Requiem per l’Altra Europa? “Noi non ci siamo”

L'altra Europa con Tsipras

L'altra Europa con Tsipras

di Cristina Quintavalla, Imma Barbarossa, Sauro Digiovanbattista, Nando Simeone e Riccardo rossi

Il diavolo insegna a fare le pentole ma non i coperchi. Tutto “l’impegno” profuso nella direzione di impedire un’assemblea nazionale dell’Altra Europa, richiesta da circa il 30% dei componenti del CN, volta a discutere del progetto politico e delle prospettive strategiche e per verificare l’esistenza delle condizioni per un rilancio dell’iniziativa politica, ha confermato purtroppo quanto fondate fossero le nostre critiche.

Per impedire accuratamente il dibattito interno, un bilancio dell’attività di questi due anni, l’assemblea milanese ha partorito un topolino. Che “noi ci siamo” non se n’è accorto nessuno, non gli attivisti dei movimenti, nessun organo di stampa, nè le forze della cosiddetta residuale “sinistra”.

Non se ne sono accorti perché i militanti dell’AE se ne sono andati e tutto il lavoro generosamente messo in piedi dai comitati territoriali è stato ancora una volta vanificato. Poco più di un centinaio di persone a Milano se la è contata e se n’è andata, forse senza nemmeno problematizzarsi sul fallimentare bilancio raggiunto.

Non c’è, non c’è stata direzione politica dentro l’AE. Molte le ragioni. La principale:

  • la debolissima e generica prospettiva politica (la costruzione a freddo e per accordo tra ceti dirigenti di un soggetto unico/unitario della sinistra e dei democratici, in funzione elettorale),
  • la debolissima e generica analisi della fase attuale, privata degli strumenti di analisi propri della teoria e della pratica della lunga storia del movimento della sinistra di classe.
  • È dall’analisi dell’attuale fase del capitalismo che un soggetto della sinistra deve derivare una coerente prospettiva anticapitalista.

La seconda:

  • la mancata rielaborazione delle ragioni dell’esito fallimentare della prospettiva socialdemocratica a livello europeo nelle sue diverse varianti (compresa l’illusione di cogestire le politiche di austerità), nella fase in cui la guerra, i respingimenti, la chiusura delle frontiere, le derive xenofobe e razziste sono l’ultima carta di un’Europa allo sfascio.

Rilanciamo allora la prospettiva apertasi nella tre giorni madrilena del 19/20/21 febbraio con l’apertura di un processo di mobilitazione europea e di ricomposizione dei movimenti di lotta sul piano B contro l’Europa dell’austerity, della guerra, dei respingimenti, per costruire un vasto fronte alternativo nelle pratiche e nelle analisi al sistema di dominio capitalistico, per un mondo, un’economia, un ambiente al servizio della vita, anzichè dell’accumulazione capitalistica per pochi e della miseria e del degrado della maggioranza degli esseri umani.

Un’ampia sinistra europea, si darà appuntamento a Roma il 7 e 8 maggio, per contribuire a costruire il PIANO B dell’alternativa e preparare la parte italiana della giornata di lotta continentale del 28 maggio.

Questo il testo dell’appello che si sta proponendo. Chi vi si riconosce lo firmi, lo diffonda e partecipi al processo di costruzione della prossima assemblea romana di maggio.

UN PIANO B PER L’EUROPA – COSTRUIAMO L’ALTERNATIVA ALL’EUROPA DELL’AUSTERITÀ E DELLA GUERRA

Il grande meeting di Madrid, del 19-20-21 febbraio scorsi, per la costruzione di un PIANO B contro l’austerità per un’Europa democratica, ha visto la partecipazione di alcune migliaia di persone, tra cui eurodeputatE del GUE, esponenti di Podemos, Izquierda Unida, Anticapitalista, la Piattaforma dell’auditoria cittadina contro il debito, ATTAC, CADTM, economistE e ambientalistE europee, lavoratrici in lotta contro la chiusura delle loro aziende, sindache e amministrarici espressione di movimenti di lotta.

L’esperienza greca, con la capitolazione imposta da Bruxelles e dai creditori, in aperto contrasto alla pronuncia popolare referendaria, ha dimostrato l’impossibilità di un percorso di cambiamento all’interno delle attuali istituzioni e trattati europei, la impossibilità di un percorso solo nazionale e, sopratutto, il manifestarsi di una vera e propria emergenza democratica.

Un’altra economia ed un’altra democrazia, per un’altra Europa ed un altro mondo è stata l’esigenza che ha attraversato la tre giorni madrilena, a partire dalle proposte al momento avanzate per la lotta contro l’austerità (Manifesto “Un Piano B per l’Europa”, Austerexit, DiEM25), per superare il modello economico neoliberista che subordina la vita, i bisogni delle persone e l’ambiente, al profitto e ai grandi interessi della speculazione finanziaria.

Un modello economico che produce crisi: dalle crisi bancarie non ancora risolte ai nuovi segnali di caduta dei mercati finanziari, con la continua ricerca di sempre più alti tassi di remunerazione del capitale e la completa finanziarizzazione dell’economia. La crescita del debito pubblico e privato con l’imposizione di inaccettabili equilibri di bilancio agli Stati. Nuovi trattati commerciali e di investimento, come il TTIP, il CETA e il TISA che violano diritti e tutele delle cittadine Europee. Le controriforme del lavoro, che disseminano precarietà e indeboliscono lavoratori e sindacati. Il sistematico taglio allo “Stato sociale”, ad iniziare da Scuola e Sanità pubbliche. Processi di privatizzazione e di “messa a profitto” dei beni comuni. Il continuo ricorso ad un’economia ed a politiche di guerra per garantire il controllo delle risorse, che hanno provocato la crisi democratica delle strutture statali e l’esplosione di conflitti etnici e religiosi.

Questa è l’UE che sta sferrando il colpo definitivo alla democrazia e allo stato di diritto, in particolare allo Stato sociale e ai diritti del mondo del lavoro.

Questa è l’UE che militarizza le frontiere, chiude le rifugiate in campi di detenzione, respinge in paesi terzi non sicuri coloro che fuggono dalle guerre, dalla spoliazione di risorse, dai disastri ambientali e climatici di cui è in larga misura responsabile. Che stipula accordi con la Turchia in aperto contrasto con le convenzioni per i diritti umani.

Ed è la stessa UE che al contempo favorisce gli interessi delle grandi lobby economico-finanziarie, che attraverso i loro portatori di interesse accreditati a Bruxelles e Strasburgo, costituiscono la fonte di ogni decisione.

Il dibattito madrileno ha posto l’esigenza di un Piano B contro l’austerità e per un Europa democratica per superare tutto ciò. È oggi fondamentale ridiscutere del debito pubblico degli Stati rifiutando di pagarne la quota illegittima; disubbidire ai trattati capestro come il Fiscal Compact; nazionalizzare le banche in crisi anziché salvarle con i soldi pubblici; istituire vincoli e controlli al grande capitale; ripubblicizzare i settori strategici dell’economia (i così detti monopoli naturali: acqua, energia, trasporti pubblici, telecomunicazioni, servizi di rete); aumentare la spesa sociale a favore delle persone e della creazione di posti di lavoro; costruire un processo eco-femminista di decrescita.

Così come è fondamentale attuare una riconversione ecologica dell’intero sistema economico, per tutelare l’ambiente e la vita, e ripensare profondamente le forme attuali della democrazia, che a tutto hanno portato meno che all’instaurarsi di un effettivo potere del popolo, come è drammaticamente sotto gli occhi di tutti.

L’Assemblea di Madrid ha posto in esplicita relazione la sfida della democratizzazione dell’Europa con la costruzione di un demos europeo nel conflitto contro neoliberismo, debitocrazia e fortezza Europa. Ricostruire una dimensione europea dei conflitti e dei movimenti, con un esplicito richiamo alla esperienza dei forum sociali europei rideclinata nel tempo presente, e la definizione di una agenda di mobilitazione comune. E’ questo il percorso che vogliamo radicare anche nel contesto italiano, che più di altri ha bisogno di una fuoriuscita dalla passivazione, di interpretare la questione dell’unità come riconnessione di sociale e politico, di pratiche mutualistiche e lotta per l’egemomia: ricostruzione di un blocco sociale, e non unità politicista di sigle.

Il Piano B deve fondarsi, quindi, sulla riattivazione della mobilitazione popolare nelle strade, nelle piazze, nelle fabbriche, nelle Università, nei quartieri e su forme sempre più diffuse di auto-organizzazione ed auto-rappresentazione popolare, attraverso una partecipazione diretta alla costruzione dell’alternativa alle politiche di austerità, attuale forma dell’oppressione imposta dall’alto; su scala almeno continentale, dato che è impensabile per noi, internazionaliste da sempre, che il ritorno ai sovranismi nazionali possa rappresentare una soluzione.

Per questo è necessario creare uno spazio politico e sociale di connessione di tutte le persone, i movimenti, le organizzazioni che si oppongono al modello attuale di UE, e costruire un’agenda comune di mobilitazioni per rompere col regime dell’austerità e avviare forme di lotta e disubbidienza contro i trattati europei.

Saremo capaci di costruire un processo costituente in Italia e in tutti paesi europei solo se sapremo rendere possibile nello spazio europeo l’esercizio di un reale potere delle cittadine, attraverso un vasto processo di ripoliticizzazione della società europea e dei conflitti. Potremo riuscire solo se sapremo osare più democrazia a partire da noi stesse per essere poi credibili nella richiesta che di questo si facciano carico anche le istituzioni.

Portiamo avanti questa proposta, da Madrid a Roma, dove il 7-8 maggio proponiamo a tutte le persone e le realtà interessate di incontrarci per elaborare il nostro contributo alla definizione del Piano B contro l’UE dell’austerità ed in preparazione della manifestazione europea che si svolgerà il 28 maggio.

Pensiamo ad un incontro – paritario e orizzontale – tra tutte le persone che, singolarmente o dentro movimenti, associazioni, partiti e sindacati, lottano quotidianamente affinché un altro mondo sia possibile. Tutte le interessate possono comunicare la loro disponibilità a partecipare e pensare insieme l’appuntamento all’indirizzo planbitalia@gmail.com . Nell’ambito della due giorni parteciperemo tutte alla manifestazione STOPTTIP che si svolgerà il 7 maggio a Roma.

Per adesioni inviare una mail planbitalia@gmail.com.

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