Rieccolo il ponte sullo Stretto (con 100 mila posti di lavoro): sono solo canzonette

di Loris Campetti

Centomila nuovi posti di lavoro, mica scherzi. In vista – si fa per dire, mancano due mesi e mezzo – del referendum che dovrebbe incoronare l’imperatore fiorentino, le promesse si sprecano. È la politica degli annunci, utili a nascondere la polvere del jobs act sotto il tappeto. E sapete cosa dovrebbero fare i centomila fortunati?

Niente meno che il ponte sullo Stretto, cosicché giovani laureati e aspiranti muratori e pizzaioli siciliani potranno raggiungere più rapidamente la Svizzera che notoriamente aspetta a braccia aperte i migranti italiani e la Gran Bretagna pronta ad accoglierli con la banda mentre scalano le bianche scogliere di Dover. Del resto, si sono già spesi 600 milioni di euro tra stipendi, progetti e penalità senza neanche mettere la prima pietra, tanto vale costruirlo questo benedetto ponte, cari amici della Salini-Impregilo. Parola di Matteo Renzi. Roba da farci rimpiangere Mario Monti che aveva bloccato il progetto, nonché le Olimpiadi.

Del resto, vista la minaccia renziana che costringerebbe chi vuole andare in pensione quando è ancora vivo ad attivare un mutuo con la banca, rischiamo persino di rimpiangere le lacrime della ex ministra Fornero.

Alta velocità, da Torino a Messina passando attraverso prime, seconde e terze varianti di valico per uscire dalla crisi a trecento chilometri l’ora e far correre anche i neutrini della Gelmini, sia pure non sotto il tunnel del Gran Sasso ma sul ponte sullo Stretto? È questa la città futura di Renzi? Recitava il sommo poeta da Recanati: “Questo è quel mondo? Questi i diletti, l’amor, l’opre gli eventi onde cotanto ragionammo insieme? Questa la sorte dell’umane genti?”.

Ma forse è sciocco prendere sul serio le promesse dei mercanti, che più che promesse suonano come minacce: sono solo canzonette. Centomila promesse, che durano due mesi e mezzo. Poi c’è la realtà, l’autunno sta cominciando e già l’inverno è alle porte. Parafrasando ancora il sommo poeta, potrebbe anche succedere che “All’apparir del vero, tu”, misero, “cadesti”. Politicamente, s’intende.

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