la crescita economica è l’indicatore principe del benessere? Se il (Dio) Pil (Prodotto interno lordo) è osannato da tutti i nostri cosiddetti leader? Da qui l’affermazione “la crisi è una benedizione”. Una provocazione? No. “Esattamente come il titolo del libro, è una ragionatissima affermazione – spiegano gli autori alla redazione di Adnkronos – Siamo fermamente convinti che la crisi, o meglio, una sua rapida escalation, sia l’ascensore ideale per condurci a quel livello di conoscenza superiore dal quale potremo forse trovare le contromisure per evitare il disastro.

È poi una benedizione perché crisi, cioè diminuzione del Pil, significa anche meno inquinamento, meno acquisti inutili, meno produzione di milioni di prodotti superflui con relativi schiavi che li producono, meno discariche, meno inceneritori, meno infrastrutture dell’assurdo come Tav e nuove autostrade, meno soldi in mano a persone che li sprecano costantemente, meno esaurimento di risorse non rinnovabili”.

La soluzione per Ermani e Strozzi è in una “nuova economia” risultato dell’alchimia che possono offrire quattro elementi fondamentali: agricoltura, ambiente, imprenditoria e finanza etica. Con l’inevitabile e veloce esaurimento delle risorse determinato dal sistema impazzito della crescita e con una rinnovata consapevolezza di salvaguardia ambientale, si ritornerà al locale e si ripartirà dall’agricoltura, che ci tiene tutti in vita.
Ed ecco che, citando l’affermazione del film “Lavorare con lentezza”, lavoreremo tutti e lavoreremo meno. Si passerà dagli ideali ai valori. I primi possono farti ergere a unico detentore della verità, per i quali sono morti milioni di persone. Mentre i valori sono prima di tutto il valore della sacralità della vita, il rispetto della natura, delle persone nella loro diversità.

C’è chi si chiede se questo cambiamento è realmente attuabile o se si tratta di una pia illusione. Invito il lettore informarsi ulteriormente e a vedere un video da youtube dal titolo La Moltitudine Inarrestabile. Paul Hawken ha scritto nel 2007 un best seller che parla di come è nato il più grande movimento al mondo, e che chiama “Il movimento ambientale e per la giustizia sociale”.

Quest’ultimo raggruppa un’infinità di associazioni, centri, enti no profit e Onlus che trasversalmente attraversano il pianeta e, spesso senza minimamente conoscersi l’un l’altro, perseguono scopi simili: in una parola, realizzare il cambiamento. Privi di un leader e senza seguire un’ideologia unificante stanno, ma forse dovremmo dire stiamo, realizzando il cambiamento. Ciò che unisce è che sempre più persone ricercano un lavoro che non danneggi l’ambiente, che crei valore nella società, con più contatto con la natura e maggiori relazioni con gli altri. La schiera di studiosi, economisti, scrittori e esperti di energie rinnovabili che dicono che tutto questo non solo non sia un’utopia, ma sia addirittura già in atto, diventa ogni giorno più numerosa.

Autore dell'articolo: Amministratore

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