Nuove vie in agricoltura: le sinergie tra Emilia Romagna e Campania

La ManiFesta 2016

di Vittorio Capecchi

A Bologna lunedì 4 luglio 2016 è terminata la quattro giorni della Manifesta organizzata da il Manifesto in rete con un convegno dal titolo “Il suolo lo coltiviamo e non lo consumiamo, l’agricoltura biodinamica”. Il convegno è stato coordinato da Sergio Caserta che oltre a coordinare Il Manifesto Bologna in rete è stato anche dei promotori del gemellaggio tra Bologna e Pollica. Sergio ha invitato e presentato in questo dibattito sia due esperienze del Cilento che due esperienze emiliano romagnole.

Ha iniziato a parlare Giuseppe (Peppino) Cilento presidente della Cooperativa Nuovo Cilento. Questa cooperativa è nata nel 1976 a San Mauro Cilento (Salerno) e la sua storia si è incrociata con quella di Angelo Vassallo sindaco di Pollica dal 1995 al 2010. Angelo Vassallo, presidente della Comunità del Parco nazionale del Cilento, chiese e ottenne che la “Dieta mediterranea” fosse considerata patrimonio dell’UNESCO. Le straordinarie proprietà della dieta mediterranea furono diffuse nel mondo dall’epidemiologo e fisiologo statunitense Ancel Keys che insieme alla moglie biologa Margaret Haney si stabilì a Pollica (nel villaggio di Pioppi) dove morì nel 2004 poco prima di compiere 101 anni (la sua storia è narrata da Elisabetta Moro, La dieta mediterranea.

Mito e storia di uno stile di vita, Il Mulino, Bologna 2014). Angelo Vassallo valorizzò questa sua presenza per ottenere nel 2010 il riconoscimento dall’Unesco e le sue iniziative per valorizzare i prodotti naturali della Dieta mediterranea furono in molte direzioni fino alla suo omicidio la sera del 5 settembre 2010 per mano di uno o più attentatori che non sono mai stati individuati. Giuseppe Cilento è il continuatore di questa direzione di ricerca e di produzione agricola con la Cooperativa Nuovo Cilento la cui produzione principale è anche oggi l’olio extra vergine d’olivo prodotto nelle colline del Parco Nazionale del Cilento nelle tre versioni: Terre Antiche (fruttato armonico con delicati sentori vegetali), Terre dei Monaci (fruttato verde con marcate note di amaro e piccante), Terre del Casale (fruttato tenue do oliva, piacevolmente dolce).

Peppino ha ricordato come le linee che ha seguito la sua cooperativa sono state quelle della “agricoltura organica e rigenerativa” portate avanti dall’agronomo e ricercatore colombiano Jairo Restrepo Rivera. L’idea base è quella di creare cicli di produzione agricola collegati in modo armonioso alla pastorizia e all’allevamento di animali. Peppino ha ricordato come dopo molte sperimentazioni sono riusciti a realizzare dei compost e dei biofertilizzanti adatti al loro terreno basati su prodotti di scarto della lavorazione delle olive come la salsa di olive.

Peppino ha anche segnalato l’importanza della meccanizzazione che aiuti le lavorazioni in zona collinare: sono necessari trattori che si specializzino per aiutare le coltivazioni in zona collinare che in Italia e in Campania rappresentano un percentuale elevatissima del territorio. È stata poi importante per la Cooperativa la realizzazione della Biofattoria didattica in collaborazione con le scuole per diffondere una educazione sensoriale, la tutela della biodiversità locale, il recupero degli scarti della lavorazione. Fiore all’occhiello è la trattoria Al Frantoio dove è possibile gustare la cucina del Cilento Antico con i sapori dei prodotti dell’orto.

Ha poi parlato da queste terre campane Michele Ammendola che ha presentato l’esperienza di “Facciamo un pacco alla camorra” che si collega alla lotte contro la mafia della associazione Libera e delle iniziative più volte ricordate in questa rivista on line (vedi “tag” mafie) di Don Maurizio Patriciello che si batte contro le violenze e le sopraffazioni della mafia nella “terra dei fuochi” che con l’inquinamento ha lasciato ferite profonde che proseguono con le morti per tumore di chi ha respirato i rifiuti tossici.

Ammendola ha ricordato che è stato da poco pubblicato il libro Madre terra Fratello fuoco (Edizioni S. Paolo) scritto da Don Patriciello e alcune mamme della terra dei fuochi i cui ricavi saranno devoluti alle associazioni Noi genitori di Tutti e Vittime Terre dei Veleni. Ammendola ha ricordato le iniziative di “Facciamo un Pacco alla Camorra” risultato di un progetto in rete che vede coinvolte 16 imprese, tra cui cooperative sociali, imprese che hanno denunciato il racket e associazioni promosse dal Comitato Don Peppe Diana (Associazione nata nel 2006 per non dimenticare Don Peppe Diana assassinato dalla camorra nel 1994 nella sacrestia della chiesa di San Nicola di Bari a Casal di Principe mentre si preparava a dire messa).

L’iniziativa intende promuovere una filiera produttiva etica partendo dalle attività sociali sorte proprio nei luoghi che una volta erano simboli di violenza e di sopraffazione e oggi, invece, sono rinati a nuova vita grazie alla collaborazione tra le istituzioni. Quest’anno l’iniziativa si presenta con un’importante novità: i prodotti saranno sottoposti a severi controlli di qualità e venduti con marchio unico ad ombrello NCO – Nuovo Commercio Organizzato, attraverso il riuso produttivo e sociale dei beni confiscati alla camorra e dei beni comuni su “Le Terre di Don Peppe Diana”. Alla Manifesta di Bologna è stato possibile, come per chi scrive, comperare la confezione “Facciamo un pacco alla camorra” . I prodotti diffusi da NCO sono i vini della Cantina Vitematta che lavora le uve di Casal di Principe (Aversa) e le produzioni di biscotti artigianali, confezioni di pomodorini, fagioli, ceci e lenticchie, confetture di zucca, pesca e mela e molti altri.

Dall’Emilia Romagna è poi intervenuto Giovanni Cambi dell’azienda Cambi di Vignola (Modena) che coltiva con metodo biologico insieme alla cooperativa agricola La Falce . I loro prodotti sono quelli dell’orto venduti direttamente ai consumatori e alcune produzioni confezionate come la salsa di pomodoro e la marmellata di ciliegie. La rete di cui fa parte questa produzione è CampiAperti. Associazione per la sovranità alimentare che raggruppa 82 produttori (dal vino alla pasta, dai prodotti dell’orto alla birra, dalle marmellate alla frutta, dai prodotti della erboristeria ai detersivi)

Ha infine parlato Marco Malavasi presidente della cooperativa GAL (Giovani Ambiente Lavoro) di Modena che fa parte parte del Forum dell’agricoltura sociale. In questo intervento Malavasi ha parlato della Fattoria Centofiori di Marzaglia Nuova gestita da Guide ambientali escursionistiche con la collaborazione della Associazione Scuola Amica dei Bambini. Ha inoltre ricordato le iniziativa della cooperativa di cui è presidente a favore di persone disabili e i progetti portati avanti dal Forum dell’agricoltura sociale che in Emilia Romagna si è costituito nel 2015 proprio in seguito alle iniziative della Fattoria sociale Centofiori di Modena.

Tre sono le riflessioni che possono essere fatte dopo quell’incontro:

  • 1. L’agricoltura con tutti i suoi collegamenti non solo in pianura ma anche i collina e montagna rappresenta un insieme di opportunità occupazionali e imprenditoriali straordinario in cui è possibile intravedere collegamenti tra ristorazione, tecniche di produzioni tradizionali e moderne, relazioni con il mondo della scuola, economia sociale ecc.. sinergie come quelle previste nel progetto FICO Eataly word che si sta realizzando a Bologna vicino agli spazi della Facoltà di agricoltura (il preside è Andrea Segré) con 10.000 metri quadri di campi dimostrativi e allevamenti, 9.800 metri quadri di botteghe e mercati, 7.300, laboratori di trasformazione materie prime, aule didattiche ecc.
  • 2. L’intreccio tra Nuove vie in agricoltura e l’Agricoltura sociale coinvolgendo il sistema della formazione e la lotta alle mafie rappresenta una opportunità non solo economica ma politica che può permettere una crescita dal basso di grande interesse contro il neoliberismo e il modello Marchionne.
  • 3. Il rapporto tra due regioni come l’Emilia Romagna e la Campania può essere di grande interesse non solo per lo scambio di esperienze ma anche per definire delle sinergie che possono ridurre le disuguaglianze tra le regioni del nord e quelle del sud. Diventa quindi importante una ricerca qualitativa e quantitativa sulle nuove vie in agricoltura nelle due regioni per definire una mappa dei potenziali collegamenti e alleanze.

Questo articolo è stato pubblicato su Inchiesta online il 7 luglio 2016

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