20 pietre e Possibile: candidiamo l’uguaglianza

di Possibile

Possibile è un partito politico nato il 31 gennaio 2016 alla conclusione del Congresso che ha eletto come segretario Pippo Civati. Il simbolo di Possibile è un uguale inscritto in un cerchio e sta ad indicare “Uguali diritti, uguali possibilità”. Possibile è un partito di sinistra, laico, repubblicano, impegnato a difesa dei diritti e della Costituzione.

Ogni iscritto a Possibile sottoscrive e si impegna a rispettare il Patto Repubblicano, la carta dei valori del partito. Possibile favorisce una partecipazione democratica e orizzontale. Il Segretario si avvale della collaborazione di un Comitato Scientifico e un Comitato Organizzativo. La Comunità di Possibile utilizza una piattaforma informatica per dialogare, decidere, discutere.

Sul territorio italiano (e non solo) sono presenti Comitati locali che contribuiscono a promuovere l’attività del partito sostenendo campagne ed eventi tematici a sostegno delle politiche del partito. A Bologna e nell’area metropolitana sono presenti 7 comitati. Le principali campagne portate avanti dai Comitati locali hanno riguardato l’ambiente, la legalizzazione della cannabis, il fine vita, il lavoro, la riforma della scuola, la democrazia diffusa, le politiche di accoglienza, oltre che, naturalmente, la difesa della Costituzione italiana e dei suoi valori.

“Candidiamo l’uguaglianza” un estratto dalla relazione del Segretario approvata dagli Stati Generali del partito il 28 gennaio 2017 a Parma illustra al meglio la nostra idea, la nostra politica:

«Facciamo le cose semplici: candidiamo “uguaglianza”. Non lo fa nessuno. Molti dicono: in Italia delle disuguaglianze si parla troppo poco. Noi l’abbiamo nel simbolo, l’uguaglianza. E abbiamo scelto di individuarla come criterio fondamentale di questa fase storica, coniugando la questione del lavoro a quella del reddito, dei beni comuni a tutti e delle regole di una concorrenza leale. Per noi, tutte queste cose sono sinonimi.

Uguaglianza è donna e la questione maschile è culturale e economica, insieme. E spiega da sola tutto quanto. Uguaglianza è generazione, è antidoto alla politica sterile, che non dà futuro ai nostri figli. Uguaglianza è rispetto. E misura. E dignità, delle parole e delle cose. È anche rispetto degli interlocutori e onestà intellettuale, a proposito di “bufale” che generano altre “bufale”, in un cortocircuito infinito in cui la mancanza di rispetto porta ad altra mancanza di rispetto.

Uguaglianza è libertà e liberazione, perché solo se ridurremo lo spaventoso divario, se toglieremo i cancelli familistici e di relazione, le persone saranno libere. E potranno esserlo individualmente solo in un contesto in cui possano vivere insieme. In cui oltre al reddito minimo, di minimo ci sia anche il salario. E i diritti minimi non siano cancellati come in questi anni. E massima sia la dignità».

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