Bologna: “Non si può imbruttire la città oltre ogni limite”

L'arredo urbano e i cubi a Bologna
L'arredo urbano e i cubi a Bologna

di Sergio Caserta

Conversazione con Jadranka Bentini di Italia nostra Bologna e con l’architetto Pierluigi Cervellati.

Jadranka Bentini: noi di Italia nostra, insieme a tante associazioni e personalità della città, promuovemmo nello scorso ottobre un convengo consapevoli di cosa stessero preparando per imbruttire la città, l’amministrazione nella persona dell’assessore Gabellini,non partecipò. Ripetemmo la richiesta di un incontro urgente con una lettera al Sindaco,spedita anche ai gruppi consiliari, la Gabellini incaricata dal Sindaco ha proposto prima di vederci il 21 dicembre data infausta, ora l’incontro è fissato il prossimo 12 gennaio.

Noi riteniamo che solo una mente malata può pensare di inserire oggetti orribili, come quei loculi sotto le due torri. Quel che a noi sembra ancor più grave, al di là del fatto che gli oggetti siano belli o brutti, è l’assoluta genericità delle scelte, la loro casualità, mentre non c’è un progetto serio per la città. Ogni intervento è diverso ed uguale all’altro, non c’è alcun ragionamento, perché la normativa concede ma non prescrive che ogni intervento sia a sé, senza un collegamento con il contesto, quindi si usa la pietra, o il legno, il ferro o gli alberi, in luoghi ove questi addobbi non c’entrano nulla.

Abbiamo chiesto la rimozione dei fittoni, nei progetti non si vedevano ma lo sapevamo che c’erano, non c’è un ufficio preposto alla salvaguardia del patrimoniodi bellezza del centro storico, prima c’era, poi è stato man a mano svuotato; infine Cofferati ha dato il colpo di grazia togliendolo. C’è qualche giovane architetto al quale chiaramente dicono quel che deve fare. Ti rendo noto che quegli sgabelli costano 290 mila euro, non si potevano usare in modo migliore? Siamo molto soddisfatti che la petizione che abbiamo promosso su Change abbia raccolto in poco tempo già oltre 1700. Occorre sostenerla.

Pierluigi Cervellati: nel centro storico se si fosse seri, non si dovrebbe fare nulla, non toccare niente, nello stesso concetto di “arredo urbano” si nasconde la deturpazione dei tratti essenziali di un patrimonio unitario complessivo di straordinario valore, qual è il centro storico di Bologna. È assurdo pensare che si spende tanto denaro per degli oggetti orribili e inutili, quali queste sedute in pietra.

Perché invece di chiedere l’elemosina come si sta facendo per la fontana cinquecentesca del Giambologna, gioiello di ingegneria idraulica e opera d’arte di primario valore, non si usano immediatamente i soldi pubblici che sono nostri di tutti i cittadini, per ripararla ed evitare l’ammasso di calcare la mandi in rovina come sta avvenendo? Non c’è alcuna logica nel modo in cui si valutano le priorità. Lo stesso per la ristrutturazione delle strade, si sa benissimo che anche se si useranno malti di maggior qualità, nel tempo non durerà perché i mastodonti del Crealis, nuova creatura mostruosa che transiterà nel centro storico, sono ancor più pesanti degli attuali filobus.

Si determinerà comunque quel che è già avvenuto in Santo Stefano,  l’usura del manto e l’aumento delle vibrazioni, e sappiamo che il Portico dei Servi è a rischio, per non parlare delle due torri. Purtroppo non esiste più alcuna pianificazione:  la Regione ha enormi responsabilità, sono fin troppo chiare le loro intenzioni, per quel che viene presentata come una variante alla legge 20, in realtà una nuova legge. Scomparirà ogni riferimento al paesaggio e alle città storiche, elimineranno ogni forma di controllo sulle scelte urbanistiche dei comuni, demandandole all’impalpabile città metropolitana, con lo scopo di lasciar mano libera, si tratta in realtà di una pura delegificazione che serve solo ai costruttori.

Perché nessuno interviene per sensibilizzare l’opinione pubblica? Perché la stampa locale è totalmente asservita agli interessi economici e politici maggioritari. Prima quando scrivevo i miei articoli venivano pubblicati, anche se qualcuno il giorno dopo li criticava, ora non li pubblica più nessuno. Sappiamo che ormai le redazioni sono “organi di partito”.

Autore dell'articolo: Amministratore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *