Tornano a viaggiare diciotto vecchie ferrovie turistiche. O forse no

a-vecchie_stazionidi Luca Fazio

C’è la legge, forse non ci sono i soldi. L’aula della Camera ieri ha approvato la proposta di legge per l’istituzione di ferrovie turistiche attraverso il riutilizzo di linee esistenti ma attualmente in disuso. Il provvedimento dovrà passare all’esame del Senato.

Le linee classificate come tratte a uso turistico sono diciotto (Sulmona-Castel di Sangro, Cosenza-San Giovanni in Fiore, Avellino-Lioni-Rocchetta Sant’Antonio, Sacile-Gemona, Palazzolo-Paratico, Castel di Sangro-Carpinone, Ceva-Ormea, Mandas-Arbatax, Isili-Sorgono, Sassari-Palau Marina, Macomer-Bosa, Alcantara-Randazzo, Castelvetrano-Porto Palo di Menfi, Agrigento-Porto Empedocle, Noto-Pachino, Asciano-Monte Antico, Civitavecchia-Capranica-Orte e Fano-Urbino).

Michele Meta (Pd), presidente della Commissione Trasporti alla Camera, è visibilmente soddisfatto. “Si tratta di un passo deciso nella direzione del turismo ecosostenibile – spiega – ma anche un’occasione di crescita economica per diversi centri poco conosciuti”. Per Meta il provvedimento “ha il pregio di partire dall’infrastruttura già esistente e di recuperarla, coinvolgendo direttamente anche le associazioni e le amministrazioni locali”.

Il via libera alla legge è avvenuto all’unanimità – “anche in un momento di scontro politico forte” – ma il Movimento 5 Stelle continua ad avere dubbi sulle reali potenzialità di una “nuova legge senza portafoglio”. I pentastellati, pur apprezzando il riconoscimento del recupero delle piccole tratte ferroviarie come un asset economico strategico per il turismo e per i territori, si sono visti bocciare un emendamento “che individuava una voce di finanziamento in un fondo statale di oltre 2,5 miliardi di euro per la mobilità sostenibile”.

Risorse che ritengono necessarie per realizzare qualunque “bella idea”. Secondo il testo di legge, il costo del recupero delle ferrovie dismesse ricade all’interno del contratto di servizio tra lo Stato o le Regioni con il gestore dell’infrastruttura ferroviaria, per cui il rischio è che investano solo le regioni che sono già virtuose nell’utilizzo delle ferrovie turistiche. Il deputato Diego De Lorenzis però cova ancora qualche speranza: “Senza lo stanziamento di risorse nazionali adeguate ci troveremo sempre a tenere nel cassetto provvedimenti che sono una sorta di foglia di fico che non arriveranno mai a concretizzarsi. Ci auguriamo che si possa aggiustare il tiro nell’esame al Senato”.

Questo testo è stato pubblicato dal Manifesto.info il 25 gennaio 2017

Autore dell'articolo: Amministratore

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