Assemblea Lip: manifestiamo per la scuola pubblica

La buona scuola che non vogliamo
La buona scuola che non vogliamo
di Silvia R. Lolli

La due giorni di incontri sulla scuola organizzata a Bologna dalla Lip (Legge di Iniziativa Popolare) il 5 e 6 settembre ha visto la partecipazione di parlamentari, sindacati scuola, Comitati Lip arrivati da tutta Italia e altri cittadini, docenti, studenti e genitori. Al termine di prese di posizioni e discussioni sulla possibilità di aprire una stagione referendaria ampia, si è giunti alla stesura di un documento finale con più obiettivi: referendum, revisione della Lip, organizzazione di manifestazioni contro questa buona scuola.

Una due giorni che non ha avuto alcuna pausa, perché sabato sera la maggior parte dei partecipanti ha potuto continuare le discussioni durante la cena preparata, nella sede del Tpo, dai giovani del gruppo Lambis. I lavori di sabato sono partiti dal documento finale approvato nell’assemblea del 12 luglio nella quale ormai si prevedeva un’imminente pubblicazione della legge sulla G.U. Da lì la decisione di incontrarsi subito dopo agosto con il mandato di verificare le azioni democratiche da intraprendere per far fronte alla grave situazione della scuola, prima di tutto il referendum.

Dunque una delibera dell’assemblea di luglio chiara:

“convocare un secondo incontro nazionale domenica 6 settembre a Bologna per valutare concretamente se indire un referendum abrogativo, i suoi contenuti, i tempi e i modi per procedere e per decidere unitariamente quali proposte di mobilitazione condividere nel nuovo anno scolastico”.


Domenica 6 settembre, i lavori assembleari in cui è stato stilato un documento conclusivo condiviso da un numero alto di gruppi politici e sindacali, oltre che dai comitati Lip e dai cittadini partecipanti, sono stati preceduti, il giorno dai lavori dei comitati di tutta Italia.
La partecipazione di domenica è stata alta, con una sala sempre piena nonostante il dibattito e le deliberazioni siano proseguite per molte ore: i partecipanti sono stati 350 più altri, stimati in 50, via web; solo domenica gli interventi assembleari sono stati 68, seguiti dai tanti interventi che hanno dato lettura delle mozioni da presentare ed approvare per il documento finale.

Nonostante tutte le difficoltà attuali e le conflittualità emerse al momento dell’intervento del parlamentare PD D’Attorre fra la maggioranza dell’assemblea ed un esiguo numero di partecipanti che hanno espresso la loro intolleranza, entrambe le assemblee hanno messo in luce la forte capacità democratica che tutti i presenti, ed in particolare il tavolo della presidenza, hanno saputo mantenere nel corso di tutti i lavori.
Probabilmente questo episodio, che purtroppo ormai sta diventando una consuetudine e la fotocopia delle assemblee nel Parlamento, potrà verificarsi sempre più spesso quando si parlerà di scuola e si dovrà, per esempio nei collegi docenti, già applicare questa legge nefasta.

È una situazione che metterà a dura prova i docenti che credono ancora nella scuola, così come l’ha disegnata la Costituzione: laica, statale che crea cittadini con pari dignità sociale, economica e politica. Tutti i partecipanti hanno dimostrato un’alta capacità democratica, oltre che competenza ed una forte consapevolezza della responsabilità che dovranno mettere in campo fin dai primi giorni di scuola.

Il documento finale, approvato appunto con un ampio ascolto di tutte le componenti assembleari, cioè anche di quelle che, forse più minoritarie, si sono iscritte solo nell’ultima parte della giornata, sarà pubblicato nei prossimi giorni, proprio perché le votazioni degli emendamenti hanno fatto slittare la chiusura dei lavori ben oltre il tempo consentito dall’utilizzo della sala.

In attesa della pubblicazione del documento anche su questo sito, possiamo riassumere i punti salienti della delibera finale. Si dà mandato ad una commissione, composta da costituzionalisti (il Prof. Villone intervenuto in assemblea ha dato già la sua disponibilità) e da esperti in diritto scolastico di individuare i commi che potranno essere impugnati da un ricorso costituzionale; si rende necessario questo esame attento perché i quesiti referendari dovranno essere innanzi tutto dichiarati ammissibili e legittimi, inoltre si dovrà trovare una formulazione semplice e chiara. La L. 107 è non costituzionale in alcuni commi, ma alcuni per alcuni di questi sembra non si possa invocare il referendum costituzionale per esempio perché si tratta di materie di ambito tributario.

La complessità della stesura di questa legge, come da tempo di altre, non è dunque causale e da attribuire solo all’ignoranza, bensì alla forte consapevolezza politica di molti parlamentari che l’hanno voluta e votata. I parlamentari presenti, che hanno cercato di fermarne l’approvazione (Bocchino e Campanella ex 5 stelle ora nel gruppo misto parlamentare e dell’Altra Europa, Mussini ex 5 stelle, Montevecchi senatrice e Gallo deputato 5 stelle, Stefano Fassina da poco uscito dal PD, D’Attorre ancora PD ma che ha votato contro l’approvazione di questa legge) hanno promesso di fare mozioni in Parlamento, allo scopo di fermare temporaneamente l’attuazione di parti della legge che non necessitano di decreti attuativi e di vigilare sulla scrittura di questi decreti, visto che per molti il Parlamento dovrà esprimere pareri. In questo modo gli insegnanti sperano di essere facilitati a far slittare l’approvazione del Piano di Offerta Triennale al prossimo anno e soprattutto l’elezione del Comitato di Valutazione che deve valutare il merito alla richiesta espressa dai docenti stessi.

Intanto si è deciso di far pressione sui consigli regionali che possono sollevare entro il 13 settembre la questione incostituzionalità della legge. Per ora hanno votato a favore i consigli regionali di Puglia e Veneto, anche se non hanno ancora predisposto alcun documento formale a questo fine. Infine si è deciso di fare un fronte comune e sostenere tutte le forme di manifestazione che sono programmate dagli studenti e, per ora, da alcune sigle sindacali.

Ci preme mettere in luce, oltre agli interventi iniziali del rappresentante del comitato referendario Acqua Bene Comune, del circolo di Bologna di Libertà&Giustizia in rappresentanza dell’associazione nazionale e della Fiom, tutti preoccupati per le varie leggi approvate o in via di approvazione in questi mesi all’ombra di una evidente incostituzionalità (legge di riforma costituzionale e Italicum per esempio), c’è stato l’intervento dell’avvocato Berretti che ha riassunto una lettera aperta di Imposimato nella quale si individuano ben 7 quesiti referendari sulla L. 107 per poter contrastare l’incostituzionalità della stessa. Un altro contributo degno di nota ci è sembrato il Manifesto dei 500 approvato pochi giorni fa a Torino e comunicato dal Dirigente Scolastico Lorenzo Varaldo.

Altri gruppi politici non in Parlamento hanno fatto interventi, oltre alle tante associazioni di precari, studenti, genitori; sono state le rappresentanti di Azione civile e di Possibile. Molte dunque le istanze politiche che non trovano più visibilità nelle istituzioni (ancora democratiche?) e certamente in questo momento non può che far bene alla Resistenza che si dovrà organizzare per la scuola italiana. Una scuola che è stata presa ad esempio in molte altre parti del mondo e che ha tenuto alti i valori etici e culturali e meno quelli economici, andando tra l’altro contro corrente al disfacimento istituzionale che la politica ha imposto negli ultimi vent’anni, si è fatto di tutto per ucciderla.

Le assemblee di sabato e di domenica, organizzate dalla Lip, hanno per fortuna dimostrato che i docenti e gli studenti non si trovano da soli a dover affrontare nei prossimi due mesi una quotidianità più impegnativa se non si vuole lasciare indifesa la scuola della Repubblica. Per ora sono loro vicini le componenti della scuola e della società presenti a Bologna il 5 e 6 settembre, ma con l’allargamento della tensione politica che da qui è certamente partita, si farà di tutto per ampliare l’informazione, cioè si farà una controinformazione capillare.

La stagione è appena cominciata, speriamo che non sia troppo lunga; mentre si rivisita la Lip del 2005 e si studiano i quesiti referendari speriamo che si possa avere un’altra soluzione più immediata, così da rendere superfluo tutto questo lavoro e salvare la scuola della Repubblica e della Costituzione. Intanto cominciamo con la notte bianca della scuola il 23 settembre e a seguire una manifestazione nazionale che speriamo sia concomitante con quella del 9 ottobre proposta da alcune associazioni di studenti.

Autore dell'articolo: Amministratore

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