Trieste, dove c’è un’emittente televisiva odiosa

Blitz contro i migranti al Silos di Trieste - Foto Il Piccolo

Blitz contro i migranti al Silos di Trieste – Foto Il Piccolo

di Claudio Cossu

C’è un’emittente televisiva, a Trieste, che sparge odio e diffonde strumentalmente paura, trasmette incontri e “talk show” (si fa per dire) che rilevano le cose più negative e ostili avverso gli stranieri, i rifugiati politici e gli immigrati che quivi soggiornano – su ordine peraltro del Governo, attraverso il Prefetto – e organizza discussioni e dibattiti polemici, discussioni maldisposti agli stessi, dipingendoli fannulloni, mantenuti, ladri e, come se ciò non bastasse, malvagi rapinatori e non ottemperanti alle nostre leggi.

Tali incontri sono coordinati sempre da un conduttore corrucciato, dall’aria accilliata e direi quasi rabbiosa. Ogni tanto un direttore che proviene dal Veneto, legge i suoi editoriali in funzione anti – stranieri ed esprime tutta la sua animosa contrarietà verso ogni forma di accoglienza, spargendo il suo malanimo verso questi disperati ed ultimi della terra, colpevoli solo di essere stati destinati nella nostra città.

Evidentemente non è sufficiente il regolamento comunale cosiddetto “mille divieti” che l’attuale vice-sindaco sta elaborando alacremente, per un asserito e vago ordine o “decoro” da imporre con le proibizioni e gli ordini più assurdi, che sfociano, alla fine, in una goffa e ridicola rispettabilità dell’assurdo, che ricorda troppo le commedie del grande Jonesco. Alla mattina, ecco la rubrica “Sveglia città” dove i luoghi frequentati da quei poveri esseri rifugiati, vengono rilevati ed evidenziati come ritrovo di teppisti o di violenti malavitosi pronti al malaffare ed allo “scippo”.

Viene ovviamente calpestato ogni sentimento di compassione o tanto meno di misericordia verso quelle persone disagiate ed umili, giunte da noi, non per loro espressa volontà, da terre lontane, ma da dove la guerra impera sovrana con disumana virulenza e costringe alla fuga chiunque si trovi sfortunatamente colà. Ma non vi è alcuna autorità che ricordi con fermezza e giusta severità a questi movimenti, verdi come le valli da cui provengono, che chiaramente ispirano queste emittenti televisive, che vige anche in Italia una legge che punisce chi “diffonde in qualsiasi modo idee fondate […] sulla superiorità o sull’odio razziale […] ovvero chi incita in qualsiasi modo alla discriminazione […] nei confronti di persone perché appartenenti a un gruppo nazionale, etnico o razziale” ? (L.13 .10. 1975, n. 654 – ratifica della Convenzione di New York del 7 marzo 1966). Nonché il d.l. 122/1993 convertito nella legge 25 giugno 1993, n. 205 – Misure urgenti in materia di discriminazione razziale,etnica e religiosa. Ma, come noto, nel nostro Paese le leggi non mancano, manca peraltro la relativa applicazione.

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