Bologna: “Difendere Xm24”, scatta la serrata dei mercati bio lanciata da CampiAperti

di Zic.it

La città farà a meno per una settimana dei sei appuntamenti con i prodotti contadini di qualità e a filiera corta frequentati da centinaia di persone nei diversi quartieri. Lo ha deciso l’associazione CampiAperti per la Sovranità Alimentare, proclamando la serrata dal 27 febbraio al 3 marzo compresi “per protestare contro la decisione dell’amministrazione comunale di Bologna di non rinnovare la convenzione allo spazio sociale Xm24″, dove sabato 4 marzo, data già segnata sul calendario come “giornata dell’autogestione”, ci sarà “un grande mercato straordinario”.

Il Comune non sembra intenzionare a fare marcia indietro sull’ultimatum del 30 giugno comunicato alcune settimane fa, nonostante paia certo che se davvero il piano restasse quello di ricavarvi una caserma dagli spazi dell’ex Mercato, questi rischino di restare vuoti a lungo: lo ha certificato l’assessore all’urbanistica Valentina Orioli, spiegando ai microfoni di Radio Città del Capo che “il tema della caserma è in realtà complesso e necessita di tutta una serie di scelte e approvazioni che stanno un po’ sopra la nostra testa. Non si parla di settimane, nè di mesi”.

“Da 15 anni – scrive Campi Aperti – condividiamo questo spazio per svolgere il nostro più importante mercato settimanale, il primo vero mercato biologico a chilometro zero di Bologna che ha spianato la strada ai numerosissimi farmers’ market presenti oggi sul territorio. Per questo l’annuncio del mancato rinnovo della convenzione a Xm24 è per noi un colpo al cuore”, come anche per una città “cui anima si è negli anni modellata anche grazie a queste forme di autogestione e autodeterminazione inedite”.

Prosegue l’associazione: “Vogliamo che ogni tentativo di riqualificazione della Bolognina tenga conto di Xm24 sia come luogo di incontro per gli abitanti del suo quartiere, sia come forza sociale e culturale per la cittadinanza bolognese. Vogliamo che ogni tentativo di riqualificazione della Bolognina sostenga Xm24 a crescere ulteriormente anziché depennarlo con troppa leggerezza dalla mappa della città. Chiediamo al Comune di Bologna di rinnovare la sua convenzione con Xm24 e di sostenere le realtà autogestite che vi abitano e che lì svolgono le proprie attività. Chiediamo alla cittadinanza di Bologna di difendere attivamente Xm24 accanto a noi e invitiamo tutti alla mobilitazione perché resti dov’è”.

Lo spazio sociale intanto prosegue la campagna di mobilitazione, mandando a dire agli amministratori di “tenere le loro sporche mani affaristiche lontane da Xm24, perchè noi, dai locali dell’ex-mercato non abbiamo intenzione di andar via”.

Così, dopo la partecipatissima ‘festa di compleanno’ di domenica durante la quale migliaia di persone hanno attraversato l’ex mercato per tutto il giorno mentre tutte le attività e i collettivi che ne animano l’esperienza si mostravano e raccontavano, per sabato 4 marzo si conferma la chiamata per “un’azione che possa essere il più capillare possibile, praticabile da tutte e tutti, ognuno con le sue pratiche. Una giornata diffusa di iniziative, in ogni luogo e in ogni modo. Tutto in un solo giorno. In quel giorno ognuno metterà in pratica l’importanza dell’ aggregazione sociale, politica e culturale attraverso la pratica dell’autogestione. Un’azione quindi fortemente comunicativa perché il suo potenziale sta proprio nella capillarità. Se ci colpiscono su più fronti, che la nostra risposta sia imprevedibile e diffusa”.

L’appuntamento è per un’assemblea pubblica di carattere organizzativo per mercoledì 22 febbraio alle 20,30 in via Fioravanti 24.

Si legge inoltre nel comunicato dello spazio sociale: “La nostra battaglia non vuole puntare solo alla difesa dello spazio (cosa che comunque, ovviamente, faremo); ma vogliamo che questa battaglia diventi un contributo reale e pragmatico al dibattito sul futuro di questa città. Non è solo alle quattro mura dell’ex-mercato che vogliamo guardare, ne vogliamo mobilitarci solamente per il futuro del nostro spazio. Ma contro un preciso e determinato progetto politico con cui l’amministrazione sta mettendo le mani sulla città, contro una ormai palese idea-modello di città, contro la desertificazione sociale che ne deriverebbe e contro il paradigma securitario con cui si esprime. Riteniamo che l’attuale situazione politica cittadina e non solo, fatta di sfratti e licenziamenti, operazioni securitarie e militari nelle strade, misure repressive e galere, telecamere e tecnocontrollo, lager democratici e frontiere, grandi opere e quartieri vuoti, vada inquadrata entro un’ottica di progettualità dell’amministrazione a cui deve corrispondere un’altrettanto forte presa di responsabilità da parte delle realtà costruite dal basso: siano esse spazi sociali, occupazioni abitative, collettivi studenteschi, collettivi cittadini con o senza spazio, sindacati, comitati o associazioni. Vogliamo segnare la rotta verso un immaginario collettivo diverso: costruire insieme un’alternativa a questo deserto, partendo da quelle che sono le nostre pratiche: l’autogestione, il consenso, l’orizzontalità, la trasparenza. In questo percorso vogliamo coinvolgere tuttx coloro che riconoscono il deserto sociale che ci stanno creando attorno e ad esso vogliono opporsi: ognuno con le proprie modalità”.

Ai numerosi attestati di solidarietà circolati dopo l’ultimatum del Comune si aggiunge intanto quello del collettivo femminista Mujeres Libres: “Vogliamo dire, con molta semplicità, che Xm24 è uno spazio autogestito e pubblico che si impegna a diffondere idee conflittuali e pratiche di liberazione e autodeterminazione. Xm24 è di tutte quelle che credono che un altro mondo è possibile. Con il profondo rispetto di chi con impegno, sudore e infinito entusiasmo apre e chiude i cancelli di via Fioravanti 24 ci permettiamo di dire che Xm è una responsabilità di chiunque viva questa città. Abbatterlo per innalzare una città fatta di case costose, vetrine per i turisti, palazzoni alti e brutti che sventrano un quartiere molto caratterizzato come la Bolognina, significa preferire il consumo, il controllo, la paura del diverso, il cemento rispetto a un progetto che è anche un tentativo di creare socialità fuori dalle logiche del mercato e supportare metodi di gestione dal basso di uno spazio pubblico orizzontale e antigerarchico, quale è Xm. E’ lì che in questi anni si è cercato di incentivare la responsabilizzazione di tante persone per un pezzo di città, ma anche la promozione di modi di apprendimento e di condivisione di saperi fuori dai metodi accademici. Ed è lì che vogliamo che continui il percorso, non certo concluso, verso la creazione di spazi veramente antisessisti e antirazzisti”.

Continua il testo: “Essere indifferenti verso Xm24 è come dire ‘fate di questa città quel che vi pare’. A noi gli indifferenti piacciono poco, ci piace invece sporcarci le mani e invitare tutte le persone che negli anni abbiamo conosciuto a prendere parte alla battaglia per Xm24. Come ci conferma il percorso di Non una di meno, crediamo che l’autogestione sia una pratica faticosa ma vincente, che responsabilizza i/le singole e crea progetti, iniziative, reti, condivisione, solidarietà. Ognuna deve sentirsi coinvolta se pensa che denaro, gerarchie, paura per gli stranieri, le dichiarazioni dei politicanti su degrado e sicurezza non siano la soluzione ai problemi come l’assenza di lavoro e di case. Il sostegno a Xm è una pratica imprescindibile all’interno del nostro percorso politico che ha l’obiettivo di scuotere questa città promuovendo il conflitto verso il patriarcato e forme di sfruttamento, e la diffusione di pratiche di liberazione. Dando solidarietà a xm24 puntiamo il dito contro giornalisti, opinionisti di ogni sorta, politicanti, fascistelli della prima e ultima ora, che attingono alla logica del degrado e della sicurezza per rintanarci tuttx a casa, mentre descrivono le vie della Bolognina come l’inferno da cui fuggire”.

Scrivono ancora le femministe: “Stare insieme, praticare l’autogestione, condividere esperienze crea autodeterminazione. La logica della sicurezza è quella che vuole strade vuote attraversate da poliziotti e militari e che specula anche sulla difesa delle donne – a quanto pare esseri indifesi – che farebbero meglio a starsene a casa (e poi peccato se sarà proprio lì che cadranno vittime di femminicidio). Ci chiediamo, ormai da troppi anni, come uomini armati con il mito della sicurezza nazionale contro lo straniero possano davvero diffondere tranquillità e serenità. Lo ribadiamo a gran voce che le strade libere le fanno le donne libere che le attraversano, che l’operazione Strade sicure è stato un fallimento, e che la sicurezza delle donne non ha bisogno di maschi armati ma di spazi liberi in cui si devono intersecare autogestione e pratiche femministe. Gli spazi sociali sono luoghi che ancora possono e devono dare molto in termini di emancipazione e lotta al sessismo, sia nelle pratiche interne sia per i contenuti che si impegnano a divulgare. E questa è un’opportunità che non va sprecata. Una città libera si ha quando le persone con una certa idea di comunità, sorellanza, e solidarietà quelle strade le riempiono insieme, senza farsi intimidire da chi descrive chi non si accontenta come nemici, perditempo, o chissà cosa”.

Questo articolo è stato pubblicato dal quotidiano zic.it il 21 febbraio 2017

Autore dell'articolo: Amministratore

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