Perché Tsipras ha fatto il bis. Parla Deliolanes

Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia
Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia
di Sveva Biocca

Il partito del premier vince le elezioni, le quinte in sei anni, distaccando gli avversarsi ben oltre quanto si aspettavano stampa e politica (seppur il tasso di astensionismo sia stato molto alto). E a quanto pare aveva ragione il giornalista e saggista Dimitri Deliolanes quando, appena un mese fa, affermava che la popolarità di Tsipras, anche dopo le sue dimissioni, non sarebbe stata intaccata.

Ma chi ha votato Syriza? Cosa pensava chi non è andato a votare? Che cosa dovrà affrontare adesso la Grecia? Ecco le risposte di Deliolanes, ex corrispondente per il canale televisivo greco Ert in Italia e osservatore delle cose politiche (e non solo) di Atene, che sferza un po’ i giornalisti italiani…

In Italia si è scritto che la minoranza scissionista a vocazione Varoufakis esce sconfitta dal voto greco e Syriza acquista una centralità nel suo paese senza la parte sinistra di Syriza

È una cosa demenziale. Queste analogie forzate non le sopporto. Ma Tsipras quindi per loro dovrebbe essere Renzi e Lafazanis (capo minoranza Syriza ora leader di “Unità popolare”) dovrebbe essere Bersani?

Per loro chi?

Per i giornalisti italiani: hanno seria difficoltà a capire e interpretare cosa succede in Grecia. Oppure sovente è frutto di un pensiero fortemente provinciale.

È vero che in Grecia l’informazione è schierata con Tsipras?

Assolutamente no. La tv pubblica è neutrale. La stampa, in mano a cinque grossi privati, tutta ostile eccetto che per il quotidiano di Syriza e per quello tenuto in mano da una cooperativa di giornalisti che giro attorno alle 70.000 copie. Le faccio un esempio: prima delle elezioni tutti parlavano di un testa a testa quando invece il distacco era certo fosse almeno del 4%. Guardi i risultati, le sembra una stampa schierata?

Distacco di più di 7 punti percentuali. Ma è stata una vittoria di Tsipras o una sconfitta di Nuova Democrazia.

Sicuramente la prima. Tsipras in tre-quattro anni è riuscito a uscire dalla gabbia dell’estrema sinistra prima confinata al 3-4%. Ha conquistato voti più moderati, a volte anche di destra e ora è quella sinistra estrema che prova a inseguirlo per inerzia.

Quali sono stati i “flussi elettorali” nel voto?

Sicuramente nelle elezioni di gennaio i conservatori si erano spostati verso Syriza perché l’allora leader di Nuova Democrazia, Antōnīs Samaras, era un estremista. In queste elezioni alcuni di sono tornati verso un voto moderato, scegliendo Meimarakis, una piccola parte verso Unità Popolare e molti hanno scelto l’astensione.

Un greco su due infatti ha scelto di restare a casa. Perché?

L’astensionismo è dovuto alla delusione. Alcuni elettori hanno una visione molto “passatista” della sinistra. Per mezzo secolo la sinistra in Grecia è stata solo quella comunista; fino agli anni ’80 non ne esisteva una riformista, moderata o anche anarchica ma c’era solo quella stalinista. Chi crede ancora in quella sinistra non crede nei compromessi e nel dialogo. Per questo sono delusi.

Ma la scelta degli elettori non è stata dettata anche dal fatto che le misure di austerità saranno valide proprio immediatamente dopo il voto?

Sì, questa è stata un’operazione valida da parte di Tsipras. Ma era l’unica maniera per far passare le misure in Parlamento senza restare in balia dei dissidenti. La situazione è molto più complessa di quella che viene descritta in Italia, ad esempio dal Corriere della Sera. Il terzo memorandum firmato a luglio è inapplicabile. Ad ottobre si dovrà pensare seriamente ad un via d’uscita dal memorandum, perché questo non funziona.

Qualche mese fa lei aveva parlato di “spazi negli interstizi del memorandum”. Dove si trovano?

Nella politica interna, come nella riforma della pubblica amministrazione e della politica fiscale. Qui i diktat europei possono fare poco. Bisogna far pagare chi non ha pagato, l’austerità deve essere ben distribuita.

E Varoufakis, che fine farà?

Varoufakis attrae i media perché è una bestia nella comunicazione della sua immagine. È un grande economista, ma è stato prestato alla politica e lui lo sa. Ad esempio a queste elezioni non si è voluto candidare. La sua carriera tornerà ad essere quella accademica.

Ultima domanda: le vacanze di Tsipras dal famoso armatore greco Martinos, come sono state prese dall’opinione pubblica greca?

La notizia non è vera! La figlia di Martinos, tra l’altro, era candidata nella lista di Nuova Democrazia. Un giro in un canotto gonfiabile è diventato una giornata lussuosa su uno yacht. Come quando hanno detto che il figlio minore di Tsipras andava in un asilo privato, falso anche questo.

Questo articolo è stato pubblicato su Formiche.net il 21 settembre 2015

Autore dell'articolo: Amministratore

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