La “buona scuola”: educazione fisica, addio

La buona scuola che non vogliamo
La buona scuola che non vogliamo
di Silvia R. Lolli

Vogliamo focalizzare questo intervento su un punto del comma 7 della legge 107/15, nel quale si parla di potenziamento motorio. È importante ricordare che il comma si riferisce a tutti i livelli di scuola, cioè ogni punto potrà interessare in modo diverso le IS, cioè dovrà essere declinato secondo i bisogni delle diverse età degli allievi.

C’è poi un altro comma che ipotizza, finalmente, la presenza dell’educazione fisica, insegnata da specialisti anche di altri ordini, nella scuola primaria. Il c. 20 prevede l’inserimento, nella scuola primaria, delle così dette educazioni, finora lasciate insegnare senza alcuna specializzazione: musica, arte, e appunto educazione motoria.

“Per l’insegnamento della lingua inglese, della musica e dell’educazione motoria nella scuola primaria sono utilizzati, nell’ambito delle risorse di organico disponibili, docenti abilitati all’insegnamento per la scuola primaria in possesso di competenze certificate, nonché docenti abilitati all’insegnamento anche per altri gradi di istruzione in qualità di specialisti, ai quali è assicurata una specifica formazione nell’ambito del Piano nazionale di cui al comma 124”.


Non ci facciamo però illusioni, perché se si legge bene il comma potrebbe restare anche tutto come è attualmente. D’altra parte questo comma, svincolato dagli altri in cui si parla del piano triennale, finalizzato all’organico territoriale per i prossimi tre anni, e del piano formativo per l’anno in corso per richiedere l’organico potenziato sembrano svincolati da questo comma.

Per esempio i docenti “abilitati all’insegnamento per la scuola primaria” possono già essere in “possesso di competenze certificate”, senza essere diplomati ISEF o laureati in Scienze Motorie. Non essendoci questa specifica dicitura si può presumere che tutti i maestri che hanno fatto vari corsi CONI/MIUR negli anni passati siano già in possesso di competenze certificate e si dovrebbe appurare quanti docenti abilitati di educazione fisica per le scuole secondarie siano oggi in soprannumero. Non dimentichiamo che questa legge prevede per le discipline artistiche un’equipollenza dei titoli, livello di scuola media superiore, riconosciuti dal ministero del Turismo.

Speriamo di sbagliarci. Ci piace comunque essere nel torto, almeno una precedente riflessione potrà non creare false aspettative. Sarebbe da dire anche agli studenti di Scienze Motorie, ma sappiamo bene che questi corsi, dopo aver perso dal 2000 la loro identità, ora con l’ennesima riforma – gelminiana -, sono in balìa di dipartimenti universitari di altre aree di studio. Quindi a chi interessa l’educazione fisica a scuola? Cultura annullata.

La confusione della L. 107 è così alta che si possono prendere allucinazioni; noi abbiamo sempre creduto, fin dalla prima lettura, che ha un suo specifico “spirito”: una visione aziendalista e piegata al privato, nonostante le risorse che qua e là sono state scritte. Molti i proclami, ma viene lasciata troppo spesso alle sole scuole la loro implementazione, in nome di un’autonomia certamente mal interpretata, viste le difficoltà e gli scontri che per esempio si hanno per decidere le aree per l’organico, in modo prioritario, del piano formativo di quest’anno.

Per l’educazione fisica potrà diventare il definitivo canto del cigno, anche se è l’unica disciplina che, attraverso il lavoro che si fa sui corpi, potrebbe dare tanti aiuti per i bisogni attuali degli studenti. Infatti alla fine di ottobre ci piacerebbe di conoscere quanti docenti di educazione fisica, sia dell’area D04 area psicomotoria per la scuola di secondo grado dove è prevista sia delle classi di concorso A 030 e A 029 (educazione fisica per il primo e il secondo grado), saranno entrati in ruolo a sostenere i bisogni educativi nelle diverse istituzioni scolastiche.

Sarà pessimismo ma crediamo già di sapere che forse saranno i docenti in percentuale ancora meno presenti all’interno dei prossimi collegi docenti. Speriamo di sbagliarci anche in questa previsione. Tutto però sembra andare in questa direzione. Nel documento arrivato dal MIUR (Prot. 0030549 del 21/09/15) per organizzare le richieste dell’organico in base al POF annuale troviamo ben 7 (8 per il primo grado) obiettivi per il potenziamento umanistico (nel primo grado si pensa possa avere queste competenze), 1 solo per il potenziamento motorio, sia per il primo che il secondo grado. Il problema però più grave è che in entrambi gli ordini di scuola si mantiene la stessa dicitura del punto g) del c. 7:

“potenziamento delle discipline motorie e sviluppo i comportamenti ispirati ad uno stile di vita sano, con particolare riferimento all’alimentazione, all’educazione fisica, e allo sport, e attenzione alla tutela del diritto allo studio degli studenti praticanti attività sportiva agonistica”.

Con questa dicitura diventa estremamente difficile poter competere, soprattutto se si leggono altre frasi contenute nel potenziamento di altre aree.
Il punto e), inserito per il primo ciclo nel potenziamento artistico e musicale e in quello umanistico socio economico e per la legalità:

“sviluppo di comportamenti responsabili ispirati alla conoscenza e al rispetto della legalità, della sostenibilità ambientale, dei beni paesaggistici, del patrimonio e delle attività culturali.”

L’educazione del corpo, attraverso il movimento non porta a costruirsi un comportamento responsabile? Del resto anche quando uscirono le norme per l’integrazione e l’educazione dei BES (studenti con bisogni educativi speciali) e dei DSA (studenti con disturbi specifici di apprendimento) non si è quasi mai presa a riferimento l’educazione fisica. Noi docenti siamo ancora visti come subalterni alle altre culture, quelli che fanno giocare ed organizzano le attività sportive, perché c’è il Coni con le Federazioni che ci aiutano. Così la scuola primaria potrà contare anche per questo anno scolastico, come scriveva sulla Gazzetta dello sport Valerio Piccioni sul programma CONI/MIUR di alfabetizzazione motoria.

Il problema italiano è ormai atavico e mentre si dedicano risorse alla candidatura olimpica, il Coni laziale sta proponendo alle scuole interventi con i vari campioni, la scuola perde l’educazione fisica, ma si fa serbatoio sempre più ampio per il mondo sportivo.

Mondo sportivo che potrà essere foraggiato anche dagli studenti in alternanza scuola lavoro; gli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI, alla stregua dell’altro volontariato (che però deve seguire norme completamente diverse da quello sportivo), potranno accogliere gli studenti di tutte le scuole di secondo grado. Certamente l’influenza in Commissione Cultura della Camera del deputato PD Fossati (ex Presidente UISP) ha avuto qualche effetto. Non troveremo mai un insegnante di educazione fisica in questo consesso?

Ci preoccupa poi l’ultima news, rintracciata nel blog del collega di Roma Jacopo Balocco e ripresa anche sulla Gazzetta dello Sport dei giorni scorsi:

Scuola, proposta Pd per ‘sportivizzare’ l’Italia. Coni: “Noi ci siamo”. Una legge sull’educazione e la cultura sportiva, per tutelare il percorso formativo dei giovani atleti e riconoscere le professioni relative alle attività motorie e sportive. È la proposta di un largo schieramento di deputati che hanno sottoscritto la proposta presentata oggi alla Camera da Daniela Sbrollini, delegata nazionale del Pd, con il presidente della Figc Carlo Tavecchio, il capogruppo del Pd Ettore Rosato, il vicecapogruppo di Sc Bruno Molea.

Centosessanta parlamentari hanno firmato la proposta, in rappresentanza di tutti i gruppi, esclusi i Cinque stelle. “È un passaggio verso una legge compiuta sullo sport – spiega Sbrollini – la consegneremo alle aule parlamentari, ma anche al governo nell’attesa che venga assegnata la delega allo sport”.

Si tratta di un progetto di legge, prima firmataria, la PD Sbrollini:

“Disposizioni per la promozione dell’educazione motoria e della cultura sportiva, per il sostegno del percorso formativo degli studenti atleti e per il riconoscimento delle professioni relative alle attività motorie e sportive”.

Vista la poca informazione che c’è fra i colleghi e nelle nostre associazioni professionali, sempre poco frequentate dagli insegnanti di educazione fisica, che cosa ci possiamo aspettare? Se la cultura istituzionale è questa e noi siamo pressoché assenti e/o poco al servizio del nostro ruolo professionale, possiamo dire addio all’educazione fisica italiana.

Autore dell'articolo: Amministratore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *