21 novembre: con la Fiom contro il Jobs act e la legge di stabilità

Fiom
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dell’Altra Emilia Romagna

Saremo alla manifestazione con la Fiom per dire no al governo Renzi, al Jobs act, alla legge di stabilità, alle riforme costituzionali, che rivelano sempre più il disegno organico che le classi dominanti di questo paese, d’intesa con l’Unione Europea, perseguono: ristabilire i rapporti di forza che garantiscano ai grandi potentati economico-finanziari il pieno controllo delle leve del potere, per lo sfruttamento delle risorse, dei mercati, della manodopera. Senza intoppi, né limiti, né mediazioni; senza che lotte e opposizioni possano costituire un limite alla rapacità del grande capitale.

Tale disegno è stato perseguito sferrando il più forte attacco mai condotto alla classe lavoratrice da cinquant’anni a questa parte. La posta in gioco è tale da mettere in ginocchio il mondo del lavoro, umiliarlo, dividerlo, isolarlo. Solo così è diventato più facile cancellare le conquiste strappate nel corso di lotte durissime. Solo così è diventato più facile negare la rappresentanza al mondo del lavoro, negarne la soggettività politica, la capacità di lotta.

Il Jobs act ha reso tutti flessibili e precari, sottoposti al ricatto della parte datoriale, senza diritti, senza tutele, senza prospettive. Non sono aumentati in realtà i posti di lavoro, ma è cresciuta la platea degli imprenditori che hanno approfittato degli sgravi fiscali e del nuovo quadro normativo: tanto senza art. 18 si assume e si licenzia quando si vuole.

A fianco dei lavoratori a tutele decrescenti, rimangono in questo paese 5 milioni di contratti precari, nuove forme di lavoro schiavile senza prospettiva, e tutti coloro (un giovane su quattro) che non studiano, né lavorano, né cercano più un impiego.

La nuova finanziaria continua a riproporre la solita ricetta, quella che ha prodotto la crisi: largheggia in sgravi fiscali, incentivi, sostiene i processi di ristrutturazione industriale, gli investimenti speculativi, mentre governo e Confindustria si fanno l’occhiolino nello sferrare con azioni congiunte e sinergiche un attacco senza precedenti alla contrattazione nazionale collettiva a favore della contrattazione aziendale, che aumenterà la frammentazione e punterà a legare il salario alla produttività aziendale.

Unire ciò che questo sistema economico-produttivo divide è oggi la parola d’ordine attorno a cui costruire la coalizione sociale: dobbiamo ricreare attorno ai lavoratori un forte blocco sociale, che restituisca valore e dignità al lavoro, al futuro, alla vita delle persone.

Autore dell'articolo: Amministratore

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