Bologna, il People Mover e dintorni

People mover - Marconi Express
People mover – Marconi Express

di Sergio Caserta

Un’assoluzione è sempre una buona notizia sul piano umano, generalmente si ritiene che i giudici abbiano seriamente indagato per cercare riscontro a delle accuse e se non hanno trovato le prove, la legge deve assolvere. Nulla questio, occorrerà vedere se la procura riterrà, una volta pubblicate le motivazioni della sentenza, salvo prescrizione di ricorrere in appello o meno.

Consideriamo che tutto vada bene per gli imputati e la vicenda processuale termini qui. Non è che con questo cambiano le ragioni di tante critiche al progetto “people mover” e al sistema di potere che ha prodotto in questi ultimi vent’anni a Bologna una sequela di errori di governo, in particolare nelle infrastrutture per la mobilità e non solo. Vogliamo dimenticarci del metrò e del CIVIS? Progetti falliti e soldi gettati dalla finestra per opere non realizzate che hanno causato perdite alla collettività per decine di milioni? Sono il frutto di una gestione dell’amministrazione comunale, ma anche provinciale e regionale, a dir poco inadeguata e irresponsabile.

Il maggior partito di governo, possiamo dire l’unico attualmente in città, il PD con la parentesi di Guazzaloca, ha collezionato una serie di errori di cui non si vede la fine. Impantanato in lotte interne tra gruppi d’interesse, non è mai riuscito a proporre un piano per la mobilità che riuscisse non dico a risolvere ma nemmeno a mitigare i non pochi problemi di congestione.

Del tutto evidente l’inadeguatezza del servizio di trasporto pubblico, soprattutto a livello di area metropolitana, per non parlare dei gravi problemi mai risolti dei cosiddetti “nodi” di traffico urbano, zone perennemente congestionate a causa dell’espansione edilizia non supportata da viabilità sufficienti. L’assenza di scelte urbanistiche adeguate ad una città che è un polo d’attrazione manifatturiero e terziario a carattere nazionale e perfino europeo, snodo della mobilità di persone e merci di tutto il territorio nazionale, è stato gestito sempre e comunque con un’ottica municipalistica, dentro la visione intramuraria, dove quel che succede fuori delle “porte” già non riguarda veramente la città.

Basta pensare che l’unico sistema di collegamento metropolitano potenzialmente risolutivo di molti dei problemi del traffico privato, il servizio ferroviario metropolitano, è stato e rimane la cenerentola, mai veramente considerato, sempre sottomesso alle altre priorità, rilevatesi di volta in volta fallimentari. La cultura urbanistica e trasportistica che predomina, affida sostanzialmente all’auto privata la centralità del sistema di mobilità. Ovviamente perché è la risposta più economica e tutta a carico dei singoli.

Questa scelta è anche alla base del progetto People mover, un trenino che per le sue caratteristiche, piccolo e costoso, servirà a collegare stazione ed aeroporto solo per coloro che vorranno e potranno pagare nove euro a corsa, un mezzo che si sovrappone alle linee ferroviarie esistenti e che pur di non utilizzarle, si è giunti perfino a “nascondere” una stazione aeroporto! Un progetto che ha al suo centro non la tecnologia trasportistica ma il filare di colonne a fungo, di cemento armato che attraversano già la città inequivocabilmente rappresentative di chi detiene il potere, che si snodano dalla stazione lambendo quell’altro monumento fallimentare che è il nuovo quartiere “trilogia navile” la “Bolognina due” con i suo grattacieli di cemento incompiuti e la sua attuale desolazione.

Il segno di qual è la visione del partito al potere. Cemento e cemento e ancora cemento fino a soffocare ogni possibilità di cambiamento. Occorre ammettere che nonostante le critiche, le figuracce, le lotte intestine, questo sistema di potere regge, su tante motivazioni: frammentazione delle opposizioni e mancanza di alternative serie, assuefazione, conformismo e subordinazione al potere delle elitès intellettuali cittadine che non si sono mai veramente volute spendere per un possibile cambiamento. Lo abbiamo visto anche nel recente referendum costituzionale: per poco ma ha vinto contro tutto il resto del paese la subordinazione al partito anche di fronte ad un progetto sbagliato e pericoloso di cambiamento costituzionale.

Una sorta di oblio della memoria, qui dove la Costituzione è sorta sul sangue dei partigiani nella lotta al fascismo, ci si è innamorati della suggestione del “proprio uomo” solo al comando, dimenticando origini e radici. Questa Bologna ipocrita e voltagabbana potrà anche essere assolta in tribunale ma viene condannata dalla storia ad un irredimibile e provinciale minoritarismo.

Autore dell'articolo: Amministratore

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