Parigi, oh cara: le (deplorevoli) reazioni politiche

Parigi 2015
Parigi 2015
di Lidia Menapace

Colpitissima per lo scempio che ha colpito di nuovo e più duramente la più amabile e amata capitale europea, desidero mettere su carta una breve serie di considerazioni politiche in proposito, che si sommano alle numerosissime e quasi sempre giuste che ho trovato nella posta, di ritorno da un giro di dibattiti che mi ha tenuto lontana da casa.

Ho voluto osservare come hanno reagito i personaggi politici da una parte e le popolazioni dall’altra. Incomincio dal segretario generale delle Nazioni Unite. Si è limitato a esprimere dolore per le vittime e vicinanza alla Francia, tono umanitario. Non ha aggiunto altro, evidentemente ben sapendo di poter esere smentito da vari appartenenti alle Nazioni Unite.

Infatti subito Obama, come se non fosse membro delle N.U. è intervenuto villanamente, sorpassando nonché le N.U. anche la sovranità della Francia e Hollande dichiarandosi suo sostenitore e alleato nel distruggere con la forza e le armi il terrorrismo. Si tratta di una posizione irresponsabile che si somma e accresce le responsabilità di Hollande per aver fatto una politica colonialista e dissennata. Hollande è rimasto oscillante e incerto, e non è davvero un bel fatto che la Francia così colpita abbia vertici politici vaghi. E che non rifiuti Obama come alleato nella guerra per distruggere con la forza il terrorismo. A questo punto , dati i precedenti a me pare che la prima cosa da fare sia di chiedere che Obama restituisca il Nobel per la pace.

Mentre temevo una brusca e generale ondata di razzismo e furia alla Salvini (che ha dichiarato poco utili i minuti di silenzio e necessario stroncare e sradicare il terrorrismo “con la forza”, cioé con la guerra), mi pare di poter osservare che invece le popolazioni così atrocemente e selvaggiamente colpite da Isisesprimono sentimenti veri seri e profondi di dolore tristezza e disperazione, non di vendetta o di reazione pari e opposta. Sembra che la ragione nelle teste del popolo non si sia addormentata e che resti vigile per evitare il peggio, compreso il rovesciamento a destra di tutta Europa.

Sembra dunque che l’antifascismo resti un rimedio che ha un fondamento e che regga, non saprei dire per quanto, nè se resisterebbe anche a un fronte di politici che desse segnali fortemente in contrario. Speriamo che non succeda, non è proprio il momento di lasciare che la ragione si addormenti, i mostri ci sono già, in abbondanza.

Questo articolo è stato pubblicato sul sito della Fondazione Luigi Pintor il 15 novembre 2015

Autore dell'articolo: Amministratore

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