Demasiado: da Genova una cronaca di rivoluzionari mancati

Demasiado - La crociera dei rivoluzionari mancati

Demasiado – La crociera dei rivoluzionari mancati

di Sergio Sinigaglia

L’estate del 1978 viene comunemente ricordata come quella del dopo Moro. L’esecuzione di uno dei più autorevoli leader nazionali della Democrazia Cristiana fu una cesura profonda per la storia del nostro Paese. In particolare fu la pietra tombale di tutte le istanze di cambiamento, già da tempo in crisi, che avevano attraversato l’Italia, e vari parti del mondo, a partire dagli anni Sessanta.

Ma nel luglio di quell’anno ci fu un altro evento, inevitabilmente dimenticato, sicuramente secondario nel contesto generale, ora riesumato grazie alla memoria storica di Sandro Medici. “Demasiado” indica un desiderio incontenibile, un tourbillon di passioni incontenibili. Quella stessa passione che attraversò per un lungo decennio la generazione ribelle di mezzo mondo. Una sua folta rappresentanza nel luglio del 1978 intraprese un viaggio che Medici ci propone in un godibilissimo volume edito da Derive Approdi, intitolato, appunto, Demasiado – La crociera dei rivoluzionari mancati“.

Centinaia di militanti provenienti da vari Paesi europei e non, parteciparono all’undicesima edizione del Festival della gioventù comunista. Un evento tradizionalmente organizzato nell’est europeo, vista la regia sovietica del tutto, ma che nel 1978 si tenne invece a L’Avana. Cioè nella Cuba di Fidel, allora ancora nei cuori di tanti militanti della sinistra mondiale. Per cui furono in tanti a tapparsi il naso per il timbro sovietico sulla trasferta e a imbarcarsi.

La penna ironica, di Medici con una scrittura travolgente e avvolgente, ci accompagna per 220 pagine dentro la mastodontica Sobinov, un colosso da venti tonnellate varata nel 1954 in Scozia, per anni usata per trasportare merci e passeggeri solcando l’Atlantico, e successivamente acquistata dal governo sovietico e riciclata in una pomposa quanto vetusta nave da crociera. In tredici giorni di traversata e altrettanti di ritorno la vecchia Sobinov potè vedere, e sorridere sorniona, al trambusto che si venne inevitabilmente creare tra gran parte dei passeggeri e gli immarcescibili burocrati del Komsomol, grigi e autoritari guardiani del cerimoniale di bordo.

L’armata internazionalista comprendeva infatti “centinaia, forse migliaia di guastafestival. Comunisti sacrileghi, anarchici fomentati, subdoli maoisti, femministe ferocemente separatiste, pensatori indipendenti, spigolosi trotskisti in incognito, libertari irriverenti, radicali sempre e comunque, operaisti pensosi, spartachisti rancorosi, situazionisti scalzi, figli dei fiori e fumatori di mariuana, guerriglieri permanenti…” e l’elenco proposto da Medici prosegue ancora.

È facile immaginare come questa miscela di passioni, sentimenti, rancori e ideologie varie a contatto con il programma quotidiano di sano “socialismo brezneviano” cosa possa aver prodotto. Tanti e innumerevoli gli spassionati episodi di “guerriglia” dissacratoria che fanno letteralmente impazzire i grigi funzionari soviettisti e tutto il personale di bordo. Citiamo la” rivolta della samba”, cioè il tentativo di impedire il ballo sacrilego ed eretico improvvisato sulla nave con tanto di radiolone gigantesco con la relativa fantasiosa, travolgente risposta spontanea che provoca.

Il blitz notturno per cambiare la toponomastica della nave per cui il lungo corridoio Carlo Marx diventa via Groucho Marx, Viale Lenin diventa Viale Lennon. E da Marylin Monroe ad Humprey Bogart, da Stanlio e Olio a Totò, i nomi oscuri di sconosciuti improbabili eroi del socialismo reale (naturalmente eretici come Rosa Luxemburg e Karl Liebeknecht e lo stesso Gramsci sono tranquillamente ignorati), vengono irreversibilmente sostituiti, mandando su tutte le furie i responsabili della Sobinov, con tanto di reprimenda mattutina. Ma l’apoteosi si raggiunge con la ribellione contro il “marxismo-cetriolismo”.

Infatti il buon ortaggio viene quotidianamente propinato in tutte le ricette possibili. Colazione, pranzo e cena non si sfugge. Per cui quanto una sera l’ennesimo consommé a base di cetrioli viene servito a tavola, succede il finimondo. Poi l’arcano verrà svelato e si scoprirà che l’ invadente cetriolismo è riconducibile a un sovrappiù di produzione sovietista, insomma traditrice fu la pianificazione agricola dell’anno.

Insomma per tredici giorni il viaggio prosegue tra schermaglie varie, decine di riunioni e assemblee, tornei di calcetto, basket e pallavolo e, soprattutto, tra i flussi di corteggiamenti, fidanzamenti e sfidanzamenti, occhieggiamenti e languide carezze, inevitabili vista l’età media dei partecipanti. Un microcosmo rumoroso e litigioso che una volta arrivato a Cuba, tra accoglienze in pompa magna e il caloroso e affettuoso abbraccio del popolo caraibico, impattò anche a L’Avana con le dinamiche del socialismo reale cubano, verificando la divaricazione tra lo slancio e la creatività caratterizzanti i cittadini cubani e la logica autoritaria che contraddistingueva il socialismo castrista, soffocato dai due blocchi, l’embargo statunitense e il conseguente sostegno economico opprimente dell’Urss.

Sandro Medici esemplifica il clima soffocante del regime raccontando un significativo episodio. L’autore, come tanti naviganti, durante il viaggio non nasconde il suo amore per il rock in tutte le sue declinazioni, esibendosi anche con una certa assiduità. Un amico chitarrista gli aveva consigliato di visitare la “Casa de Maria”. Messosi sulla tracce di questa misteriosa “Casa”, scopre che non si tratta altro di una clandestina sede dove musicisti cubani possono suonare la “musica del diavolo”, severamente vietata dal regime perché emanazione del “nemico imperialista”. Un “embargo alla rovescia” come viene brillantemente definito che si commenta da solo.

Alla fine del Festival, durato una settimana, la nave riprende la strada di casa. I venti giorni dove si è dormito poco e fatto tante altre cose si fa sentire sui giovani militanti. Il viaggio di ritorno sarà più mesto. Le immagini festose che il libro ci ha regalato durante il viaggio di andata sono un ricordo. La prima settimana sarà dedicata al riposo, la seconda a cercare di concludere abboccamenti, corteggiamenti rimasti in sospeso, metafora di quel riflusso che già si fa sentire nella crisi ideologica e generazionale che colpisce la sempre più traballante sinistra extraparlamentare italiana.

Gli anni Ottanta sono alle porte, il Bel Paese sta cambiando profondamente dal punto di vista sociale, culturale ed economico. Ma Sandro Medici ci regale un’ultima foto di gruppo. Come in un album di famiglia, alle immagini festose dell’allegra comitiva italiana, si sovrappongono quelle di attempate persone, uomini e donne che volevano cambiare il mondo, oggi collocate nelle più svariate dimensioni sociali e professionali, anche con gli inevitabili “tradimenti” politici”.

Ma rimane il Demasiado, il desiderio irrefrenabile. E l’affetto verso i protagonisti di questo viaggio. Perché chi della nostra generazione nel corso di quel decennio di passioni e illusioni non ha conosciuto una “Caterina con il viso incantevole alla Hepburn”, o la “Paola detta Paolativogliobene”, irreprensibile capo delegazione e femminista doc, o Sandro detto “Sandrino il mazzolatore” o Mimmo, il capiscione del gruppo sempre pronto a snocciolare analisi e dati incontestabili? E un po’ di nostalgia inevitabilmente ci assale. Demasiado…

One Response to Demasiado: da Genova una cronaca di rivoluzionari mancati

  1. anna ha detto:

    C’ero anch’io!!!! E mi ha cambiato la vita… Grazie Sandro. Anna

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