La crisi della sanità pubblica in Sardegna e l’ombra di private finance initiative

Tagli alla sanità

Tagli alla sanità

di Claudia Zuncheddu

Il governo Renzi a Roma e Pigliaru in Sardegna, per la privatizzazione del sistema sanitario pubblico, adottano le strategie standard già sperimentate in altri Paesi europei per consegnare il servizio pubblico alle multinazionali della sanità privata.

Il Private Financing Initiative (PFI) per gli ospedali nel Regno Unito, fu il precursore della privatizzazione della sanità. I tagli ai fondi, i ticket insostenibili, le lunghe liste d’attesa, la chiusura o il “ridimensionamento” degli ospedali, l’insicurezza forzata che si incute nelle persone, fanno parte di queste strategie di consegna del servizio pubblico al capitale privato.

Se in Italia, come si rileva da una ricerca Censis, quasi 1 famiglia su 2 già rinuncia alle cure, in Sardegna la situazione è notoriamente più grave. Noi sardi dobbiamo solo decidere se soccombere o opporci ai governi italiani e ai partiti italiani che occupano le istituzioni in Sardegna. Un’occupazione non di certo per fare opere di bene pubbliche e tutelare gli interessi dei sardi.

La situazione drammatica degli ospedali di Cagliari, le mobilitazioni popolari per il San Marcellino di Muravera, l’ospedale di Isili, di Lanusei, del Sulcis Iglesiente, di Sorgono, di Alghero, sino alla Maddalena, oggi sono il simbolo di una lotta unitaria per la difesa di tutti i presidi ospedalieri nelle città e nei territori sardi più isolati. Le nostre collettività non abbassano la guardia e non intendono rinunciare al diritto alla salute.

In questi mesi, con imponenti manifestazioni nei territori e a Cagliari, i sardi lanciano un messaggio forte a chi governa la Sardegna: “la Sanità Pubblica non si tocca se non per migliorarla e potenziarla”. Ma è evidente che la classe politica sarda, tra gli ordini del governo Renzi e le esigenze delle nostre cittadinanze, sceglie di salire sul carro del potere, contrapponendosi alle rivendicazioni delle collettività locali.

Nel piano strategico sulla privatizzazione della Sanità Pubblica, sarà compito del governo Pigliaru ridimensionare e sopprimere le strutture ospedaliere dell’Isola, non solo nei territori isolati ma anche nelle grandi città. Spetterà invece al governo centrale di Renzi, con i Decreti del ministro della Sanità Lorenzin, trasformare i medici di Base in burocrati e in “contabili” per conto dello Stato, impedendogli con ciò di svolgere la propria professione: curare i propri assistiti.

Il Decreto Lorenzin, con l'”appropriatezza prescrittiva” impone che numerosi e indispensabili esami e indagini diagnostiche siano a totale carico del cittadino. Con questi decreti si annulla la prevenzione e la possibilità per i medici di Base, di fare diagnosi precoci, che salverebbero molte vite umane riducendo realmente i costi della sanità.

La soppressione della Medicina di Base e la chiusura o il declassamento degli ospedali sardi, rientrano nelle strategie della privatizzazione dell’intero sistema sanitario pubblico italiano, di cui la Sardegna pagherà i costi più alti.

La negazione del diritto alla Sanità pubblica e gratuita, ha indotto intere cittadinanze nell’isola, a forti prese di posizione nei confronti di tutta la classe politica sarda, tanto più succube a diktat romani, quanto distante dai bisogni e dai diritti dei cittadini.

Le sollecitazioni e le critiche a queste misure, provenienti dai territori, sono giusto servite a far preoccupare singoli esponenti politici che per paura di perdere il consenso elettorale, si sono presentati ancora una volta, per esibire il loro forbito e becero campionario di inganni e di bugie.

Il Movimento Salviamo il San Marcellino, contro il declassamento e la chiusura del presidio ospedaliero di Muravera, manifestando il proprio dissenso ha chiesto una presa di posizione pubblica e un’assunzione di responsabilità politica ad ogni singolo rappresentante istituzionale, dai Comuni, alla Regione, al Parlamento italiano.

A tutt’oggi, alla lettera del Movimento che pubblichiamo di seguito, nessun politico ha dato una pubblica risposta assumendosi le proprie responsabilità.

Lettera ai rappresentanti eletti dal popolo… di Lidia Todde Presidente del Movimento.

“La soppressione o il declassamento degli ospedali nei territori più disagiati della Sardegna, come quello di Muravera, riteniamo che sia una grave violazione del diritto inalienabile delle nostre collettività ad essere curate.

Il San Marcellino, al servizio delle cittadinanze dei comuni del Sarrabus e del Gerrei, nonché del turismo estivo, è da tutelare e potenziare, tanto che di recente si è ritenuto necessario l’investimento di 5 milioni di euro. Le distanze peculiari nei nostri territori, i tempi lunghi di percorribilità della rete viaria con le difficoltà per il raggiungimento di ospedali in altre sedi, la necessità della permanenza degli attuali posti di lavoro nel San Marcellino, inducono a sostenere che l’ospedale di Muravera non debba essere chiuso, ancor più di fronte alla grave crisi degli ospedali cagliaritani non più in grado di farsi carico delle esigenze sanitarie delle zone disagiate.

Ad ogni nostro Rappresentante nelle sedi istituzionali di ogni ordine e grado, chiediamo un’assunzione di responsabilità, esprimendo pubblicamente in termini chiari e inequivocabili quali siano le posizioni individuali e quelle del partito politico di appartenenza rispetto alla chiusura del San Marcellino, una pesante discriminazione contro le nostre collettività.

Chiediamo attraverso quali azioni politiche, ogni eletto dal Popolo nelle nostre circoscrizioni, intenda far valere le ragioni delle Comunità locali qualora il Partito di appartenenza non si opponga con determinazione allo smantellamento del nostro ospedale e con esso del nostro diritto ad essere curati.

Chiediamo che tutti i politici eletti nei territori sardi rigettino con forza i tagli irrazionali che decretano la chiusura dei presidi ospedalieri nelle sedi più isolate e disagiate. Nessuna decisione sul diritto alla salute dei sardi può essere presa fuori dalla Sardegna e imposta alla massima istituzione sarda, che in barba alla sua Autonomia, sino ad oggi non ha manifestato nessuna forma di resistenza a questa ingiustizia. Questo è l’impegno che chiediamo”.

Questo articolo è stato pubblicato dal Manifesto sardo il 1 maggio 2016

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