Figli, giustizia, lavoro: il gioco delle tre carte ai tempi di Renzi

Matteo Renzi
Matteo Renzi

di Loris Campetti

Se il subcomandante Marcos voleva fare la rivoluzione senza prendere il potere, il premier Renzi ha preso il potere senza fare la rivoluzione. E per occupare quella che Pietro Nenni chiamava “la stanza dei bottoni” senza affrontare il voto popolare ma per nomina napoletaniana, siccome i numeri in Parlamento non erano sufficienti ha pensato bene di rivolgersi al mercato dove c’erano in vendita non centravanti di sfondamento ma mediocri centrocampisti. Ed ecco l’Angelino, prima ruota di scorta del panzer fiorentino. Così, grazie all’Ncd, i conti tornavano.

Poi, però, quando l’agitazione virtuale dei pettinatori di bambole cominciò a infastidire il Grande Timoniere, con il rischio che i conti nuovamente non tornassero, sempre sul mercato il rottamatore ha individuato una seconda ruota di scorta nuova di zecca, giovane e bella, questa volta più che un centrocampista un’Ala. Ed ecco Denis, maestro nel gioco delle tre carte. E di nuovo i conti tornano. Questa, in pillole, la biografia del governo Renzi, con tanti saluti alle sfogline emiliane che continuano a sfornare tagliolini e pappardelle per il grande partito, anzi il Partito, alle feste dell’Unità.

Certo, le ruote di scorta sono quelle che sono e il panzer sobbalza sul terreno sconnesso, ma non siamo in Formula 1 e questo offre il mercato. Beati i poveri di spirito, anzi Beatrice che invece di scagliare la prima pietra – per farlo avrebbe dovuto essere senza peccato, invece di peccatucci ne ha fatti due fuori dal matrimonio, Lavinia e Francesco, anche se questa estate il matrimonio riparatore è arrivato: a Capri, abito in pizzo bianco con strascico e capelli raccolti, ospiti d’onore Lavinia e Francesco – si è messa a lanciare preservativi bucati e pillole di razzismo.

Errare umanum est, e visto che ci siamo lo è anche perseverare: il fine, dare figli al partito della nazione, giustifica i mezzi e inoltre, mica si può togliere una ruota in corsa. Al massimo si può licenziare il responsabile dell’immagine del ministro della sanità.

Nessun licenziamento, invece, per chi ha convinto in sede di votazioni sulla riforma penale il ministro della giustizia del Pd Andrea Orlando a ritirare un emendamento che prevedeva l’allungamento dei tempi di prescrizione per i reati ambientali colposi che attentano alla salute dei lavoratori (avete presente le prescrizioni per l’amianto, solo per fare un esempio?) e un secondo emendamento per accelerare i tempi dei processi attraverso la notifica telematica degli atti: la ruota di scorta chiamata Ncd, sempre quella della coppia più bella del mondo Angelino e Beatrice, ha imposto il suo niet facendo mancare per sei volte in un giorno il numero dei senatori, fino al ritiro degli emendamenti da parte del motore del panzer: il Pd di Renzi. Eternit e Ilva ringraziano.

Domanda: che ne pensano le sfogline emiliane?

Autore dell'articolo: Amministratore

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