Modena: inaccettabili le modalità per fondere due ospedali

Ospedali e sanità

Ospedali e sanità

di Gianluigi Trianni, igienista e medico sanità pubblica, l’Altra Emilia Romagna

Gentile Direttore,
già nel 2010 (…) intervenendo nel dibattito sul PAL (Piano Attuativo Locale) della Provincia di Modena sostenni la necessità dell’accorpamento di “Baggiovara” all’/nell’AOU Policlinico di Modena.

Sarebbe l’unica cosa positiva fatta a Modena in tema di politica “ospedaliera” dagli anni ’80, dopo l'”errore Baggiovara” commesso dal centrosinistra modenese e regionale, con il sostegno di sindacati confederali e (medici) autonomi e la complice non decisa opposizione del centrodestra e di una UniMore, votata ad un opportunismo politico istituzionale “inutile alla buona sanità ed alla buona università”, ed alla cui attuazione e “giustificazione” tecnica parteciparono sia l’attuale assessore regionale Venturi che buona parte del suo attuale quadro dirigenziale in regione ed a Modena.

Oggi, alla luce della relazione del nucleo tecnico sul progetto sperimentale “di gestione unica” presentata a Modena, a maggior ragione sostengo che non solo è necessario ma che è anche doveroso tale “accorpamento”, (che definire “unificazione gestionale” è riduttivo ed errato poiché in realtà non si tratta semplicemente di unificare la gestione ma di fondere, ridefinendone, adeguandone e potenziandone l’organizzazione, dei due ospedali della città entrambi sede di attività universitarie (.) in un unico ospedale anche universitario su due sedi).

Ed è anche doveroso che la sua decorrenza definitiva sia dall’01.01.2017, ciò che può benissimo essere stabilito con quello stesso atto regionale che, incomprensibilmente, dovrebbe essere assunto tra tre anni, alla conclusione della “sperimentazione gestionale”.

Non si capisce, infatti, a cosa dovrebbero servire ulteriori rinvii se non al prolungarsi nel tempo di disfunzioni e sprechi che caratterizzarono sin dalla sua prima operatività lo sdoppiamento dell’assistenza ospedaliera a Modena in due poli ospedalieri, espressione culturale non di “buona sanità” ma di irresponsabili e pervicaci interessi corporativi, in essere allora ed evidentemente ancora oggi.

Non è chiaro, ne è stato chiarito, infatti, a cosa serva la scelta operata dall’assessore Venturi e dal suo management regionale di una sperimentazione gestionale di tre anni e di una Cabina di Regia “paritaria e regionale” (di “bossiana” provincialistica risonanza.), dal momento che:

  • è compito istituzionale specifico di ogni direzione di azienda sanitaria in Italia ed in Emilia Romagna, ottimizzare l’organizzazione avvalendosi delle competenze tecniche del Collegio di Direzione, di cui sono membri di diritto i direttori dei dipartimenti aziendali (.), che è l’organo dell’azienda con compiti di elaborazione e di proposta per l’organizzazione e lo sviluppo dei servizi e, in collaborazione con il Collegio delle Professioni sanitarie e con i singoli dipartimenti, per le attività di formazione e di formazione permanente, di ricerca e di innovazione sulla organizzazione dei servizi;
  • i rapporti di assoluta sinergia ed integrazione con gli Ospedali, i Distretti e l’apparato tecnico amministrativo della AUSL di Modena, (già oggi premessa di, e propagandata in, tutti i documenti ufficiali e le comunicazioni pubbliche), sono già assicurati per norma e prassi istituzionale pluridecennale consolidata, da “Contratti di Fornitura” e Convenzioni tra aziende (con i quali ogni anno sono stabilite quantità e tipologia delle prestazioni che l’azienda ospedaliera universitaria deve erogare e saranno remunerate), dagli Atti aziendali (che stabiliscono l’organizzazione interna delle aziende), dai Bilanci Economici preventivi e consuntivi e dai Documenti di Programmazione Poliennale, dai Dipartimenti Interaziendali e dal Bilancio di Missione unico tra AUSL ed AOU di Modena tutti adottati ed adottabili solo previa validazione della “Regione” e previa valutazione della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria, composta dai 47 Comuni della Provincia di Modena, alla quale sono invitati permanenti i direttori dell’ AUSL e dell’AOU “Policlinico”, tenuta a partecipare e verificare la coerenza delle attività delle (due) Aziende Sanitarie di Modena con gli obiettivi di salute da perseguire. Due aziende quindi non certo sconosciute e scollegate una dall’altra ma, al contrario, da oltre un decennio sinergiche ed integrate tra loro e nella “holding sanitaria pubblica regionale” e, nelle norme e di fatto, controllate dalla Conferenza Territoriale Sanitaria e Sociale.

Da ultimo, ed in primo luogo però, è indispensabile, e quindi doveroso, che tale fusione/accorpamento sia occasione di investimenti per migliorare l’assistenza, la didattica e la ricerca sanitaria a Modena dopo decenni di sprechi strutturali e di tagli, come più avanti sarà descritto, e come sembra cogliere ed auspicare lo stesso sindaco Muzzarelli nelle sue comunicazioni sulla sanità in Consiglio Comunale lo scorso 09 giugno, («Voglio dirlo chiaramente: lo scopo dell’unificazione non è risparmiare sui costi e non solo questo, ma garantire una sanità più moderna ed efficiente» ed ancora «Modena ha già dato sul profilo della riduzione dei costi e deve ricevere le risorse che merita in una sanità capillare sviluppata e di alta qualità»).

Purtroppo la necessità di migliorare l’assistenza sanitaria ospedaliera, e non, a Modena, auspicata anche dal sindaco, non emerge della relazione del nucleo tecnico sul progetto sperimentale “di gestione unica” commissionata, condizionata ed approvanda a giorni dalla giunta regionale Bonacini-Venturi: nel contesto di una esposizione verbosa, che ai non tecnici della programmazione ospedaliera e sanitaria complica (irretendoli), non certo semplifica, l’accesso a dati e valutazioni tecniche e quindi la partecipazione ed il controllo democratico dei cittadini e dei loro rappresentanti nei consigli elettivi e nell’associazionismo, dal predetto documento si apprende che:

  • a. La Giunta Regionale ha disposto l’avvio della progettazione indicando come obiettivi strategici:
    • “la razionalizzazione della struttura complessiva dei costi delle due Aziende sanitarie in ambito provinciale”. Ciò significa che non potendosi nella fase sperimentale di tre anni tagliare i costi fissi costituiti dalla esistenza e dalla gestione di due edifici e relative doppie attrezzature, si deve tagliare il costo fisso costituito dal personale, la cui entità peraltro è stata ridotta negli anni, e della cui adeguatezza o meno alle funzioni assistenziali che già espleta e di quelle che sarebbe necessario espletasse non si parla nel rapporto.
    • “l’invarianza, quanto meno in avvio, dei livelli di performance”. Ciò significa che non debbono aumentare ricoveri ordinari e diurni ed attività specialistiche nei due ospedali anche se si ammette nel documento che quasi il 15% dei cittadini della provincia di Modena è costretta a ricorrere a strutture extra provinciali ed è “in gran parte casistica non dovuta all’espressione di libere scelte degli assistiti” che è cioè costretta da inefficienze erogative.
  • b. Ed inoltre si apprende che:
    • “lo scostamento negativo della (= minore ndr.) spesa pro-capite complessiva di Modena rispetto a quella regionale è in effetti il risultato di due componenti di segno opposto. Da un lato, infatti, la spesa pro-capite per l’assistenza ospedaliera è pari a 735 euro contro una media regionale di 710, con uno scostamento di 25 euro che è il più elevato in regione dopo Ferrara”. Ciò equivale nel solo 2015 a quasi 18 milioni di euro, peraltro verosimilmente sottostimati sia per la modalità di calcolo [perché ad esempio non confrontarsi con la spesa pro capite delle AUSL paragonabili come Parma e Reggio Emilia che hanno un solo grande ospedale universitario o di ricerca invece che due come Modena.] sia perché non tengono conto dei risparmi marginali che si sarebbero avuti se invece di due a Modena fosse stato mantenuto un unico edificio ospedaliero, tema questo che nessuno ha messo in conto di studiare, cosi come nessuno studia la relazione tra numero degli ospedali e costi strutturali dell’assistenza ospedaliera, Si tenga conto soprattutto che, con oscillazioni congiunturali, questa situazione dura dal 2005, anno di attivazione di Baggiovara, quindi oltre dieci anni ed equivale ad una stima minima di almeno 200 milioni di euro.
    • “Dall’altro, la spesa pro capite per l’assistenza distrettuale è pari a 1021 euro rispetto a una media regionale di 1058 euro con uno scostamento negativo di 37 euro che è il maggiore a livello regionale ad eccezione di Piacenza.” Ciò equivale a oltre 26 milioni di euro su base annua, anche in questo caso con elementi di sottostima da procedure di calcolo, ed a quasi 300 milioni di euro su base ultradecennale.
  • c. Non saranno trasferite in gestione alla AOU Policlinico, tra l’altro, pur essendo materia gestita tramite “dipartimenti interaziendali” e comunque gestibile con contratti di fornitura e convenzioni, per “opache” ed imprecisate problematiche di mantenimento di equilibri di bilancio e patrimoniali nelle due aziende, già oggi peraltro assicurati da fondi “ad hoc” della predetta “holding sanitaria pubblica regionale” e comunque da statuirsi nel suo ambito:
    • il Laboratorio centralizzato provinciale “Blu”
    • le dotazioni informatiche aventi sede a “Baggiovara” alla AOU
  • d. Non è stata ancora ufficialmente attivata la doverosa interlocuzione ufficiale con Unimore ne è stato ancora attivato un tavolo contrattuale con i sindacati confederali ed autonomi medici sui problemi retributivi connessi alla “unificazione gestionale”.

In sostanza siamo di fronte ad una mera iniziativa di riduzione dei costi conseguente al definanziamento che il governo Renzi e la cultura neoliberista di privatizzazione del welfare pubblico e sanitario impongono ad una giunta regionale e ad un management compiacenti.
Con i tagli e le dilazioni attuative con i quali viene presentata, e verrà, deliberata questa modalità di fusione dei due ospedali è inaccettabile.

PS: non a caso è assente nella relazione un adeguato paragrafo dedicato alla epidemiologia ed alla analisi dei bisogni assistenziali dei cittadini di Modena e della Provincia e quindi alla stima di adeguatezza della risposta ai bisogni di salute dei cittadini: si hanno solo “preoccupazioni” per i pareggi di bilancio ed il contenimento dei costi, cioè per i tagli del personale.

La verbosità ed il rinvio a verbosi atti successivi, redatti con linguaggio ragionieristico contabile, non preoccupato della centralità del diritto alla salute e quindi sia all’efficacia clinica degli interventi che alla sua comprovata dipendenza dalla riduzione dei disagi sociali connessi, sono usati per mascherare colpevoli e costosi errori e ritardi tecnico-gestionali ed accordi sottobanco da realizzare con settori corporativi e retrogradi delle tecnocrazie mediche e non.

C’è qualche cosa da nascondere all’opinione pubblica nei bilanci AUSL dal 2005 ad oggi con riferimento ai costi di gestione dell’ospedale di Baggiovara, che non vengono esplicitati ma necessariamente debbono essere stati calcolati visto che la contabilità per centri di costo fu attivata normativamente in Emilia Romagna nel 1986 e concretamente a Modena negli anni ’90 e Baggiovara è attiva dal 2005.

Non è un caso, ma una prassi politica che risale molto avanti nel tempo quantomeno all’epoca delle giunte regionali Errani – Bissoni se ancora una volta si assiste ad una presentazione “promozionale” di cose già decise sulla base di dati tenuti nascosti per almeno un decennio alla opinione pubblica e non una consultazione prima di prendere o per prendere una decisione partecipata.

Perché il Presidente Bonaccini, l’assessore Venturi, il Direttore generale dell’assessorato ed il Direttore generale dell’AUSL che rendano pubblici i bilanci del centro di costo NOCSAE (=Baggiovara) dal 2005 al 2015?

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